Alunni stranieri a Piacenza: «Non servono tetti, ma risorse»

Votto (Cisl) e Zavattoni (Cgil) rispondono al ministro Valditara: «in città alcuni plessi sfiorano il 60%, serve più inclusione»

Elena Caminati
|2 ore fa
Alcuni alunni della primaria Alberoni.
Alcuni alunni della primaria Alberoni.
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Un ulteriore tetto al numero degli alunni stranieri nelle classi. È l’ipotesi, per ora ancora allo studio, rilanciata dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, convinto che una presenza troppo elevata di studenti stranieri possa avere ripercussioni anche sui risultati scolastici. Un tema che a Piacenza assume contorni particolari, visto che in alcuni plessi la percentuale arriva a sfiorare il 60%.
In realtà, un limite già esiste: il 30%, introdotto nel 2010 dall’allora ministra Mariastella Gelmini con la circolare numero 2. «Quello che si legge, per ora, sono intenzioni e proclami che valuteremo quando avremo informazioni più certe – commenta Paola Votto di Cisl Scuola Parma e Piacenza –. A novembre è prevista una conferenza nazionale con esperti e organizzazioni sindacali. A nostro avviso, gli alunni neoarrivati che non conoscono la lingua vanno considerati studenti con bisogni educativi speciali (BES), per i quali è necessario un intervento didattico personalizzato». Il problema, sul territorio, è già evidente. «Alla scuola Alberoni, per esempio, si arriva a sfiorare il 60% – osserva Giovanni Zavattoni della FLC Cgil –. Cosa penserebbe di fare il ministro in realtà come queste?».
Secondo Votto, però, la concentrazione degli alunni stranieri non può essere affrontata guardando soltanto ai numeri. «Entrano in gioco problemi legati alle politiche del passato, a quelle abitative e alla creazione di periferie urbane dove si sono concentrati gli alunni stranieri, come in via Roma o in viale Dante – spiega –. Negli anni i dirigenti hanno cercato di distribuire in modo più equilibrato gli alunni neoarrivati. Con gli istituti comprensivi, per esempio, nello stesso IC 7 sono state inserite la Taverna, con una forte presenza di alunni stranieri, e la Pezzani, dove le percentuali sono invece molto basse».
Il nodo, per il sindacato, è soprattutto quello delle risorse.