A Veleia l'abbraccio con gli emigrati per i 30 anni di Piacenza nel Mondo

Premiate le tre Piacentine Benemerite Lipeti, Graviani e Soresi. Le testimonianze di chi partì per l’America

Redazione Online
|2 ore fa
Le autorità civili e religiose presenti al 30esimo Incontro provinciale di "Piacenza nel Mondo" a Veleia Romana, nel comune di Lugagnano - © Libertà/Federica Duani
Le autorità civili e religiose presenti al 30esimo Incontro provinciale di "Piacenza nel Mondo" a Veleia Romana, nel comune di Lugagnano - © Libertà/Federica Duani
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Le radici restano, anche quando la vita porta a migliaia di chilometri da casa. E per un giorno quelle dei piacentini sparsi nel mondo sono tornate a intrecciarsi a Veleia Romana, tra storie di partenze, nostalgia e ritorni. È qui che si è celebrato il trentesimo incontro provinciale delle Comunità piacentine nel mondo, culminato nella consegna dei riconoscimenti al medico Francesca Lipeti, alla giornalista Pier Francesca Graviani e alla filosofa e pianista Elena Soresi, le tre Piacentine Benemerite premiate dall’associazione Piacenza nel Mondo.
Ma quella dell’emigrazione non è soltanto una storia del passato. Durante la messa il vescovo Adriano Cevolotto ha richiamato le paure che accompagnano ogni grande scelta: «Non c’è traversata della vita senza una burrasca e servono mani affidabili, a cui ci si può aggrappare». Un pensiero rivolto anche «ai nostri ragazzi che partono e cercano un’altra riva dove immaginare un futuro».
A raccontare cosa significasse partire sono soprattutto le vite di chi lo ha fatto. Ernesto Bertuzzi arrivò bambino a New York, dove il suo primo lavoro fu costruire grattacieli, e ancora oggi torna più volte l’anno nella sua Bobbio. Gianfranco Gazzola lasciò invece Travo nel 1968: prima la ristorazione, poi l’impiego al Comune di New York. «Mi è mancata moltissimo l’Italia», racconta.
Sono solo alcune delle storie riemerse a Veleia. Altre 24 sono raccolte nel volume “Memorie e racconti di vite all’estero”, che attraversa oltre un secolo di emigrazione, mentre i canti popolari del gruppo Appenninus hanno restituito le voci di chi partiva: famiglie lasciate a casa, lettere attese, bastimenti diretti verso l’America..