Miserotti si difende: «Mai trafficato Fentanyl»
Chiedono l'assoluzione i difensori del piacentino accusato di traffico di stupefacenti e monete false, per il quale è stata chiesta una condanna a 17 anni
Ermanno Mariani
|6 mesi fa

La stamperia clandestina sequestrata a Piacenza dalla Guarda di Finanza all'epoca delle indagini
Ha parlato per oltre un’ora. Giancarlo Miserotti, il piacentino accusato di aver orchestrato un vasto traffico internazionale di stupefacenti e monete false, ha scelto di rilasciare dichiarazioni spontanee davanti al giudice, dichiarandosi totalmente estraneo alle accuse: «Non ho partecipato al traffico internazionale di Fentanyl, non ho contraffatto o speso monete false, non ho riciclato attraverso i bitcoin. Sono innocente».
L’imputato ha anche depositato un memoriale, destinato a chi dovrà giudicarlo, nel quale ricostruisce la sua versione dei fatti. Una difesa articolata, che ha cercato di smontare punto per punto l’impianto accusatorio.
Miserotti - secondo la procura - sarebbe invece una «mente criminale» capace di muoversi con abilità su più fronti, dall’Europa all’Asia, passando per gli Stati Uniti. È stato arrestato alla fine del 2023 nell’ambito dell’operazione “Painkiller”, condotta dalla Guardia di Finanza in collaborazione con la DEA americana (Drug Enforcement Administration) e la Direzione centrale antidroga (DCSA).
Secondo le indagini, gestiva un traffico di Fentanyl, oppioide sintetico tra i più potenti al mondo, movimentando oltre 100.000 dosi tra la Cina e gli Stati Uniti. La base operativa – per gli investigatori – era proprio a Piacenza. Da qui Miserotti avrebbe coordinato i contatti con fornitori asiatici e acquirenti americani. Ma non solo.
Parallelamente, sempre secondo l’accusa, avrebbe messo in piedi un laboratorio clandestino all’interno della sua abitazione, attrezzato con torni, presse e fornaci per la produzione di monete false: in particolare pezzi da 2 euro e 5 franchi svizzeri. Si sarebbe rifornito di leghe metalliche - comprese quelle impiegate per i fiorini ungheresi - per imitare alla perfezione le monete originali.
Nel corso dell’udienza precedente, tenutasi a fine giugno, il pubblico ministero Matteo Centini aveva chiesto una condanna a 17 anni di reclusione e una multa di 130 mila euro. La pena è già ridotta di un terzo, in quanto il procedimento si svolge con rito abbreviato, a porte chiuse.
Ieri, al termine delle rispettive arringhe, gli avvocati difensori Raffaella Sozzi e Stefano Sarchi hanno chiesto l’assoluzione per il loro assistito, sottolineando l’assenza di prove dirette e la complessità delle accuse, che secondo la difesa sarebbero più suggestive che fondate.
Il processo è stato rinviato a settembre: sarà in quell’occasione che il giudice pronuncerà la sentenza. La vicenda, che ha attirato l’interesse anche degli investigatori americani, si avvia così verso la sua fase finale.
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