Istituto italiano imballaggio, passaggio di testimone tra Cavanna e Fazio
Redazione Online
|3 anni fa

Sull’involucro c’è scritto plastica. Ma non di sola plastica è fatto un sacchetto del caffè o un pacchetto di patatine. “Ci sono dai tre ai cinque strati in una busta del caffè – spiega Anna Paola Cavanna, imprenditrice cresciuta a pane e packaging – lo strato esterno idoneo per la stampa, uno strato di alluminio che deve riparare dalla luce e uno strato plastico idoneo per il contatto con l’alimentazione. E lo stesso vale per i pacchetti in cui si conservano i salumi: non sono solo di plastica”.
Il segreto mondo del packaging, alimentare o no, rivela sorprese: ogni anno sono circa 8mila gli imballaggi che ognuno di noi si trova fra le mani. E di cui sa davvero pochissimo, a cominciare dal lavoro inesausto del settore per andare verso una direzione: la sostenibilità. “Però quella si paga, ha un costo” specifica Cavanna: lo sa bene l’imprenditrice che l’altro ieri ha ceduto, dopo due mandati, la presidenza dell’Istituto italiano Imballaggio ad Alessandra Fazio, imprenditrice di Nestlè Italia, durante il congresso svoltosi a Venezia. L’impegno e l’interesse di Cavanna per il packaging sostenibile ha infatti radici lontane: “Ho iniziato a occuparmene nel 2017, parlando di economia circolare nel convegno sul packaging organizzato con Confapi Industria Piacenza – spiega – da allora molte aziende hanno iniziato a ragionare su ricerca e sviluppo, sperimentando materiali nuovi nell’imballaggio come i bio polimeri, le materie compostabili o, nel settore degli imballaggi flessibili, quelle con la stessa composizione chimica capaci di garantire la sicurezza del prodotto e del consumatore. Alla fine del resto l’obiettivo del packaging è questo: la sicurezza non deve essere messa in dubbio, neppure in nome della sostenibilità”.
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