I soldi di oggi non valgono più come quelli di un tempo
Dalla benzina allo stipendio, quando ci dicono: «Una volta ci mantenevo tutta la famiglia». Frase che ormai fa solo ridere
Anna Morando
|1 ora fa

Il valore dei soldi, oggi, nel progetto di vita dei Millennials© ANSA
Bentornati cari amici lettori, oggi voglio parlare di un argomento che ci accomuna tutti, millennials e non: i soldi. O meglio, la loro incredibile dote di sparire appena entrano nel conto corrente, come se qualcuno, di notte, venisse a sottrarli mentre dormiamo.
E qui le carte di credito giocano un ruolo importante: eh sì perchè con il fatto che non vediamo scendere il nostro patrimonio e non li tiriamo fuori materialmente, ci sembra di non spendere molto. E invece, il conto poi arriva, facendoci rimpiangere anche quella scelta fatta al supermercato tra un etto bresaola e uno di prosciutto cotto.
Il primo capitolo, il più doloroso, è il pieno di benzina. Un tempo si diceva “faccio il pieno” con la stessa leggerezza con cui si decideva di prendere un caffè al bar. Oggi si va a far benzina e si mettono venti euro, calcolando come farseli bastare prima di doversi di nuovo presentare dal benzinaio con la stessa faccia di chi ha appena preso un brutto voto a scuola. Venti euro che durano tre giorni, quattro se non usi il climatizzatore e preghi ogni semaforo rosso. Ah però non c’è più il bollo da pagare: una magrissima consolazione se comparato con i milioni da spendere per riempire il serbatoio. Praticamente andiamo a lavorare per fare benzina alla macchina che così possiamo usare per andare al lavoro. Un cul de sac.
Poi c’è la spesa, diventata un’esperienza ormai quasi mistica. Entri con una lista di otto cose, esci con tre, il conto è lo stesso, e non hai capito bene come sia successo. Ogni prodotto che tocchi costa il 40% in più rispetto a quanto ricordavi, e tu resti lì, con il pacco di pasta in mano, a fare i calcoli per capire come fare a risparmiare anche venti centesimi.
E qui arriviamo al vero dramma generazionale: il risparmio. Ci hanno insegnato fin da piccoli a mettere via qualcosa per il futuro, ricordo ancora quando mettevo via le paghette o i soldini extra che arrivavano con compleanni o feste comandate e mi scende una lacrimuccia.
Peccato che il futuro, nel frattempo, sia diventato il presente, e il presente costi più di quanto guadagniamo. Aprire l’app della banca è diventato un gesto di puro coraggio, quasi come lanciarsi con il deltaplano da una montagna. Alcuni di noi hanno persino attivato la modalità “non mostrare saldo”, non per pigrizia, ma per autotutela psicologica.
E poi c’è sempre quello che, invariabilmente, ti dice: “Ai miei tempi con uno stipendio si manteneva una famiglia”. Frase che ascoltiamo con lo stesso rispetto silenzioso con cui si ascolta una leggenda metropolitana, sapendo che discutere sarebbe inutile e che comunque, in fondo, un po’ ci fa anche ridere. Amaramente, ma ridere.
Il vero eroismo quotidiano del millennial medio non è quindi arrivare a fine mese. È arrivarci facendo finta che sia tutto sotto controllo, con un sorriso, un caffè al bar preso e una macchina rateizzata che finiremo di pagare quando le auto voleranno e la nostra sarà ormai ricercata da collezionisti vintage.
Non ce la prendiamo con nessuno, sia chiaro. Sappiamo bene che il mondo è cambiato, che gli stipendi sono rimasti fermi mentre tutto il resto correva. Ma in fondo, se sei uno di noi, mi capisci.
E sai che anche io, come te, ho controllato il prezzo della benzina prima di uscire di casa, sperando che nel frattempo fosse sceso di un centesimo. Non è successo. Ma la speranza, quella, per fortuna, è ancora gratis. E sto imparando ad andare a piedi ovunque io riesca ad arrivare, vediamo il lato positivo: ci teniamo in forma e almeno risparmiamo sull’abbonamento della palestra.
