Storie di voi, il giovane calligrafo che preferisce le piume al computer

Il sabato su Telelibertà fa rima con "Storie di voi". Conosciamo insieme Kaushik Carlini e la sua passione per la bellezza, diventata un lavoro vero e proprio

Marco Vincenti
Marco Vincenti
|5 giorni fa
«Se dovessi definire la mia passione, utilizzerei il termine zen, perché bisogna avere molta pazienza per entrare nell’ottica della calligrafia. Per me è come un rituale». Lui è Kaushik Carlini, calligrafo di 28 anni che è riuscito a trasformare la sua passione, nata come un hobby nel periodo scolastico in una vera e propria professione con la quale cerca di soddisfare le richieste, a volte al quanto particolari, di clienti di ogni tipo e età. Sarà lui il protagonista della prossima tappa del viaggio di "Storie di voi" in onda, come ogni sabato, nelle edizioni del Tgl delle 13.15 e 19.30 sul canale 76 di Telelibertà.
«Mi è sempre piaciuto scrivere, sin dai tempi delle elementari quando le maestre chiedevano di replicare le lettere dell’alfabeto - spiega il giovane piacentino -, ma la vera scintilla è partita negli anni del liceo quando ricevetti come regalo un kit di calligrafia che non sapevo usare. In quel momento è scattato qualcosa, io dovevo imparare e dovevo realizzare caratteri secondo i criteri della bellezza e dell’eleganza». Tra i mille modi in cui il giovane calligrafo ha dato sfogo al suo talento c’è stata anche la fase dei tatuaggi, accantonata però per un motivo ben preciso: «Ho provato e inizialmente è anche stato curioso – racconta -, ma ho capito che non era la mia strada, perché mi ha aiutato a scoprire che non riesco a sopportare di far male alle persone, quindi ho rinunciato».
Nel 2026, in un mondo segnato dall’innovazione tecnologica e dall’intelligenza artificiale, per Kaushik «fare calligrafia significa ricercare l’autenticità ed evidenziare il valore aggiunto dell’opera realizzata a mano». «L’intelligenza artificiale – precisa - non potrà mai sostituire la matericità e tutto il processo che c’è dietro, abilità che l’algoritmo non può sostituire».
Tra le richieste particolari ricevute in questi anni Kaushik ricorda quando gli venne chiesto di riprodurre un albero genealogico che pareva infinito: «Era gigantesco, alto due metri e largo altrettanto. Fu davvero una bella sfida».
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Il tipo di scrittura preferito? «Il Gotico, specificatamente il caratare texture per i suoi caratteri spigolosi che mi fanno impazzire». Kaushik, che porta avanti la sua passione anche attraverso l’insegnamento, ha un consiglio per chi magari sta pensando di affacciarsi al culto della bella scrittura: «Per questa disciplina bisogna rimboccarsi le maniche e sporcarsi le mani, con la consapevolezza che le prime volte i risultati saranno deludenti, ma perseverando arrivano. Eccome se arrivano». Ah, naturalmente niente biro, ma affilate piume di oca: «Quelle più grosse che vengono perse naturalmente dall’animale e poi, dopo una serie di lavorazioni, sono pronte all’uso». Se anche tu, come Kaushik hai una storia da raccontare scrivici a [email protected].