A Vernasca ventennale col botto per i Bascherdeis
Tanti artisti, hobbisty e visitatori. La soddisfazione del sindaco Molinari e degli organizzatori
Federica Duani
|5 mesi fa

Mr. Dyvinetz sulla ruota di Cyr Mr. Dyvinetz sulla ruota di Cyr - © Libertà/Federica Duani
Se la street art dei murales ha una schiera di nomi da vantare (da Jean-Michel Basquiat a Banksy, passando per Keith Haring e Blu), è pressoché impossibile nominare un unico “più grande” busker. Perché sono il pubblico e la comunità, a misurarne la portata: a Vernasca quella dei Bascherdeis 2025, che sono un ritorno alle origini, soddisfa. Per la fiumana di gente, ieri pomeriggio, che fa cerchio intorno agli artisti; per il clima variopinto, per l’estro. “Busker”, il termine viene da una lingua scandinava antica, significa «preparare se stessi».

Ad organizzarlo, un festival così. Ad accoglierlo, per come va delineandosi. A spogliarsi di stereotipi: nel talk “Dalla strada al cuore. Viaggio tra cultura romanì e arte di strada” Rašid Nikolic decostruisce quelli dell’etnia Rom. In Italia ancora confinata «al campo, dove si vive senza possibilità di scegliere. Ma essere Rom è un modo di praticare l’essere famiglia: «Serve attivismo, per farci riconoscere. L’origine dei Rom è nell’India settentrionale, dove nasce una delle prime forme di arte di strada, usata per tramandare parabole». Quanta strada, ha fatto quest’arte, per essere finalmente «riconosciuta: il busking ha oggi la sua identità, è per tutti, si svolge nelle piazze accessibili a tutti e da sempre cuore pulsante di una comunità - continua Nikolic -. Siamo stati riconosciuti dal Carnevale di Venezia». In arte Nikolic è The Gipsy Marionettist, nel suo spettacolo tre gli atti principali: uno scheletro, una tigre, una danzatrice del ventre. Marionette cantastorie, quella che inscena Nikolic parte dalla Jugoslavia dei tempi di guerra e arriva fino all’Italia.

Fino a Vernasca, che ieri l’alba l’ha vista sorgere in compagnia del violoncello della venezuelana Andrea Cellolo. Bucolico, come il profumo del caffè tra spighe di grano sa essere: «Seduti intorno a me in più di trenta, assoluta pace, all’alba: mi era capitato solo un’unica altra volta nella vita, a bordo di un kayak in un lago a Maracaibo» dice Cellolo, poi suona Bach ma anche “The sound of silence”, e il silenzio fa rumore. Punti di vista si stratificano, sempre, quando il teatro è a cielo aperto forse ancor più. La Compagnia Autoportante, funamboli, ne porta uno dall’alto: «Felicità e pericolo, si sviluppa una visione periferica, da lassù si vede tutto: la strada è imprevedibile e bellissima per questo». «Danze, danze, danze sulla polvere. Polvere su cose, cose sulla polvere»: tromba, palco e ritmo gitano con Eusebio Martinelli e la Gipsy Orkestar. Musica (con i Pedarbel anche folk dialettale), colore e calore, profumi: Vernasca, di impressioni ed emozioni da conservare, ne avrà a iosa.

LA SODDISFAZIONE DEL SINDACO GIAN LUIGI MOLINARI, DELLA DIRETTRICE ARTISTICA ENRICA MENTE E DI GIAN LUCA CAVOZZI (APPENNINO CULTURA)
Vernasca, nel fine settimana, è diventata «la Macondo di cui scriverebbe Gabriel García Márquez, luogo magico in cui perdersi dolcemente», dice il sindaco Gian Luigi Molinari.
I Bascherdeis quest’anno hanno compiuto vent’anni, spontaneo un salto in avanti: «Nel 2035 immagino questo festival internazionale di artisti di strada ancor più grande, cambiato rispetto a quando lo abbiamo creato. Ciò che deve restare, a chiunque lo organizzi, sono il sorriso e l’entusiasmo: se mai andassero persi, non sarebbero più i Bascherdeis», continua Molinari. Poi ringrazia la Fondazione di Piacenza e Vigevano per il sostegno, Arci Piacenza per la partnership (che è novità assoluta e punta ad allargare i confini), tutto il “suo” paese.
Enrica Menta, per lei prima volta alla direzione artistica, si sente «molto soddisfatta: spettacoli fluenti, uno via l’altro, apprezzati e seguiti. Artisti meravigliosi, gentili e pazienti». Pro loco di Vernasca e Vernhub, sono tutti giovani, agli stand gastronomici; il gruppo dei cacciatori Fedayn è instancabile a “dirigere” il traffico, così come tutti i volontari accuratamente sparsi qua e là. «Siamo contenti, davvero, e “graziati” dal meteo. Certo che ci sono sempre cose da migliorare, ma è stata una bella edizione e il desiderio è comune: portare i Bascherdeis sempre più in alto», conclude Gian Luca Cavozzi, presidente di Appennino Cultura (associazione organizzatrice assieme al Comune di Vernasca).
I Bascherdeis quest’anno hanno compiuto vent’anni, spontaneo un salto in avanti: «Nel 2035 immagino questo festival internazionale di artisti di strada ancor più grande, cambiato rispetto a quando lo abbiamo creato. Ciò che deve restare, a chiunque lo organizzi, sono il sorriso e l’entusiasmo: se mai andassero persi, non sarebbero più i Bascherdeis», continua Molinari. Poi ringrazia la Fondazione di Piacenza e Vigevano per il sostegno, Arci Piacenza per la partnership (che è novità assoluta e punta ad allargare i confini), tutto il “suo” paese.
Enrica Menta, per lei prima volta alla direzione artistica, si sente «molto soddisfatta: spettacoli fluenti, uno via l’altro, apprezzati e seguiti. Artisti meravigliosi, gentili e pazienti». Pro loco di Vernasca e Vernhub, sono tutti giovani, agli stand gastronomici; il gruppo dei cacciatori Fedayn è instancabile a “dirigere” il traffico, così come tutti i volontari accuratamente sparsi qua e là. «Siamo contenti, davvero, e “graziati” dal meteo. Certo che ci sono sempre cose da migliorare, ma è stata una bella edizione e il desiderio è comune: portare i Bascherdeis sempre più in alto», conclude Gian Luca Cavozzi, presidente di Appennino Cultura (associazione organizzatrice assieme al Comune di Vernasca).

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