80 anni di Stratego: la sorprendente battaglia segreta nata tra Giappone, Francia e Olanda

Quella di uno dei grandi classici del gioco da tavolo per due è stata una piccola storia internazionale

Carlo Chericoni
|2 ore fa
L'Attaque
L'Attaque
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In Italia non ha mai raggiunto la stessa familiarità di Monopoly, Risiko! e Scarabeo, i tre titoli che tra gli anni Settanta e i Novanta sembravano presenti in quasi ogni casa. In molti Paesi europei e negli Stati Uniti, però, Stratego è considerato un vero classico. Il motivo sta nella sua formula immediata e, al tempo stesso, sorprendentemente avvincente: si impara in pochi minuti, cattura partita dopo partita e riesce a far calare i due sfidanti nei panni di generali costretti a leggere le intenzioni dell’avversario prima ancora di muovere le proprie truppe.
Per chi non ne conosce le regole, Stratego è un gioco per due persone, disputato su un tabellone di 10 caselle per lato. Ciascun giocatore controlla un esercito di 40 pezzi, che rappresentano ufficiali e soldati di diverso grado attraverso un sistema di valori numerici. Lo scopo è conquistare la bandiera avversaria e, allo stesso tempo, proteggere la propria. A prima vista può ricordare vagamente gli scacchi, ma con una differenza fondamentale: non si conosce la disposizione dell’esercito nemico, perché ogni unità resta nascosta fino al momento dello scontro. Solo allora le due pedine vengono rivelate e, salvo eccezioni previste dal regolamento, quella di rango più alto elimina l’altra.
Proprio questa meccanica, immediata e avvincente, ne ha favorito l’affermazione come bestseller internazionale fin dalla sua diffusione nel dopoguerra, a partire dal 1946. Le sue origini, però, affondano in una storia più antica: è infatti legato a un gioco francese dei primi del Novecento che, a sua volta, sembra guardare a un precedente gioco militare giapponese.
Stratego
Stratego
Gunjin Shogi, spesso indicato in Occidente come una sorta di «scacchi militari» giapponesi, è un gioco di guerra basato su un principio molto vicino a quello di Stratego: anche qui ci sono una scacchiera, una bandiera da conquistare, truppe la cui identità resta nascosta all’avversario e una meccanica di combattimento fondata sull’idea che il grado più alto prevalga su quello più basso. Le differenze, però, non mancano. La più curiosa riguarda proprio la risoluzione degli attacchi: quando due unità entravano in contatto, era necessario l’intervento di un arbitro, perché entrambe restavano coperte e qualcuno doveva stabilire l’esito del confronto senza rivelare ai giocatori più informazioni del necessario.
È qui che la vicenda diventa affascinante. Il Gunjin Shogi era praticato in Giappone almeno dalla fine dell’Ottocento e venne descritto nel 1905 in un articolo tedesco dedicato ai giochi dell’Estremo Oriente. Tre anni dopo, in Francia, la creatrice di giochi Hermance Edan brevettò L’Attaque, il precursore dello Stratego moderno: due eserciti, pezzi nascoSti, gradi militari, mine, una bandiera da catturare. Lo storico dei giochi Michel Boutin ha sostenuto con decisione l’esistenza di un legame tra Gunjin Shogi e L’Attaque, pur mantenendo la necessaria prudenza davanti a un’influenza non documentata da prove definitive. A rendere il quadro ancora più sfumato c’è anche la testimonianza della stessa Edan, che affermava di aver iniziato a sviluppare quella meccanica di gioco già intorno al 1880.
Qualunque sia la verità, è innegabile che L’Attaque rese quella formula più adatta al mercato occidentale: pezzi verticali visibili solo al proprietario, una gerarchia militare più immediata e combattimenti risolti direttamente dai giocatori, senza bisogno di un arbitro. Era un gioco di guerra, ma anche un gioco psicologico che premiava chi sapeva leggere l’avversario, ricordare le informazioni ottenute e trasformare una mossa apparentemente banale in una trappola.