Quindi, cari amici lettori, vi lascio qui. Vado a fare il pieno. O meglio: vado a mettere venti euro sperando che mi durino almeno due settimane.
E qui le carte di credito giocano un ruolo importante: eh sì perchè con il fatto che non vediamo scendere il nostro patrimonio e non li tiriamo fuori materialmente, ci sembra di non spendere molto. E invece, il conto poi arriva, facendoci rimpiangere anche quella scelta fatta al supermercato tra un etto bresaola e uno di prosciutto cotto.
Il primo capitolo, il più doloroso, è il pieno di benzina. Un tempo si diceva “faccio il pieno” con la stessa leggerezza con cui si decideva di prendere un caffè al bar. Oggi si va a far benzina e si mettono venti euro, calcolando come farseli bastare prima di doversi di nuovo presentare dal benzinaio con la stessa faccia di chi ha appena preso un brutto voto a scuola. Venti euro che durano tre giorni, quattro se non usi il climatizzatore e preghi ogni semaforo rosso. Ah però non c’è più il bollo da pagare: una magrissima consolazione se comparato con i milioni da spendere per riempire il serbatoio. Praticamente andiamo a lavorare per fare benzina alla macchina che così possiamo usare per andare al lavoro. Un cul de sac.
Poi c’è la spesa, diventata un’esperienza ormai quasi mistica. Entri con una lista di otto cose, esci con tre, il conto è lo stesso, e non hai capito bene come sia successo. Ogni prodotto che tocchi costa il 40% in più rispetto a quanto ricordavi, e tu resti lì, con il pacco di pasta in mano, a fare i calcoli per capire come fare a risparmiare anche venti centesimi.
E qui arriviamo al vero dramma generazionale: il risparmio. Ci hanno insegnato fin da piccoli a mettere via qualcosa per il futuro, ricordo ancora quando mettevo via le paghette o i soldini extra che arrivavano con compleanni o feste comandate e mi scende una lacrimuccia.
Peccato che il futuro, nel frattempo, sia diventato il presente, e il presente costi più di quanto guadagniamo. Aprire l’app della banca è diventato un gesto di puro coraggio, quasi come lanciarsi con il deltaplano da una montagna. Alcuni di noi hanno persino attivato la modalità “non mostrare saldo”, non per pigrizia, ma per autotutela psicologica.
E poi c’è sempre quello che, invariabilmente, ti dice: “Ai miei tempi con uno stipendio si manteneva una famiglia”. Frase che ascoltiamo con lo stesso rispetto silenzioso con cui si ascolta una leggenda metropolitana, sapendo che discutere sarebbe inutile e che comunque, in fondo, un po’ ci fa anche ridere. Amaramente, ma ridere.
Il vero eroismo quotidiano del millennial medio non è quindi arrivare a fine mese. È arrivarci facendo finta che sia tutto sotto controllo, con un sorriso, un caffè al bar preso e una macchina rateizzata che finiremo di pagare quando le auto voleranno e la nostra sarà ormai ricercata da collezionisti vintage.
Non ce la prendiamo con nessuno, sia chiaro. Sappiamo bene che il mondo è cambiato, che gli stipendi sono rimasti fermi mentre tutto il resto correva. Ma in fondo, se sei uno di noi, mi capisci.
E sai che anche io, come te, ho controllato il prezzo della benzina prima di uscire di casa, sperando che nel frattempo fosse sceso di un centesimo. Non è successo. Ma la speranza, quella, per fortuna, è ancora gratis. E sto imparando ad andare a piedi ovunque io riesca ad arrivare, vediamo il lato positivo: ci teniamo in forma e almeno risparmiamo sull’abbonamento della palestra.
Quindi, cari amici lettori, vi lascio qui. Vado a fare il pieno. O meglio: vado a mettere venti euro sperando che mi durino almeno due settimane.

