Suicidio assistito, il Governo impugna. Sale la protesta: «Pazienti danneggiati»
Bertè (Ausl) e la psicologa Vignola in difesa della legge regionale
Elena Caminati
|1 ora fa

«C’è molta preoccupazione perché chi ne pagherebbe le conseguenze sarebbero, prima di tutto, i pazienti». Raffaella Bertè, direttore delle Cure palliative Ausl e Valentina Vignola psicologa palliativista e membro del Corec (Comitato regionale per l’etica nella clinica) commentano l’impugnazione da parte del Consiglio dei ministri della legge regionale sul suicidio medicalmente assistito. L’Emilia Romagna, insieme a Veneto, Sardegna e Toscana, è una delle pochissime regioni dove esiste questa legge, la recentissima n. 10 del 28 luglio 2026.
Secondo l’esecutivo alcune disposizioni della legge contrasterebbero con la disciplina statale in materia di ordinamento civile e penale e di tutela della salute; in particolare la Regione avrebbe eluso i limiti posti dalla Consulta, e il percorso non assicurerebbe in modo concreto l’accesso preventivo alle cure palliative. La Società italiana di cure palliative (Sicp) ha redatto un position paper che offre un quadro etico e organizzativo sul rapporto tra diritto alle cure palliative e richiesta di Sma (suicidio medicalmente assistito). «Le cure palliative e il Sma rappresentano due approcci profondamente differenti al fine vita, perché rispondono a due domande umane, cliniche ed etiche profondamente diverse» spiega Bertè.
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