“Be’...Beethoven”, la carica dei 110 nell’opera di Casati al Teatro Municipale

Per la Stagione Young uno splendido spettacolo che emoziona tutti educando gli alunni non ad ascoltare, ma ad interpretare

Eleonora Bagarotti
Eleonora Bagarotti
|5 ore fa
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Una Juillard School - quella di “Saranno famosi” - che, invece di educare alla musica e al teatro studenti del college, lo fa rendendo protagonisti i bambini.
Sì, è un progetto unico. E sì, è tutta farina piacentina. Non per essere campanilisti, anzi... Siamo partiti da New York proprio per dire che uno come Corrado Casati - che nello spettacolo “Be’... Beethoven”, da lui ideato e diretto, al Municipale ha guidato 110 bambini delle primarie Due Giugno e De Amicis rendendoli protagonisti con risultati eccellenti - dall’altro lato dell’oceano se lo terrebbero molto stretto.
Per fortuna - ogni tanto capita anche in questa città un po’ lagnosa e settoriale - ce lo “teniamo caro” anche noi, questo Casati, e non solo perché è il direttore del Coro del Municipale, ma perché realizza, ogni anno in collaborazione con Fondazione Teatri nell’ambito della Stagione Young, “Bambini... all’Opera!”.
Un progetto cosmico. Tanti gli sforzi, oltre che i sostegni dei diversi sponsor citati nel programma di sala (illustrato con tanto di spartiti dei brani proposti), tra i quali spicca la Fondazione di Piacenza e Vigevano. Il tutto, nella visione di un’educazione musicale (e citiamo anche il progetto “Dalla classe all’orchestra” - non a caso, lo spettacolo è stato introdotto da Simona Favari, dirigente del IV Circolo didattico, scuola capofila della rete) che “attraversi” la vita dei bambini. Tutti.
Diciamolo subito: la “storia vera-non-vera di Ludwig van”, ossia Beethoven, quel geniaccio che sfida in scena anche Mozart, Rossini e persino il filosofo Kant (il tenore Giovanni Dragano), si indispettisce con le domestiche e con il coro, funziona. Alla grande. Fino al finale, quando l’unione passa dall’Inno alla Gioia, durante il quale i bambini (in mattinata anche quelli in platea e in galleria) sventolano il fazzoletto bianco, inneggiando alla pace senza bisogno di tanti discorsoni. Lo fanno con la musica... e che musica!
Bravo Dario Giorgelè, il baritono che interpreta Beethoven, con tutto il suo infinito musicale e la sua sordità malmostosa. Bravissima Elisa Lopena, che recita un piccolo Beethoven e suona anche una Sonatina al pianoforte. Il basso Luca Gallo è il padre di Ludwig, i soprani Giulia Guarneri e Paola Quagliata hanno i ruoli delle domestiche, svizzera e napoletana (una scusa per estrarre dal cappello Paisiello, “Nel cor più non mi sento”). Di sicuro, nessuno le invidia, viste le richieste dell’incontentabile padrone di casa... ma ci sono anche il Mozart (che ride come Amadeus ma solo per citare il film) del baritono Lorenzo Barbieri e l’Haydn (non Heidi!) del baritono tenore Lorenzo Sivelli. Non può mancare il simpatico Rossini del tenore Aronne Rivoli. In scena tanti comprimari, bambini in diversi ruoli, tutti protagonisti nel coro.
E che musiche: orchestrate magistralmente da Paolo Garilli e vocalmente da Luisa Staboli. Ad accompagnare le voci, oltre a Casati al pianoforte e alla direzione musicale, un ensemble composto da Serafino Tedesi, Paolo Costanzo, Pietro Scalvini, Marcela Conti Gerizani, Gregorio Ferrarese, Jacopo Carini, Paolo Pinferetti, Darko Jovanovic, Fausto Polloni, Benedetto Ritorto, Pietro Caico. La scenografia è di Angelo Antonio Falmi e degli studenti Nikola Durisova, Yibin Giovanni Hu, Thomas Kent, Nicole Viranin. Suggeritrice Michela Cagnoni, coreografa (di un balletto tanto acrobatico quanto stupendo) Laura Merli, logo e oggetti di scena Sara Marzani.
E che bei disegni! Per non parlare delle illustrazioni, del programma e del libretto grazie ad Alessandra Repetti e Gabriella Barbieri.
Non ultimo: maestre, al lavoro! Infaticabili Tiziana Perini, Vanessa Fummi, Viola Uggeri e tutto il resto del corpo docente delle scuole coinvolte. Un lavoro sicuramente lungo, ma che brillante risultato!
Il grande successo della mattinata si è replicato anche nella recita serale. Il tutto, con la chiusura ancora più gioiosa dell’Inno beethoveniano (ma prima abbiamo sentito anche la Pastorale e tanto altro, cantato con le note dai bambini).
Bambini che, alla fine, intonano un altro coro. Da stadio. «Ca-sa-ti! Ca-sa-ti! Ca-sa-ti!». E noi, insieme a loro.