Il diavolo cambia pelle. Andy torna tra vintage e omaggio ad Armani
Molly Rogers firma i costumi del nuovo capitolo: un mix tra Annie Hall e lusso. Dietro Miranda spunta l’ombra di Lagerfeld
Giulia Marzoli
|2 ore fa

C’è un’eredità che scotta tra le mani di Molly Rogers, costumista affermata cresciuta nella “bottega” di Patricia Field, di cui è stata per anni partner creativa dietro i successi planetari di “Sex and the City”, “Ugly Betty” e il primo capitolo de “Il Diavolo Veste Prada”. Il loro legame nasce proprio sul set della serie con Carrie Bradshaw, dove la Field ha spinto la Rogers a sviluppare un occhio autonomo, trasformandola in una collaboratrice stretta.
Oggi Molly Rogers non è più l’ombra del suo mentore, ma è stata al timone del reparto costumi del sequel “Il Diavolo Veste Prada 2”. Sebbene la sua natura l’avrebbe spinta a creare momenti fashion provocatori (come la celebre borsa a forma di piccione indossata da Sarah Jessica Parker in “And just like that” che fece tanto discutere), per questo secondo capitolo ha scelto consapevolmente di trattenersi. Ha confessato di aver rinunciato con dolore a capi straordinari che non avrebbero però resistito nell’immaginario collettivo per i prossimi vent’anni, poiché il suo obiettivo principale era onorare l’eredità del primo film creando look senza tempo. Questa auto-cesura, segno di estrema maturità professionale, trasforma il set in un vero e proprio archivio vivente, una filosofia che esplode nel guardaroba di Andy Sachs. La protagonista non è più l’ingenua in Chanel, ma una giornalista che mescola “l’intellettualismo di Annie Hall al rigore di Katharine Hepburn” in quello che la costumista definisce Feminine Menswear, mescolando capi vintage con pezzi più recenti. La vediamo sfoggiare pezzi d’archivio di Jean Paul Gaultier e pantaloni palazzo di Valentino (compianto stilista amico della stessa Anne Hathaway), ma il look più potente è quello dell’”Ultima Cena” a Milano: un pantalone in velluto nero con bretelle di perline di Armani Privé Fall 2024, outfit che dimostra come ormai Andy non debba dimostrare più nulla a nessuno.
La borsa a tracolla di Coach, che la accompagna in ben due scene, rappresenta poi il colpo di genio, perché incarna l’idea di praticità per chi lavora, scrive e viaggia. Dall’altra parte si staglia Miranda Priestly, che più che evolvere si riconferma icona assoluta attraverso una divisa ispirata al rigore metodico di Karl Lagerfeld, come affermato dalla costumista stessa. La Rogers mantiene la scelta delle giacche corte e gonne a tubino, curando per Meryl Streep ben 28 cambi d’abito (47 per la Hathaway). Tra questi spicca l’abito rosso scarlatto di Balenciaga firmato da Pierpaolo Piccioli, mentre per le scene a Milano l’attrice ha preteso di vestire Armani come omaggio allo stilista scomparso durante le riprese. Durante la sequenza al Museo del Cenacolo Vinciano, Miranda indossa infatti un cappotto da sera tempestato di gioielli della collezione Privé.
È proprio nello styling della Priestly che gli insegnamenti di Patricia Field si fanno palesi attraverso il mix tra lusso e vintage: la collana di strass indossata al compleanno di Irv proviene da un mercatino di New York, gli orecchini a cerchio d’argento della prima scena in ufficio sono stati acquistati in una farmacia CVS dalla stessa Streep. Per quanto riguarda Emily Charlton, il sequel rappresenta una vera rivincita professionale e stilistica: non più confinata ai capi di Century 21 come nel primo film, è diventata il terreno di gioco preferito dagli shopper della squadra di Rogers per look audaci dove domina la maison Dior. Infine, Nigel continua a incarnare l’eleganza sartoriale con giacca Dolce e Gabbana e pantaloni Zegna, durante una scena che è una vera e propria lettera d’amore alla moda italiana, in cui sfilano capi forniti da eccellenze come Etro, Fendi, Missoni e Prada.

