“Manhattan Baby”, risorge dalla cripta anche l’horror soft targato Lucio Fulci

Il restauro in bluray dà nuova luce a una pellicola controversa, eppure nata con grandi ambizioni

Michele Borghi
Michele Borghi
|2 ore fa
Brigitta Boccoli, futura star televisiva italiana
Brigitta Boccoli, futura star televisiva italiana
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Il trailer che nel 1982 passava in tv ad ogni ora del giorno e della notte prometteva bene. Non dico mettesse paura come i prossimamente di “Quella villa accanto al cimitero” o “Lo squartatore di New York”, però inquietava al punto giusto. Bimbi in pericolo, il talismano della megera cieca, qualche effettaccio e il nome di Lucio Fulci sigillo di garanzia. Purtroppo qualcosa non ha funzionato. Inutile girarci attorno, “Manhattan Baby” fu una delusione. Il tempo, si sa, aggiusta tutto ed è per questo che oggi accogliamo “magno cum gaudio” la versione in alta definizione targata Rustblade.
L’editore Stefano Rossello ha voluto dare a Fulci quel che è di Fulci, recuperando dalla cripta uno dei suoi titoli più controversi.
“Manhattan Baby” esce finalmente in bluray, per la prima volta in Italia, accompagnato da una valanga di extra e gadget da far commuovere i collezionisti.
La copertina del bluray targato Rustblade
La copertina del bluray targato Rustblade
Il restauro hd, oltre a far brillare la fotografia del compianto Guglielmo Mancori, dona nuova luce a una pellicola nata con grandi ambizioni. Fulci e soprattutto il produttore Fabrizio De Angelis pare avessero in testa un horror quasi miliardario (budget iniziale intorno agli 800 milioni di lire) che nel titolo strizzava l’occhio agli incubi sulfurei di Roman Polanski per poi esplorare atmosfere lovecraftiane con spruzzate de “L’esorcista” e un pizzico di maledizione egizia in stile “Alla 39ª eclisse”. Il flagello si abbatte invece sul set: cachet dimezzato, effetti poco speciali ed epico litigio con Fulci che molla Fulvia Film sbattendo la porta. Per molti “Manhattan Baby” diventa così l’ultimo horror degno di nota del maestro, prima della graduale discesa negli inferi del no-budget.
La trama si può riassumere in poche righe, senza il timore di spoilerare: papà archeologo (Christopher Connelly) scava in Egitto, incappa in un amuleto portasfiga che acceca lui e possiede la figlia Susy, interpretata da una tenerissima Brigitta Boccoli (futura soubrette della tv) agli esordi.
Niente deliri cannibali alla “Zombi 2” o litri di sangue alla “Paura nella città dei morti viventi”. Fulci vira sul metafisico, sospeso, quasi poetico: porte che si aprono sul deserto, uccellini impagliati che attaccano, babysitter che spariscono nel nulla. Il divieto ai minori di 14 anni dice tutto. C’è pure Giovanni Frezza, il bimbo della già citata “villa accanto al cimitero”, purtroppo senza Freudstein. Pare che Fulci stesso lo abbia definito «un film terribile», eppure, sotto sotto, si fa largo un fascino strano: il padrino del gore prova a fare l’horror “da testa” invece che “da budella”.
Il merito del bluray Rustblade è di mostrare - finalmente - quel che la pellicola voleva essere 44 anni fa: un esperimento visivo ipnotico, dove l’orrore non è il jumpscare ma il “non detto”, l’inspiegabile che resta sullo stomaco. “Manhattan Baby” non gioca certo sul terreno del classico fulciano “L’aldilà”, eppure ha quel fascino da film maledetto che cresce con il tempo. Se non l’avete mai visto - o l’avete guardato in una copia vhs o dvd che sembrava girata sott’acqua in Po - è arrivato il momento giusto.