Un'esistenza accanto agli ultimi: suor Albina racconta 85 anni di fede e accoglienza

Ospite della puntata di "Lo Specchio di Piacenza" su Telelibertà

Matteo Prati
|2 ore fa
Un'esistenza accanto agli ultimi: suor Albina racconta 85 anni di fede e accoglienza
2 MIN DI LETTURA
Una vita dedicata all’accoglienza, ai bambini e agli ultimi, attraversando una guerra, alluvioni e cambiamenti sociali senza mai perdere fiducia nella provvidenza. Ospite della trasmissione “Lo Specchio” sulle frequenza di Telelibertà, suor Albina Dal Passo, vicario generale delle Suore della Provvidenza per l’infanzia abbandonata, ha raccontato un’esistenza lunga 85 anni e oltre sei decenni spesi accanto a chi ha più bisogno, in un dialogo intenso con Nicoletta Bracchi, fatto di memoria, fede e gratitudine verso Piacenza.
Nativa di Rovigo, ma profondamente legata alla città: «E' qui che mi sono formata come donna e come suora». La congregazione, fondata nel 1921 da monsignor Torta per accogliere i bambini rimasti soli dopo la Prima guerra mondiale, nasce come gesto di fiducia. Un legame, quello con Piacenza, rimasto intatto negli anni. «I piacentini – sottolinea la religiosa - all’inizio sono diffidenti, devono conoscerti. Ma quando ti accolgono, ti danno tutto» Tra i ricordi più forti, il dramma dell’alluvione del Polesine del 1951, quando aveva solo dieci anni. «Un’onda altissima distrusse la nostra casa e persi tutto, anche le fotografie dell’infanzia. Mi salvai perché non ubbidii a mia madre: invece di prendere la corriera per Padova andai a Desenzano. Quella corriera fu travolta dall’acqua e morirono tutti. I miei pensavano fossi morta, ci ritrovammo mesi dopo. Forse la mia vocazione nasce proprio lì». Entrata giovanissima in convento, a diciotto anni era già nei dormitori con i bambini orfani e non vedenti, lavorando anche all’asilo nido di Pontedellolio.
«Non ho mai avuto ripensamenti sulla mia scelta. Ho sempre sentito che quella era la mia strada. Sapevo però che la clausura non sarebbe stata la mia dimensione: avevo bisogno dell’incontro, della relazione viva con le persone, soprattutto con i bambini e le bambine. Stare accanto ai giovani non è stato soltanto il mio compito educativo, ma una vera scuola di vita, in fondo, sono stati loro a formare me». Una scelta che non definisce sacrificio: «Non considero la mia una rinuncia, ma un dono ricevuto. Mi sono sempre sentita fortunata e non mi ha mai spaventato ciò che avevo davanti, perché ho sempre percepito una presenza che mi accompagna e mi protegge». Nel 2018 è diventata madre generale, assumendo l’incarico in un momento complesso.
Oggi la congregazione è presente in Italia e nelle missioni africane, tra Etiopia, Kenya, Tanzania e Uganda, dove continua l’impegno educativo e solidale. Durante il centenario, nel pieno della pandemia, le Suore della Provvidenza hanno donato un macchinario pediatrico all’ospedale cittadino. Nel suo racconto emerge anche una riflessione semplice e diretta sul presente: «La povertà non è solo mancanza materiale, ma anche assenza di ascolto e dialogo. Oggi c’è bisogno di più “buongiorno” e “buonanotte”, di tempo condiviso. La tecnologia è utile, ma vale di più una tazza di caffè insieme. Io ascolto, ma non giudico. Le persone hanno bisogno di parlare. Un augurio a Piacenza e ai suoi cittadini? Ascoltatevi, parlatevi e perdonatevi».
 
Dalla città alle missioni africane: l’impegno che continua nel segno della Provvidenza
Uno sguardo che unisce memoria, impegno e futuro: Suor Albina continua a essere un punto di riferimento nella comunità e nel sostegno alle missioni delle Suore della Provvidenza, presenti in Italia, Etiopia, Kenya, Tanzania e Uganda. Un impegno concreto che passa anche attraverso il sostegno a distanza, grazie a una rete di associazioni attive sul territorio, da Gragnano a Piacenza, tra cui “Michele Isubaleu”. Tra i ricordi più intensi, Suor Albina racconta la recente festa del 5 marzo negli spazi di Palazzo XNL, promossa dall’associazione “Solo cose belle” di Massimo Fellegara e Eleonora Stavar: «La gioia più grande è stata rivedere tanti dei miei bambini diventati adulti: c’era ancora un legame forte, il bene che ci unisce».
Un momento carico di emozione, capace di restituire il senso profondo di una vita spesa accanto agli altri. Il suo è un invito chiaro, rivolto alla città: riscoprire relazioni autentiche e uno sguardo più umano. «A Piacenza auguro di restare generosa e concreta: spegniamo la televisione, ascoltiamoci, parliamoci e impariamo a perdonarci». Un messaggio che racchiude il senso di un impegno che continua, ogni giorno, nel segno dell’accoglienza e della cura. La puntata di “Specchio” sarà disponibile anche on demand sul sito liberta.it.