Shogi
Shogi
La versione destinata a imporsi nel mondo nasce invece nei Paesi Bassi ed è legata al nome di Jacques Johan Mogendorff. La sua vicenda personale aggiunge alla storia del gioco una dimensione molto più drammatica di quanto ci si aspetterebbe. Ebreo olandese, attraversò gli anni dell’occupazione nazista e fu deportato con la famiglia prima a Westerbork e poi a Bergen-Belsen. Mogendorff inventò Stratego durante la Seconda guerra mondiale, al tavolo della cucina, per intrattenere i suoi due figli. Secondo le ricostruzioni, il marchio Stratego venne registrato nei Paesi Bassi nel 1942 non direttamente a suo nome, ma tramite una società, proprio a causa delle restrizioni imposte agli ebrei durante l’occupazione.
Dopo la guerra, il gioco cominciò finalmente a circolare. Nel 1946 Mogendorff lo affidò alla società olandese Smeets & Schippers, che ne realizzò le prime edizioni. Non era ancora il fenomeno internazionale che sarebbe diventato più tardi, ma il nucleo del gioco, chiaramente derivato da L’Attaque, era ormai riconoscibile. Nel 1958 arrivò il passaggio decisivo a Hausemann & Hötte, il gruppo legato al marchio Jumbo, che avrebbe garantito a Stratego una diffusione molto più ampia in Europa. Poco dopo, la licenza internazionale aprì la strada agli Stati Uniti, dove Milton Bradley lo pubblicò nel 1961. Da quel momento entrò stabilmente nell’immaginario del gioco da tavolo del dopoguerra.
Anche se il titolo originale presenta forze militari legate al periodo delle guerre napoleoniche, Stratego non racconta una battaglia precisa, ma mette in scena qualcosa di più universale: la paura di esporsi, il piacere dell’inganno, il momento in cui una scelta apparentemente piccola cambia l’intera partita. Ed è proprio per questo che nel corso degli anni si sono viste tante diverse ambientazioni e molte edizioni speciali legate a marchi famosi come Il Signore degli Anelli, i supereroi Marvel, Assassin’s Creed, Transformers e Star Wars. Non sono neanche mancati i tentativi di modernizzazione: negli anni Ottanta arrivò una versione con tabellone elettronico in cui il computer comunicava l’esito delle battaglie, lasciando segreta l’identità sia dell’unità vincente sia di quella sconfitta, esattamente come in Gunjin Shogi.
Nel 1999, durante la mania per i giochi collezionabili e per i mondi fantasy, arrivò Stratego Legends. Questa versione abbandonava l’immaginario militare tradizionale per spostare la battaglia nelle Shattered Lands, un universo popolato da eserciti del bene e del male, creature fantastiche e poteri speciali. La struttura di base restava quella di Stratego, ma ogni personaggio poteva avere abilità particolari, muoversi in modi insoliti o sfruttare il terreno a proprio vantaggio. Nel 2007 Stratego Fortress provò poi a trasformare il duello originale in una sfida tridimensionale, con due fortezze di plastica, passaggi segreti, trappole e personaggi di gusto fantasy-medievale. Molto diverso, ma altrettanto significativo, è Spies & Lies: A Stratego Story, pubblicato nel 2019, che rilegge quella stessa intuizione attraverso carte, bluff e deduzione: non più due eserciti schierati su una grande griglia, ma missioni, agenti segreti, informazioni parziali e tentativi di sabotare i piani dell’avversario.
La storia di Stratego segue quindi il percorso di molte idee destinate a durare: un’origine lontana, il passaggio da un paese all’altro, editori diversi e l’arrivo al grande pubblico solo dopo varie trasformazioni. Dal Gunjin Shogi giapponese a L’Attaque francese, fino alla versione olandese di Mogendorff, il gioco conserva una genealogia più ricca di quanto lasci immaginare. Anche per questo, a ottant’anni dalla sua affermazione commerciale, continua a occupare un posto riconoscibile nella storia del gioco da tavolo.