"Contante no, contante sì". Confesercenti affronta il tema dei pagamenti
Redazione Online
|2 anni fa


“Contante no, contante sì”. E’ l’inizio di un comunicato stampa di Confesercenti con una disamina sull’uso del contante e moneta elettronica nelle transazioni commerciali.
Ecco il testo del comunicato.
Contante no, contante sì. Dopo il tetto al cash, l’obbligo di POS e il rilancio della lotteria dello scontrino, ora si pensa a rendere possibile prelevare contanti nei negozi. Un riconoscimento dell’impossibilità di eliminare banconote e monete, ma anche l’ennesimo provvedimento contraddittorio sui pagamenti, fronte su cui negli ultimi dieci anni si sono moltiplicati interventi e incertezze, mentre l’accordo per tagliare le commissioni POS per i piccoli esercenti non ha ancora prodotto risultati.
“Dalla crisi del debito in poi – interviene Fabrizio Samuelli, Direttore di Confesercenti Piacenza – la questione dell’uso del contante ha assunto una rilevanza sempre più marcata. Le transazioni cash, viste ingiustamente come indizio se non sintomo di infedeltà fiscale, sono state limitate e scoraggiate. Prima l’introduzione di un tetto ai contanti, cambiato già più volte. Poi le misure a favore della moneta elettronica, dai grandi investimenti del cashback (che non ha prodotto i risultati sperati) alla raccolta punti della lotteria dello scontrino, che dovrebbe ripartire a breve, in forma istantanea, solo per chi paga con carta. Ma anche obblighi e sanzioni per imporre l’accettazione di pagamenti con carte e bancomat, senza considerare i costi sostenuti dagli esercenti”.
Unica mano tesa, la previsione – con la legge di bilancio dello scorso anno – di imporre agli istituti di ridurre le commissioni pagate dalle piccole imprese su carte e bancomat, che costano circa 5 miliardi di euro l’anno. E pesano soprattutto sulle attività di minori dimensioni, che in Italia sono la maggioranza: quelle con fatturato annuale inferiore ai 400mila euro sono 2,5 milioni, oltre la metà del totale delle imprese. Per arrivare al taglio si è costituito un tavolo presso il MEF, che ha visto lavorare rappresentanti delle imprese, delle banche e degli intermediari per arrivare ad un accordo per mitigare i costi della moneta elettronica. “Un accordo – prosegue Samuelli – che però non ha ancora generato riduzioni apprezzabili delle commissioni. Non raggiunto neanche l’obiettivo della trasparenza, rendendo chiare ed esplicite le condizioni applicate da banche e intermediari. La comparazione fra le offerte, pubblicata sul CNEL, è una babele in cui è impossibile districarsi se non affidandosi a un esperto. E le migliori condizioni non sono applicate d’ufficio dalle banche: sono le imprese a dover presentare istanza. Un sistema che a nostro avviso non funziona: chiederemo revisioni e verifiche dell’efficacia del protocollo”.
Ora, nella legge di bilancio di quest’anno, si prevede di far diventare negozianti, tabaccai e giornalai veri e propri ‘bancomat’ per prelevare, tramite POS, fino a 250 euro in contanti. Un intervento ancora da capire, il cui obiettivo sarebbe evitare che i consumatori dei piccoli comuni non serviti da istituti bancari accumulino troppo contante presso le proprie abitazioni. “Per questo – conclude Samuelli – si chiede ai commercianti da un lato di sostituire le banche – che nel frattempo chiudono i propri ATM improduttivi – ed erogare contanti, dall’altro di scoraggiare l’uso del cash. Una evidente contraddizione ed un’idea di difficile applicazione: il commerciante, per erogare contanti, dovrebbe infatti detenere disponibilità di liquido congrue, con tutti i rischi che ne derivano. Per una commissione prevedibilmente non superiore a un euro, forse il gioco non vale la candela”.
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