Dieci anni senza David Bowie, l'artista indimenticabile

Il primo tributo con uno spettacolo originale avvenne a Piacenza nel 2019, a Parma una mostra a cura di Stefano Bianchi dal 10 gennaio prossimo al 6 aprile

Eleonora Bagarotti
Eleonora Bagarotti
|1 giorno fa
David Bowie in una foto promozionale per Blackstar. il suo ultimo album
David Bowie in una foto promozionale per Blackstar. il suo ultimo album
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Dieci anni senza David Bowie sono un vuoto incolmabile. Parlo per me, e per tutti coloro che lo hanno conosciuto profondamente e, di conseguenza, amato profondamente.
In questi giorni si ricordano i momenti salienti della sua carriera - spiccano, ovviamente, Ziggy Stardust (1972), ma anche l’esordio (che non era esordio, ma il primo successo) con Space Oddity (1969), il Duca Bianco della Trilogia Berlinese (1977-1979) e i dischi “easy listening” degli anni Ottanta, insieme alle ottime prove attoriali (tutte di rilievo, cosa rara per una rockstar) come “L’uomo che cadde sulla terra” di Nicolas Roeg (1976), “Miriam si sveglia a mezzanotte” di Tony Scott (1983) e, dello stesso anno, lo splendido “Furyo” di Nagisa ŌOshima, tra gli altri.
David Bowie all'epoca di Ziggy Stardust
David Bowie all'epoca di Ziggy Stardust
Ma David Bowie era molto, molto più di questo. E per ricordarlo, io parto dal finale. Bowie ha saputo trasformare la malattia che lo avrebbe condotto alla morte in un’opera d’arte magnifica, inattesa, profetica e, nello stesso tempo, sospesa verso un addio che l’essere umano ancora non conosce. Ma che, certamente, David ha saputo “cantare”. Blackstar è stato un album salutato dapprima con grande gioia (ancora più bello di The Next Day, 2013, che ce lo aveva riportato alla grande dopo un lunghissimo ritiro) e che poi, ancora oggi, io non riesco ad ascoltare senza commuovermi e soffrire la mancanza di un grande artista che è stato non solo un geniale musicista, compositore, produttore e interprete capace di “inventare” generi e movimenti, ma anche un uomo di grandissima cultura, curioso, garbato, generoso (mantenne per tutta la vita il figlio del rivale-amico Marc Bolan, morto prematuramente in un incidente stradale) e costantemente affamato di letteratura, poesia, moda, arte (egli stesso si espresse anche come pittore), musica, nuove scene (e l’hard rock con i fantastici Tin Machine!), teatro (dalle prime esperienze con Lindsay Kemp all’ultimo musical “Lazarus”, 2015), religione, storia, umanità. A Bowie piaceva passeggiare nell’ormai “sua” New York osservando le persone, scoprendo musicisti sconosciuti, assaporando quella magia da «strangers when we meet» che si riconoscono.
Con l'adorata moglie Iman
Con l'adorata moglie Iman
Con un sorriso, ricordiamo che - complice l’epoca e un management perspicace - il suo “personaggio” agli inizi fu lanciato giocando su una possibile bisessualità. Tuttavia Bowie si è accompagnato a un numero di donne, tutte artiste (la prima moglie Angie, che gli ha dato il figlio Duncan, entrò in conflitto con lui, ma lo accompagnò nel lancio della sua carriera) come Hermione Farthingale, Liz Taylor, Dana Gillespie, Ava Cherry, Cyrinda Foxe, Tina Turner, Cherry Vanilla, Susan Sarandon, Jennifer Connelly, Geeling Ng, Oona O’Neill, Melissa Hurley... Ma l’amore della sua vita è stato la modella somala Iman, seconda e adorata moglie, al fianco di Bowie dal 1990 sino all’ultimo dei suoi giorni. Con lei ha avuto una figlia, Alexandria, che oggi ha 25 anni. David, invece, era nato l’8 gennaio 1947 a Londra. Oggi compirebbe 79 anni. E da qualche parte, su Marte, io scommetterei che qualcuno abbia già preparato una torta per Major Tom.