Le staminali donate da una 19enne hanno salvato una vita oltreoceano

Il contenitore con la preziosa raccolta di cellule effettuata a Piacenza è volato nel continente americano per il trapianto

Simona Segalini
Simona Segalini
|3 ore fa
Le staminali donate da una 19enne hanno salvato una vita oltreoceano
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Una vita tutta racchiusa dentro un contenitore. Donato da una giovanissima piacentina - 19 anni e nessun altro particolare - il prezioso carico di cellule staminali ha viaggiato molto lontano (non sappiamo con quale precisa destinazione scritta nel piano di viaggio per il dovuto riserbo che accompagna la notizia) ma sicuramente oltreoceano, nel vastissimo continente americano, e è stato trapiantato a una persona in pericolo di vita. Un (o una) paziente affetto da una grave malattia del sangue - vedi la leucemia - per la cui salvezza era indispensabile trovare un donatore compatibile di midollo osseo o di cellule staminali, che adesso dopo averle ricevute grazie al trapianto ha ricominciato a sperare.
Questo donatore virtuale e non consanguineo c’era, uno su 100mila. Anzi, forse l’unico al mondo era a Piacenza, di sicuro era il più idoneo. Dopo l’Sos lanciato dal Registro internazionale donatori, tramite i raffronti con i registri nazionali e provinciali, quell’unica persona compatibile è stata individuata a Piacenza: il match è avvenuto con una giovanissima, 19 anni, iscritta da poco al Registro donatori, che quando è giunta la chiamata per donare non si è tirata indietro ma ha tenuto fede all’impegno manifestato all’atto dell’iscrizione. Di lì è scattata una corsa contro il tempo: entro un mese al massimo il trapianto deve essere concluso, e chi governa le procedure ha in mano non una ma due vite, quella del paziente e quella del donatore, che pure deve presentarsi nelle migliori condizioni di salute.
Così è stato anche questa volta, all’Ausl di Piacenza. Le cellule staminali prelevate dalla ragazza sono state raccolte all’ospedale Guglielmo da Saliceto, al Centro trasfusionale dell’Ausl diretto da Lorella Torretta e trattate da Angela Rossi, direttrice della Biologia Trapianti. Il gioco di squadra ha fatto sì che le staminali giungessero a destinazione integre, e lì è stato effettuato il trapianto sul paziente in attesa.