Prezzi delle verdure alle stelle: +17% in quattro anni

Fra cetrioli, rape bianche e pomodori (fuori stagione), spiccano due cassette desolatamente vuote

Elisabetta Paraboschi
|1 ora fa
Prezzi delle verdure alle stelle: +17% in quattro anni
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Fra cetrioli, rape bianche e pomodori (fuori stagione), spiccano due cassette desolatamente vuote. «A causa del maltempo al sud Italia le zucchine non ci sono state consegnate. Ci scusiamo con la clientela per il disguido» spiega un cartello giallo apposto sopra. Le poche zucchine rimaste probabilmente dal giorno prima sfiorano i tre euro al chilo. Abitualmente potrebbero costare poco più della metà. È accaduto ieri in un supermercato di Piacenza con disappunto di diversi clienti: del resto vedere gli scaffali vuoti al supermercato riporta alla mente scenari bellici o pandemici, in entrambi i casi i ricordi sono poco piacevoli.
A destare più di un fastidio però è anche l’aumento dei prezzi: negli ultimi giorni se ne è parlato perché secondo l’Istat tra il 2021 e il 2025 l’indice complessivo dei prezzi al consumo è aumentato del 17,1%, mentre il carrello della spesa ha registrato un incremento del 24%, con un divario di 7 punti percentuali che ha spinto l’Antitrust ad avviare un’indagine sui listini alimentari e sul ruolo svolto dalla grande distribuzione organizzata lungo la filiera agroalimentare. Ma non tutti i rincari hanno le stesse cause: lo sottolinea anche Paolo Sckokai, direttore del Dipartimento di Economia agro-alimentare della facoltà di Scienze agrarie alimentari e ambientali dell’Università Cattolica di Piacenza.
«Spesso quando si parla di aumento dei prezzi si prende in esame il cambiamento climatico, ma non è l’unica causa – spiega – quando si verifica ad esempio un blocco dei trasporti o magari uno sciopero o una grande nevicata, i camion si fermano e l’approvvigionamento dei prodotti freschi si azzera: in questo caso ciò che rimane subisce un fortissimo aumento, magari il prezzo raddoppia ma nessuno se ne meraviglia troppo. È un problema che può presentarsi».
C’è poi il problema legato agli eventi climatici che incidono sulle rese delle colture e sulla loro disponibilità: «Siamo diventati molto bravi a controllare da un punto di vista tecnologico tutti gli aspetti della coltivazione – fa presente il professore – ma nonostante questo le rese variano da un anno all’altro in misura molto forte, del 10 o del 15 per cento, proprio perché tanti aspetti del clima non sono controllabili».
Per quanto riguarda invece il cambiamento climatico, Sckokai sottolinea come «alcune colture come la vite hanno beneficiato delle medie temperature più alte, mentre altre come le ciliegie e le albicocche patiscono gli effetti delle gelate tardive che spesso si verificano». «Ma non è giusto – avverte Sckokai – collegare sempre il cambiamento climatico con aumenti dei prezzi che a volte sono legati a meccanismi ben diversi».