Piacenza, i bunker e la guerra dei droni. «Tornano di moda i rifugi di 80 anni fa»
Foppiani, l’ingegnere che ha realizzato gli hangar per i Tornado: «In città ci sono strutture che possono essere ripristinate»

Federico Frighi
|2 ore fa

A Piacenza non esiste un luogo pubblico sicuro al cento per cento in caso di attacco aereo missilistico. Diverso il caso di un’offensiva portata con droni armati. In tale situazione potrebbero tornare utili anche i vecchi rifugi antiaereo realizzati più di ottanta anni fa in occasione del Secondo Conflitto Mondiale. Naturalmente riadattati. A pensarla così è l’ingegnere è piacentino Sergio Foppiani. Lo avevamo sentito nel 2022 in occasione dell’invasione russa in Ucraina e dei successivi bombardamenti. Oggi lo ricontattiamo con ancora negli occhi il terrore dei piacentini in fuga dagli Emirati Arabi coinvolti nella guerra in Iran.
Recentemente a Milano hanno riadattato a bunker il caveau di una banca nei sotterranei di un palazzo del centro. A Piacenza? «Oggi come oggi i bunker, come vengono chiamati i rifugi antiaereo, possono risultare utili contro armi come i droni - conferma - diversamente dalle testate nucleari, contro le quali è quasi impossibile difendersi, a meno che non si costruisca una struttura a 200 metri sotto terra nel cuore di una montagna».


