Dietro quel “rosso”... rigore quasi militare e artigianalità sacra

Senza Valentino, l’ultimo imperatore della moda, cala il sipario su un’intera epoca di splendore segnata dalla bellezza eterna

Giulia Marzoli
|9 ore fa
Valentino e le sue modelle in rosso (foto Ansa)
Valentino e le sue modelle in rosso (foto Ansa)
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Con la scomparsa di Valentino cala definitivamente il sipario su un’intera epoca di splendore. Il mondo perde “l’ultimo imperatore”, l’uomo che ha saputo trasformare l’abito in una rappresentazione di grazia assoluta.
In un universo creativo spesso dominato dall'effimero, Valentino ha costruito un impero fondato sulla bellezza eterna, diventando il simbolo universale di un’eleganza che ancora oggi, secondo molti, non ha eguali. Ogni grande artista ha il suo tratto distintivo, e Valentino sarà per sempre associato a uno spettro cromatico unico: il Rosso Valentino. Nato da un’illuminazione giovanile avuta all’Opera di Barcellona, dove rimase folgorato da una donna vestita di rosso sul palco, quel mix di carminio, porpora e cadmio è diventato un marchio di fabbrica inconfondibile. Vestire Valentino significava appartenere davvero a un’élite.
Da Jacqueline Kennedy a Sophia Loren, le donne più iconiche della storia moderna hanno scelto la sua firma per i momenti cruciali delle loro vite. Il rapporto con Jackie Kennedy, in particolare, culminato nell’abito di pizzo bianco scelto per il suo matrimonio con Onassis nel 1968, trasformò lo stilista in una star globale, rendendo il suo stile il canone estetico definitivo del jet-set internazionale. Questa capacità di creare icone ha trovato nel cinema il suo palcoscenico naturale. Valentino ha infatti plasmato l’immagine stessa della “diva”. Il suo legame con Hollywood, esploso negli anni ‘60 nella cornice della “Dolce Vita”, è stato un intreccio di amicizie profonde. Ha vestito Elizabeth Taylor, conosciuta a Roma durante le riprese di “Cleopatra”, Audrey Hepburn e Monica Vitti, portando il gusto italiano nei frame più famosi della storia cinematografica.
Per decenni, i Red Carpet degli Oscar non sono stati completi senza una sua creazione. Resta memorabile il 2001, quando Julia Roberts decise di indossare un abito vintage del 1992: un gesto che diede inizio alla tendenza del vintage sui tappeti rossi più prestigiosi del mondo. Questo legame è stato celebrato nel 2008 dal documentario “The Last Emperor”, che ha anche mostrato la disciplina ferrea e la dedizione assoluta che si celavano dietro lo sfarzo dei suoi atelier. Dietro la mondanità infatti, il lavoro di Valentino è stato caratterizzato da un rigore quasi militare, unito a un amore viscerale per l’artigianato. Fondato nel 1960 insieme a Giancarlo Giammetti (l’uomo che ha gestito magistralmente il lato aziendale permettendo a Valentino di dedicarsi interamente alla sua creatività) il brand è diventato un pilastro del lusso globale. La maestria delle sarte dell’atelier di Piazza Mignanelli ha tramandato un’artigianalità sacra, dove ogni ricamo rispondeva alla ricerca ossessiva della perfezione.
La scomparsa di Valentino lascia un vuoto che va ben oltre i confini del settore moda. In un’epoca dominata dal fast fashion e dalla velocità dei consumi, la lezione più grande che ci dà è quanto l’eleganza sia, prima di tutto, una forma di rispetto verso sé stessi e verso l’arte del saper fare. Il suo ritiro nel 2008 era stato un primo saluto, ma la sua presenza nell’immaginario collettivo è rimasta costante e rimarrà tale per molti anni a venire. Oggi la moda piange un maestro che ha celebrato la vita attraverso i tessuti. Ci restano i suoi bozzetti, le sue creazioni ma, soprattutto, quel rosso vibrante che continuerà a sfilare idealmente ogni volta che una donna deciderà di sentirsi, per un momento, una “diva”.