Chi era John Belushi: selvaggio e sensibile, il suo mito oltraggioso e malinconico è vivo

Dal Saturday Night Fever ai Blues Brothers, marito devoto e amico brillante. Ma la droga lo ha ucciso

Eleonora Bagarotti
Eleonora Bagarotti
|2 ore fa
La moglie Judith visita John sul set di Animal House
La moglie Judith visita John sul set di Animal House
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John Belushi è morto il 5 marzo 1982, a soli 33 anni. Ma il suo mito non ha mai smesso di vivere. A tenerlo in vita, oltre ai numerosi film e video vintage che popolano il web, non sono solo gli amici e storici colleghi del Saturday Night Live - da Chevy Chase a Bill Murray, che continuano a citarlo nelle loro interviste - ma anche la vedova Judith Pisano.
Di recente, è stata proprio lei a scrivere “John Belushi. La biografia definitiva”, più volte riedita e pubblicata in Italia da Sagoma Editore, con alcune immagini della vita privata di John, bambino e adulto, sul set o in vacanza. Un volume ampio e che si legge tutto d’un fiato, che strappa sorrisi e anche lacrime, specialmente quando Judith racconta i giorni prima e dopo la morte di John.
Ne esce un ritratto denso di umanità, di “pietas” e, naturalmente, di irriverente ironia. La figura di un genio della comicità che, come tutti i comici, nasconde dentro di sé una malinconia profonda, la stessa che poi emergerà nei suoi ultimi due film, le cui aspettative furono tradite dal pubblico, che forse non colse la loro inusuale bellezza: “Chiamami aquila” di Michael Adept e “I vicini di casa” di John G. Avildsen, entrambi del 1981. Certamente, i ruoli di John Belushi gli offrirono una sponda molto diversa su cui mettersi alla prova, un mondo parallelo e distante dal Bluto di “Animal House” (1978) e il leggendario “The Blues Brothers” (1980), entrambi diretti da John Landis.
Paradossalmente, è proprio il regista a scrivere la prefazione del libro di Judith. «Quando conosci qualcuno di veramente famoso, succede una strana cosa quando viene a mancare - scrive Landis -. L’amico che conoscevi e amavi diventa una figura mitologica. Il John Belushi che ho conosciuto e che amavo era solo una persona molto dolce che traboccava di talento e che aveva sposato Judy, la sua fidanzata dei tempi del liceo, che in questo libro finalmente lo ricorda con tutte le sue virtù e i difetti e soprattutto con amore».
E l’amore è ciò che più colpisce, anche quello di John per Judith, ma anche per tutta la sua famiglia, di origine albanese trapiantata a Chicago, e per gli amici colleghi. Un amore che, purtroppo, alla fine non basterà.
I mitici Blues Brothers
I mitici Blues Brothers
John fu ritrovato all’alba in fin di vita dal suo personal trainer, in un bungalow dello Chateau Marmont, dove soggiornava quando si trovava a Los Angeles. E proprio a Los Angeles, così come a New York, ricorda Judith ma anche Dan Aykroyd, «la gente continuava a offrire droga a John, che quando rientrava a casa riusciva a disintossicarsi mentre ripiombava nel baratro quando doveva lavorare molto». Poche ore prima, con lui c’erano anche Robert De Niro e Robin Williams «per due chiacchiere e qualche tiro di cocaina». Poi John, che in quel periodo era depresso per il lavoro, restò solo in compagnia di una donna, Cathy Smith, che gli iniettò un’ultima dose letale, una miscela fatale di cocaina ed eroina (speedball).
E pensare, racconta Judith, che poche settimane prima, in vacanza a Martha’s Vineyard, l’isola del New England che lui amava moltissimo, John era riuscito a disintossicarsi e stavano pensando a un figlio.
Ma John Belushi, con la sua effervescente personalità, viene raccontato nel volume con tutti i suoi aspetti. A partire, naturalmente, dal suo talento musicale, emerso non solo in “The Blues Brothers”, ma anche nella famigerata imitazione di Joe Cocker, che lo rese famoso sin dai tempi della Second City, prima che arrivasse il successo con i suoi personaggi e le sue gag al Saturday Night Live, da Beethoven al Samurai, dall’addetto alla reception al venditore di hamburger. Purtroppo, in virtù dei ritmi serrati dello show, girato nella Big Apple, fu in quel periodo che iniziò a fare uso di sostanze stupefacenti. Un errore che lo porterà alla morte.
Judith conclude uno degli ultimi capitoli del suo libro con la forza della vita che va avanti, senza però spegnere i ricordi: «Dopotutto, gli angeli vegliano realmente su di noi». Specialmente considerando che John era «in missione per conto di Dio». E, probabilmente, adesso in cielo starà facendo sbellicare dalle risate un casino di gente.
Belushi e lo straordinario cast del Saturday Night Live (provate a indovinare tutti i nomi...)
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