Mercalli: «Non giochiamo col clima, vince lui. A Calendasco vedo la pianura, a Castello no
Il climatologo al festival Transitare: «Servono piccoli bacini contro la siccità. L'affondo sul consumo di suolo causato dalla logistica»
Cristian Brusamonti
|2 ore fa

Il climatologo Luca Mercalli e la giornalista Antonella Lenti - © Libertà/Cristian Brusamonti
«Davanti al cambiamento climatico, l’uomo continua a far finta di niente. E se davanti ad un errore non si vuole trovare rimedio o correggere la rotta, allora la questione smette di essere scientifica e diventa puramente etica. Ma dobbiamo stare attenti a giocare con il clima: alla fine, vince sempre lui». Il climatologo Luca Mercalli non ama eufemismi né indorare pillole ma schiaffeggia il suo uditorio con la chiarezza inequivocabile dei dati scientifici: il mondo ha la febbre ma gli interessi di pochi sembrano prevalere sui 45mila morti “di clima” soltanto quest’anno in Europa. Lo ha detto chiaro e forte, ieri a Calendasco, nel corso del festival Transitare al castello medievale: per oltre due ore, più di duecento persone hanno affollato il cortile del maniero per ascoltare la conferenza del popolare divulgatore, che è anche direttore scientifico della Osservatorio meteorologico del Collegio Alberoni di Piacenza.
Spronato dalla giornalista Antonella Lenti, Mercalli ha lasciato da parte il suo papillon d’ordinanza - proprio a causa della giornata ancora marcatamente estiva - e si è dedicato con pazienza a smontare miti e fake news sul clima, a mostrare con chiarezza ciò che tutti dovrebbero già dare per scontato. Prima di tutto, la lotta ai negazionismi, di chi dice che il clima è sempre cambiato. «Verissimo, ma in questo periodo non ci sono attività solari o altre elementi naturali che giustifichino l’aumento della temperatura del pianeta» chiarisce. «Per esclusione, la causa sono i 6.500 chili di anidride carbonica che ogni anno produciamo noi italiani, da sommare al restio del mondo. Qualcuno nega il cambiamento climatico solo per togliersi una responsabilità, ma il problema rimane: come un diabetico che non vuole assumere l’insulina, ne può pagare solo le conseguenze. Cambiare stili di vita, evitare di prendere l’aereo, mangiare meno carne, rendere efficienti le proprie case o posizionare pannelli solari non dovrebbero essere cose impopolari: vorrebbe dire salvarsi la vita. E invece, ora, stiamo andando al contrario, preferendo dare credito, per comodità un’opinione ascoltata al bar rispetto a quella del premio Nobel Giorgio Parisi».

Secondo Mercalli, viviamo in un’epoca in cui c’è sovrabbondanza di dati, in qualsiasi campo. «La verità sui cambiamenti climatici è evidente da moltissimo tempo, già da cent’anni fa» aggiunge. «Al mondo, solo l’Europa ha una certa sensibilità climatica mentre gli Stati Uniti stanno ritornando al carbone». Ma si è parlato anche di logistica “mangia-suolo” («finalmente qui a Calendasco ho visto un pezzetto di pianura padana, cosa impossibile al polo di Castelsangiovanni»), di migrazioni climatiche («i primi a dover fuggire saranno i veneti, per l’aumento del livello dei mari») e pure di dighe. «Quest’anno ci hanno salvato ma le piogge saranno sempre meno» aggiunge. «Serve realizzare piccoli bacini nelle zone collinari. L’estate del 2022 era stata la più siccitosa da inizio Ottocento e soltanto quattro anni dopo abbiamo sfiorato nuovamente quel record: questa sarà la tendenza futura, dobbiamo prepararci al peggio».

