Storie di voi, Gaia e il suo operato all'Onu: «Al mondo servono dialogo e pace»
La piacentina lavora per le Nazioni Unite dal 2012, attività che l'ha portata in contesti difficili tra povertà e carenza di diritti. L'arma più importante? «Il confronto»

Marco Vincenti
|2 ore fa
La prossima protagonista dell’appuntamento settimanale con "Storie di voi" è Gaia Paradiso, piacentina che ha scelto di dedicare la propria vita alle storie e alle problematiche delle altre persone, indipendentemente da dove si trovino nel mondo. Piacenza per lei è casa, anche se ormai da quasi vent’anni si è abituata a viaggiare da un estremo all’altro del pianeta venendo a contatto con volti e sguardi che lasciano il segno.
«Mi piacerebbe un mondo floreale fatto di pace e libertà, ideali che guidano ogni mia giornata – le sue parole -. Poi però mi sveglio e attorno a me noto dolore, conflitti e minacce capaci di oscurare tutto il bello che abbiamo attorno a noi».
Gaia Paradiso lavora per le Nazioni unite dal 2012 nell’ambito della comunicazione, relazioni pubbliche, social media, rapporti con i donatori e i giornalisti. Un’attività che l’ha portata davvero a girare per tutto il mondo. Mentre leggete questo articolo si trova a New York alla conferenza annuale dell’Onu sui diritti delle donne che tra i principali temi tratterà del rafforzamento dell’accesso alla giustizia, il contrasto a pratiche discriminatorie e l'eliminazione della violenza di genere. La prima esperienza della piacentina è stata in Brasile, prima di trasferirsi per sette anni nel continente africano tra Senegal, Kenya, Madagascar, Burkina Faso e Gibuti. Gaia ha poi partecipato alla delicata missione in Bangladesh che definisce «la più complessa della mia vita». Qui durante la pandemia da Covid ha operato nel campo rifugiati di Cox’s Bazar: «Il campo rifugiarti più grande del Paese che accoglie circa due milioni di Rohingya fuggiti dal Myanmar». Proprio in quell’occasione Gaia si è specializzata in diritti della donna, impegnandosi nella diffusione di cultura e prevenzione. «Il Bangladesh è un Paese meraviglioso, ma purtroppo la religione porta a molti tabù come quello che impedisce alle donne di continuare a istruirsi dopo la prima mestruazione. E questo è davvero assurdo». «Le persone sono sempre molto grate e questo rappresenta linfa ed energia per continuare cercare di contribuire a qualcosa di molto più grande di noi, perché in questi anni ho capito che insieme possiamo davvero cambiare le sorti di questo mondo – afferma nel corso della rubrica che, come ogni sabato va in onda nelle edizioni delle 13.15 e delle 19.30 del Tgl -. L’arma più preziosa a nostra disposizione è il dialogo».
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