Il nuovo romanzo di Peter Cameron è tra i migliori racconti sulla malattia mentale

"Cose che succedono la notte" (Adelphi) fotografa il dolore, l'incomunicabilità e l'isolamento di chi soffre

Cecilia Pizzaghi
|1 giorno fa
Lo scrittore americano Peter Cameron
Lo scrittore americano Peter Cameron
3 MIN DI LETTURA
Un’allegra storiella di formazione familiare per riscoprire il piacere degli affetti più intimi in questi ultimi giorni di feste? Come si suol dire: not on my watch (non per chi vuole dividere una pizza con me, insomma).
Anche se è iniziato un nuovo anno, tra - si spera - gioia e calore, nulla potrà impedirmi di parlarvi di un libro talmente preso male da essere addirittura più triste del romanzo scritto dallo stesso autore dal titolo autoesplicativo “Un giorno questo dolore ti sarà utile”. Perché si dà il caso che oltre a essere molto cupo, “Cose che succedono la notte” sia anche un gran romanzo, che cela messaggi e significati praticamente dietro ogni pagina, e che credo possa essere di grande stimolo per un nuovo anno di lettura ed emozioni.
Banalità solo apparente
Una storia che, in apparenza, sembra banale e innocente: un marito e una moglie in visita in una cittadina non ben identificata, in un paese non ben identificato, per adottare un bambino. Peccato che la cittadina sia un non-luogo del grande nord, buio, gelido, innevato e praticamente disabitato. Peccato anche che l’unica cosa che sappiamo della donna senza nome sia che è malata terminale di cancro. E peccato anche che l’uomo senza nome che l’accompagna sia un bianco facoltoso giunto in questa cittadina per ottenere un neonato nonostante le circostanze (quindi illegalmente), e nonostante non sia convinto di diventare padre - non si sa se per via delle circostanze o per altri motivi.
Un lusso decadente
I due sposi dimorano quindi all’impronunciabile Borgarfjaroasysla Grand Imperial Hotel, l’unico pseudo centro abitato della città: lussuoso, ma al tempo stesso decadente, vivido, inquietante e allucinato come i personaggi che vi gravitano e che emergono, ça va sans dire, di notte. Come in un moderno “Canto di Natale”, l’uomo incontra alcune figure bizzarre: la ex cantante Livia Pinheiro-Rima (che sembra uscita da un quadro di Toulouse-Lautrec) e il misterioso uomo d’affari (che ha non poche note in comune con quel demone di Epstein) riempiono le pagine del romanzo con aneddoti e discorsi sgangherati, allo stesso modo in cui sembrano invadere l’intimità del protagonista. Eppure, rivestendo il ruolo di spettri dei Natali passati o futuri, costringono l’uomo ad aprirsi, a tirare fuori il suo dolore, le sue ansie, le sue perversioni. In una sorta di messa in scena, si rivelano dei veri e propri angeli della catarsi, che conducono il protagonista verso la riscoperta di sé e verso una rinascita.
Infatti più che un libro, “Cose che succedono la notte” sembra un percorso all’interno di una galleria d’arte fatta di quadri spettrali e abbacinanti, che scuotono il subconscio del protagonista (e quello del lettore) e lo inducono al risveglio dei propri sentimenti.
La copertina del romanzo
La copertina del romanzo
Come in una galleria d’arte
Ecco perché, personalmente, trovo il romanzo di Peter Cameron uno dei migliori racconti sulla malattia mentale che abbia mai letto. Il cancro della donna non viene raccontato come dolore fisico o decadenza corporea, ma come disgregazione della personalità, dell’anima, della forza e della voglia, dell’empatia e dell’affetto. Una disgregazione che, alla lunga, capiamo aver contagiato anche il consorte. “Cose che succedono la notte” fotografa il dolore, l’incomunicabilità, l’isolamento di chi soffre, di chi è stanco di provarci, di chi non ha neanche più la forza di pensarci, di pianificare il domani. E la cosa più straordinaria è che fotografa anche il dolore, l’incomunicabilità e l’isolamento di chi vive accanto a chi soffre. Il protagonista del romanzo è un uomo annichilito dalla sofferenza della moglie, completamente smarrito in se stesso, privato di una personalità, di una volontà, di una visione sul futuro.
Inaspettata dolcezza
E quindi voi, giustamente, direte: «Ma perché diavolo dovrei mettermi a leggere un libro del genere negli ultimi giorni di ferie?!».
E io proverei a convincervi che, nella sua durezza e brutalità, “Cose che succedono la notte” è un romanzo di una dolcezza inaspettata e commovente.
L’arrivo di un angelo
È proprio al culmine della scalata in questo purgatorio, infatti, che arriva il terzo spettro/angelo del Natale: in città risiede un santone che pare in grado di guarire ogni male, anche il peggiore. La donna decide quindi di affidarsi alle sue cure, il cui risultato sarà la guarigione più improbabile: nel buio totale della sua depressione, la donna riuscirà a intravedere il suo futuro, capirà cosa è meglio fare. E a permetterlo sarà proprio l’angelo Livia Pinheiro-Rima, che si prenderà cura del di lei marito e lo condurrà fuori dalla sua selva oscura.
E quindi, se ci proverete, “Cose che succedono la notte” potrà davvero - in un modo molto particolare - diventare un ottimo romanzo con cui iniziare un nuovo anno. Un anno in cui non ignorare i sentimenti, i patimenti e i problemi, ma accoglierli. Un anno in cui non escludere “gli altri” dalle nostre vite, ma imparare a fidarci persino dei personaggi più bizzarri che incontreremo; a consegnare loro il nostro dolore e lasciare che ci consegnino il loro; e, insieme, patire. Un anno nuovo in cui imparare a parlarci un po’ di più, a conoscerci meglio, a condividere i fardelli e portarli insieme.
Un gusto dolceamaro
Perciò (non ce ne sarebbe quasi bisogno di dirlo) ma se “Cose che succedono la notte” fosse una pizza, sarebbe un’amarissima pizza al gorgonzola e indivia, ma che, infondo, lascia emergere la dolcezza di una colata di miele millefoglie. Slurp.