Lunedì l'ospedale di Bobbio sarà intitolato al dottor Colombetti

Alle 10 saranno inaugurati nuovi spazi, presente anche la Regione, l'Ausl e le autorità. Il reparto di Medicina sarà dedicato invece all'ex primario Vergani

Redazione Online
|2 ore fa
Il dottor Giuseppe Colombetti, "il medico che reinventò l'ospedale di Bobbio"
Il dottor Giuseppe Colombetti, "il medico che reinventò l'ospedale di Bobbio"
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Lunedi si scoprirà la targa, con il sindaco Roberto Pasquali, lo stato maggiore dell’Ausl e il presidente della Regione Michele de Pascale: un riconoscimento postumo all’uomo «che reinventò l’ospedale di Bobbio»,  come racconta Mario Zerbarini detto Malli nel memoir pubblicato dalle edizioni Pontegobbo. E forse molti giovani si chiederanno chi era il dottor Giuseppe Colombetti, il medico che quell’ospedale lo ha difeso, puntellato, ricostruito, trasformato in un’efficiente presidio della Valtrebbia. Sono passati 27 anni dalla sua scomparsa e sessant’anni da quando si presentò in quella che era poco più di una infermeria con due cameroni, affidata a un medico condotto, più simile a un cronicario che a un ospedale.
Ci voleva un idealista pragmatico e coraggioso per accettare un incarico  che avrebbe scoraggiato chiunque: ma non un medico come lui, candidato a un posto al Policlinico di Pavia, lunga esperienza con la Croce Rossa in Africa a impiantar ospedali nel Congo belga, stimato dall’Onu e invitato a dirigere altre chirurgie nel resto del mondo. Accettò l’incarico per non  adagiarsi all’esterofilia e per amore del territorio, affascinato dall’idea di creare un presidio sanitario nella Valle, a 40 chilometri da Piacenza e 93 da Genova.
Iniziò la sua avventura senza assistenti e senza anestesista, superando rischi e difficoltà, dedicandosi alla creazione di reparti indispensabili per un ospedale, la chirurgia, la radiologia, la traumatologia, la medicina  e un orgoglioso punto nascita, per evitare i rischi di un viaggio sulla statale 45 alle partorienti. Per 25 anni, dal 1966 al 1992, l’ospedale è stato la sua casa. Giorno e notte. Si sapeva che il dottor Colombetti c’era sempre, e su di lui si poteva contare. Lunedi in quell’ospedale ci torna, con una targa che testimonia l’affetto di una comunità e il riconoscimento per una battaglia vinta: la difesa di un ospedale indispensabile per la Valle. Non è un caso questa dedica. Per i più giovani è un invito a conoscere una storia di  buona sanità, di resistenza e di coraggio; per gli anziani è una memoria da condividere: quella della comunità bobbiese e della valle, che non si è mai rassegnata a perdere quello che con tanta fatica è stato reinventato dall’uomo che da lunedi lo rappresenta: l’ospedale Colombetti di Bobbio.
L'appuntamento è previsto alle 10 nella sede di via Garibaldi 3 quando è fissata la presentazione degli spazi riqualificati della Radiologia e del Centro di assistenza e urgenza (Cau) dell’ospedale di Bobbio. «I nuovi spazi, già operativi dallo scorso giugno, rappresentano un importante miglioramento per cittadini e professionisti: ambienti completamente rinnovati, più facilmente raggiungibili e progettati per rendere più semplice e confortevole l'accesso ai servizi», dice l'Ausl in una nota. 
L’iniziativa sarà dedicata anche al dottor Franco Vergani, cui sarà dedicato il reparto di Medicina e Lungodegenza.  Vergani aveva assunto la direzione del reparto dal 1968, portandola avanti per ventisei anni. La sua fu una testimonianza di devozione alla missione fino alla morte, avvenuta nel 2014. A raccontare con quale orgoglio Vergani indossasse il camice bianco ci aveva pensato, tra le tante testimonianze, don Guido Migliavacca: «Una signora di Bobbio stava morendo, mi chiamarono le suore perché aiutassi questa buona mamma nel viaggio verso Dio. Era notte fonda, era questione di ore. Vidi entrare il dottor Vergani con una boccia di sangue per la trasfusione. Anche al figlio sembrò un sacrificio inutile. Ma Vergani accennò un sorriso: "Io e la madre superiora abbiamo lo stesso gruppo sanguigno della paziente. E noi medici abbiamo il dovere di prolungare il più possibile e con ogni mezzo la vita di una persona"».