«La nostra Woodstock tra i faggi a Pradovera»: la Piva è tornata a suonare

La notte del folk ha richiamato 2mila persone su un pascolo a 1.200 metri. Guglielmetti: «Vengono in tanti perché è una festa libera»

Paola Brianti
Paola Brianti
|1 ora fa
La Piva di Pradovera
La Piva di Pradovera
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«È la nostra Woodstock». Il fisarmonicista Franco Guglielmetti cita il leggendario raduno americano per descrivere quello che nel tempo è diventato molto più di un appuntamento musicale in quel di Farini. La Piva di Pradovera ha festeggiato i suoi vent’anni di storia ad altissimo volume: oltre duemila le persone salite fin lassù, in un pascolo a 1.200 metri dove di norma non c’è niente, ma nella notte del primo sabato d’agosto arriva un mondo intero.
Appassionati di danze folk, famiglie con i passeggini spinti a fatica sui sassi, ragazzi in tenda o in camper, «perché la Piva è la Piva, bisogna esserci per capire - racconta Giacomo Turco che ci ha donato gli scatti di questa notte meraviglia - È già straordinaria la location, ai piedi della Sella dei Generali, si beve acqua di fonte, si può dormire in tenda e tantissimi lo fanno, la musica è ottima ed è tutto molto inclusivo». E così c’è la corsa per vivere «una festa libera, condivisa e rispettosa - aggiunge Guglielmetti - e che per questo ricorda la straordinaria esperienza, in piccolo, di Woodstock».
È lui, motore di questa avventura, a ricordare come per la notte della musica folk vent’anni fa abbia scelto proprio quel puntino sulla mappa dove da una fonte sgorga l’Acqua Nera.