Anni Ottanta bollenti, con Rourke e Basinger un’abbuffata di sesso e musica di gran classe
Nel 1986 “9 settimane e ½” di Adrian Lyne infiamma le platee di tutto il mondo e rianima il genere soft
Massimo Cavozzi
|2 ore fa

Mickey Rourke e Kim Basinger in “9 settimane e ½” uscito nelle sale nel 1986
La cinematografia degli anni ‘80 ha sfornato cult che ancora oggi si guardano con piacere ed entusiasmo: alcuni per una trama emozionante, altri per protagonisti carismatici, altri ancora per una narrazione incalzante ricca di emotività. Ritengo che ci sia un solo film di quel decennio che sia riuscito ad entrare tra i più ricordati per via di una scena accompagnata da una colonna sonora indimenticabile: mi sto riferendo a “9 settimane e ½” uscito nelle sale nel 1986, diretto da Adrian Lyne (lo stesso di “Flashdance”), in cui recitavano, probabilmente i due attori considerati tra i migliori sex symbol dell’epoca, Mickey Rourke e Kim Basinger.
La pellicola ebbe maggiori incassi all’estero, circa 17,6 milioni di dollari rispetto ai botteghini statunitensi, dove incassò 7 milioni di dollari (cifra piuttosto discordante tra le varie fonti). In Italia arrivò il 14 febbraio del 1986 con la visione vietata ai minori di 14 anni, presentato così sulla locandina: un film pericoloso “fa la pubblicità all’amore”.
Il film è tratto dal romanzo della scrittrice austriaca Ingeborg Day, scritto sotto lo pseudonimo di Elizabeth McNeill nel 1978 in cui la gallerista d’arte Elizabeth McGraw (Kim Basinger) si innamora di John Gray (Mickey Rourke), dall’aspetto curato e molto sicuro di sé che opera nel campo della finanza di Wall Street. Tra i due nasce un rapporto sempre più intenso, fatto di giochi erotici in cui la donna finisce in un vortice di sesso, assumendo connotazioni sadomaso che la porteranno ad abbandonare John pur amandolo. L’opera bisogna probabilmente contestualizzarla a livello temporale, e quindi molte scene risultano più soft, anche se ritengo che le famose commedie sexy all’italiana - film prodotti tra gli anni 70-80, con Lino Banfi, Gianfranco D’Angelo, Renzo Montagnani, Alvaro Vitali, Barbara Bouchet, Edwige Fenech, Gloria Guida o Michela Miti (“L’Insegnante va in collegio”, “Spaghetti a Mezzanotte”, “Vieni Avanti Cretino”) - fossero molto più erotiche sotto diversi aspetti, a cominciare dal nudo integrale mostrato nelle pellicole.
La scena topica dell’opera è lo spogliarello di Kim Basinger, effettuato nella penombra con un gioco di vedo e non vedo, con molta sensualità nei movimenti, sulle note della canzone cantata magistralmente da Joe Cocker e scritta da Randy Newman nel 1972: “You can leave your hat on”. È il momento più emozionante e adrenalinico, così quando il tema musicale esplode in tutta la grinta, viene portata al culmine “la scena” che decreterà l’ingresso della pellicola nell’olimpo del cinema; tanto è vero che insieme al gioco del cubetto di ghiaccio che scivola sulla pelle della protagonista, è quella più impressa nell’immaginario collettivo.
Diciamo la verità, si tratta sicuramente di un film entrato tra i cult dell’epoca, ma che visto oggi risulta banale, lento, senza mordente che si trascina verso il finale in maniera anonima, quello che lo rende interessante è la patina di anni 80 che si porta dietro. Di quest’opera è stata realizzata anche un seguito nel 1997, “Nove settimane e ½ - La conclusione”, con Mickey Rourke, sempre nei panni di John Gray che ha una relazione con la stilista Lea Calot (Angie Everhart), sorellastra di Elizabeth, che uscì (fortunatamente) in sordina.
Tra le curiosità di “Nove settimane e ½”, vi è la partecipazione dell’attore porno Ron Jeremy nel ruolo di consulente tecnico per le scene erotiche. Inoltre, furono molte le scene tagliate perché ritenute troppo forti e ambigue come l’utilizzo di barbiturici da parte dei due protagonisti. Oltre ad alcune, come quella del ghiaccio che scivola sul corpo di Elizabeth o nel momento in cui si mostrano le gambe sempre di lei nell’atto di toccarsi, sono scene in cui il corpo non è quello di Kim Basinger.
“Nove settimane e ½” appartiene alla categoria dei film che sono invecchiati male dal punto di vista narrativo, ma che continuano a esercitare un fascino particolare grazie alla forza iconica di alcune sue sequenze e alla capacità di catturare l’essenza di un’epoca irripetibile. È un’opera che più che essere “rivista”, va “ricordata”: simbolo di un cinema che osava, che provocava e che giocava con la sensualità senza la fotografia patinata e perfettamente calibrata delle produzioni contemporanee.
Gli articoli più letti della settimana
1.
Allerta meteo, vento e forti temporali in arrivo il 2 giugno
2.
Chicchi di grandine “mai visti così”: flagellate l'alta Val Nure e la Val d'Aveto, ma anche il Lodigiano
3.
Lo spettacolare “sì” di Luca e Conor, sposi al castello di Agazzano
4.
Aggressione a Pascai, il mea culpa dei Lyons: «Un errore invitare una band politicizzata»

