«Italia corresponsabile di questo genocidio riconosca la Palestina»
L’INTERVISTA - Yassine Baradai / segretario nazionale Ucoii
Elisabetta Paraboschi
|3 mesi fa

«Ci sono morti di serie A e da sempre sono quelli israeliani. L’obiettivo che ci siamo dati, con questo libro, è di ridare dignità anche alle vittime palestinesi, da sempre considerati morti di serie B».Yassine Baradai è il segretario nazionale dell’Ucoii (Unione delle Comunità Islamiche d'Italia), ma è soprattutto il curatore del libro «I nomi della memoria del genocidio a Gaza», un volume di oltre mille pagine – edito dal Centro Documentale Italiano della Palestina Storica – che raccoglie i nomi, le età, le date di nascita e di assassinio delle 58.383 vittime identificate nel periodo compreso tra il 7 ottobre 2023 e il 15 luglio 2025.
«Ci sono altri 7 mila nomi da aggiungere, quelli dei morti palestinesi dal 15 luglio a oggi» sottolinea Baradai.
Perché la scelta di riportare solo le vittime palestinesi e non quelle israeliane? Non teme in questo modo di distinguere fra morti di serie A e di serie B?
«Nella storia gli israeliani sono sempre stati morti di serie A: l’intenzione di questo libro è ridare dignità ai morti palestinesi passati sotto silenzio».
C’è chi dice che senza l’attacco di Hamas del 7 ottobre non ci sarebbe stata questa escalation di morti e violenze.
«Credo siano tutte affermazioni che servono a portare avanti questo genocidio e a giustificare l’ingiustificabile: la verità la dice la storia. In Cisgiordania non c’è Hamas, ma ci sono i check point e soprattutto non ci sono diritti. Ci sono cittadini che si ribellano, questo sì, e ritengo sia normale reagire davanti alle uccisioni, alle bombe, alle deportazioni. Ammettendo anche che il via sia stato dato il 7 ottobre da Hamas, la risposta data da Israele non è proporzionale. Israele oggi è uno stato che si sta autodistruggendo: quello che fa va contro il suo stesso popolo oltre che contro gli altri».
Come è nata l’idea di questo libro?
«È partito tutto quando ho ricevuto un primo elenco in arabo delle vittime: 2083 pagine che mi hanno lasciato senza fiato. Dietro a ogni nome ci sono famiglie, storie, affetti, sogni. Volevo trasmettere questa sensazione e allora ho cominciato a fare ricerche su queste liste».

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