«L’emigrazione va accompagnata, lasciata a se stessa è origine di guai»
il responsabile della casa madre degli Scalabriniani: la politica non sfrutti i migranti. In autunno un “censimento” con i giovani

Federico Frighi
|2 ore fa

«L’immigrazione va accompagnata. Anche, paradossalmente, per prevenirla e prevenire sacche di emarginazione che possono sfociare in episodi di delinquenza». Ecco perché «deve ritornare ad essere argomento all’ordine del giorno» nell’amministrazione della cosa pubblica, «come ai tempi di san Giovanni Battista Scalabrini». Affrontata e non sfruttata dalla politica. Parola di missionario scalabriniano.
Padre Giovanni Borin, originario di Treviso, 68 anni, è attualmente il superiore della Casa Madre degli Scalabriniani di Piacenza. Prima in Puglia, nel Foggiano, dove ha avuto contatti con la migrazione di inizio anni Novanta impegnata nella raccolta dei pomodori con i lavoratori stagionali; poi quattro anni in Calabria nelle realtà di partenza dell’emigrazione italiana. Ancora otto anni a Loreto e, dal 2006, in Francia destinato inizialmente alla comunità italiana e contemporaneamente alla parrocchia di Saint-Bernard de la Chapelle, «la chiesa occupata dai sans-papiers (senza documenti, ndr.) nel 1996, nota in tutto il mondo africano francofono perché simboleggia il luogo dove vengono garantiti i diritti dei migranti negati invece dalla Francia e dall’Europa». Dopo i sette anni di Parigi, la Svizzera (a Basilea) per i successivi sei anni, infine Roma per altri sei anni nella direzione generale degli Scalabriniani e da un anno nella casa madre di Piacenza.
Un lungo curriculum con una specializzazione sull’immigrazione francese essendo stato in missione per sette anni nelle banlieau parigine.

