Il disastro di Seveso e la battaglia per i cittadini
Maoret e Fiorito ricostruiscono la tragedia ambientale del '76: al centro del racconto c'è l'impegno di Carro
Claudia Labati
|7 ore fa

Copertina del podcast
Conosco ormai l’impronta di Piombo Podcast nelle serie podcast: precisa, narrativamente perfetta, orchestrata dalla voce e dalla penna di Paolo Maoret, a cui si unisce il sound design sempre unico e graffiante di Marco Degli Esposti. Per questo motivo, quando ho scoperto la nuova serie podcast "Direzione Seveso", scritta con Piera Fiorito per Chora News e prodotta da Chora Media, mi sono immediatamente immersa nell’ascolto. Questo connubio di voci eccellenti (la cura editoriale è di Sara Poma) mi ha incuriosito e non mi ha lasciato a bocca asciutta. La storia, estremamente importante, è quella del disastro ambientale avvenuto a Seveso 50 anni fa (il cinquantesimo anniversario è stato commemorato pochi giorni fa alla presenza del Presidente Mattarella): la fuoriuscita di una nube tossica di diossina dallo stabilimento chimico dell’Icmesa si rivelò essere un evento tra i più drammatici che il nostro Paese si sia trovato ad affrontare e, ancora oggi, i suoi effetti inquinanti lo fanno considerare uno dei disastri ambientali più gravi a livello globale. Un intero paese, un’intera zona dell’operosa Brianza, si fermò. Il duo Maoret-Fiorito porta i microfoni proprio a Seveso, dove le conseguenze furono più gravi (ma anche a Meda e Cesano Maderno), e trasforma le storie delle persone sconvolte da questa tragedia in un filo che, piano piano, scioglie i nodi e trova il bandolo della matassa. Il centro della narrazione diventa Gaetano Carro, un uomo come tanti certo, ma che non si rassegna e decide di dedicare la propria vita, guidato dalla coscienza civile, alla guida del comitato 5D, costituito per denunciare i danni provocati dalla diossina contro la multinazionale Givaudan-Hoffmann La Roche, proprietaria della fabbrica Icmesa. A poco a poco, grazie alle interviste sempre "giuste" di Paolo Maoret, si delinea il ritratto di un uomo molto speciale: un caterpillar, pronto a una fatica immane pur di difendere i diritti di chi non ha voce. Grazie al lavoro incredibile di Gaetano Carro vengono intentate diverse cause di risarcimento per conto degli aderenti al comitato 5D, raggiungendo anche risultati insperati tramite sentenze storiche. Per tutta la durata dell’ascolto ci si affeziona a Gaetano.
Fino alla fine siamo lì con lui, che a 85 anni portava ancora un cartello al collo, urlando a gran voce "giustizia!". Ecco la bellezza di questa serie podcast: la capacità rara di ridare voce a una serie di persone che sono state paladine di una causa che, all’epoca, non si considerava granché importante, ma che ha fatto da apripista a norme e leggi severe in tema di sicurezza ambientale. Citando il Capo dello Stato durante il discorso commemorativo: "Quel che accadde a Seveso divenne un punto di svolta, nella coscienza italiana ed europea, per la cultura della sicurezza e della prevenzione, cui l’emergenza di Seveso impresse una doverosa, significativa accelerazione. Quanto avvenne era inammissibile, e le norme successivamente elaborate su scala continentale ebbero valore storico perché si fondarono sulla tutela della vita delle persone, sulla tutela delle comunità e dell’ambiente come diritto umano primario": parole che Gaetano Carro avrebbe potuto scrivere di suo pugno. Sin dall’inizio, i suoi sacrifici e quelli della sua famiglia sono stati dedicati a far capire questi concetti fondamentali del vivere civile a una società, e soprattutto a un tribunale, che troppo spesso non dava nessun peso alle responsabilità. Il podcast ricostruisce fedelmente gli avvenimenti giudiziari e non, la vicenda anche dal punto di vista degli effetti medici (interessantissima la parte dedicata al dottor Paolo Mocarelli, il medico che decise di congelare trentamila campioni di sangue dei cittadini esposti, permettendo undici anni dopo di misurare per la prima volta la diossina nell’organismo umano), ma la parte che più mi piace è il racconto che lascia spazio all’ammirazione e alla sentita commemorazione di una figura unica, un uomo tutto d’un pezzo, testardo certo, ma con un senso civico straordinario a cui speriamo vengano presto dedicati luoghi importanti per la comunità. Obbligo di ascolto.
Fino alla fine siamo lì con lui, che a 85 anni portava ancora un cartello al collo, urlando a gran voce "giustizia!". Ecco la bellezza di questa serie podcast: la capacità rara di ridare voce a una serie di persone che sono state paladine di una causa che, all’epoca, non si considerava granché importante, ma che ha fatto da apripista a norme e leggi severe in tema di sicurezza ambientale. Citando il Capo dello Stato durante il discorso commemorativo: "Quel che accadde a Seveso divenne un punto di svolta, nella coscienza italiana ed europea, per la cultura della sicurezza e della prevenzione, cui l’emergenza di Seveso impresse una doverosa, significativa accelerazione. Quanto avvenne era inammissibile, e le norme successivamente elaborate su scala continentale ebbero valore storico perché si fondarono sulla tutela della vita delle persone, sulla tutela delle comunità e dell’ambiente come diritto umano primario": parole che Gaetano Carro avrebbe potuto scrivere di suo pugno. Sin dall’inizio, i suoi sacrifici e quelli della sua famiglia sono stati dedicati a far capire questi concetti fondamentali del vivere civile a una società, e soprattutto a un tribunale, che troppo spesso non dava nessun peso alle responsabilità. Il podcast ricostruisce fedelmente gli avvenimenti giudiziari e non, la vicenda anche dal punto di vista degli effetti medici (interessantissima la parte dedicata al dottor Paolo Mocarelli, il medico che decise di congelare trentamila campioni di sangue dei cittadini esposti, permettendo undici anni dopo di misurare per la prima volta la diossina nell’organismo umano), ma la parte che più mi piace è il racconto che lascia spazio all’ammirazione e alla sentita commemorazione di una figura unica, un uomo tutto d’un pezzo, testardo certo, ma con un senso civico straordinario a cui speriamo vengano presto dedicati luoghi importanti per la comunità. Obbligo di ascolto.
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