Salma persa al cimitero: il Comune deve versare 93.600 euro ai parenti

Alla riesumazione del corpo la figlia nega che sia del papà, fa causa e la vince. Risarciti tre familiari

Gustavo Roccella
Gustavo Roccella
|1 ora fa
Salma persa al cimitero: il Comune deve versare 93.600 euro ai parenti
1 MIN DI LETTURA
Il cimitero urbano si perde il corpo del defunto, tre parenti vincono la causa contro il Comune che deve versare 15mila euro di risarcimento a ciascuno. E’ l’esito di un contenzioso legale già assurto agli onori delle cronache e conclusosi lo scorso maggio con la sentenza del Tribunale che ha accolto le richieste delle persone offese, tre donne parenti strette del defunto.
L’uomo era stato seppellito nel 1977. Nel 2001, decorsi i tempi indicati dalla normativa, si è provveduto alla riesumazione - estumazione il termine corretto - della salma per essere trasferita nell’ossario. Occorreva, però, che il corpo fosse in condizioni di decomposizione che ancora non erano state raggiunte, ragion per cui lo si è ricollocato nella tomba. Vent’anni dopo, nel 2021, ecco la seconda estumulazione. Come da procedura, la figlia viene avvertita. Quando arriva al cimitero, a operazione di disseppelimento già avvenuta, contesta che il cranio che le viene mostrato sia quello del padre: le dimensioni non corrispondono. Scatta la denuncia in procura, ma il procedimento penale viene archiviato. Si instaura una causa civile con al centro la gestione e la custodia delle salme dei defunti. Richiesto di risponderne è in primis il Comune, che a sua volta ha chiamato in causa la società che all’epoca aveva l’appalto per la gestione dei servizi cimiteriali. In realtà, dovendosi capire a quale momento far risalire la sparizione della salma, erano due i gestori potenzialmente coinvolti: all’epoca della prima estumulazione c’era Ireti (gruppo Iren), invece alla seconda la Piacenza servizi cimiteriali srl con cui, oltretutto, il Comune era in pessimi rapporti tanto che il contratto sarebbe poi stato risolto.
«Il Tribunale ha ritenuto sussistente la violazione dei lamentati obblighi in materia cimiteriale e ha ritenuto che tale violazione sia da addebitare al Comune a titolo di “responsabilità da contatto sociale”», condannandolo a «risarcire il danno cagionato dall’operazione cimiteriale riguardante» il defunto, «riconoscendo ai suoi (tre) familiari a tale titolo 15mila euro (ciascuno), oltre interessi legali».
E’ quanto si legge nella relazione degli uffici comunali allegata alla delibera che stanzia a bilancio la somma per la copertura del risarcimento: oltre al citato danno per complessivi 45mila euro, ci sono interessi legali e spese di lite varie che portano a 93.600 euro l’esborso totale, «con la precisazione che il Comune sarà manlevato dalla società di assicurazione (Itas Mutua, oggi Generali Italia, ndr) per le somme da liquidare alle attrici a titolo di risarcimento del danno». In sostanza, la metà della cifra è coperta dalle fideiussioni.
Dal Tribunale sono state invece rigettate le domande di manleva proposte dal Comune nei confronti delle società di gestione, vale a dire le richieste di attribuzione di responsabilità e quindi di rivalsa economica su di loro.