Il racconto di un anno attraverso gli alberi
Un excursus tra città e provincia
Dea De Angelis
|1 giorno fa

Melograno (Galleria Ricci Oddi)- © Libertà/Dea De Angelis
Un anno solare a raccontare, di mese in mese, di settimana in settimana, "storie di alberi di Piacenza e provincia". Proponiamo una sintesi dei protagonisti della rubrica per salutare l’anno che ci ha lasciati e accogliere il nuovo . Alberi di città e della provincia, sempreverdi e decidui, dal valore paesaggistico e in particolari contesti urbanistici. Segno di un clima che cambia, segno di specie esotiche che mettono radici, secolari e candidati alberi monumentali. Alberi che scandiscono il tempo e i ritmi stagionali, ognuno con i suoi ritmi vegetativi o di fioritura o di maturazione dei frutti, a volte con sorprese straordinarie.
Alberi fonte d’ispirazione poetica, artistica, pittorica e simbolo di epoche storiche. Anche alberi cui siamo legati dall’infanzia. Il nostro patrimonio arboreo: nelle piazze, nei giardini pubblici, nelle aiuole, lungo i viali urbani, in pianura, in collina o sui monti, funzionale alla qualità dell’ambiente, dell’aria che respiriamo, del caldo o del freddo, della bellezza di uno sguardo di passaggio… merita di essere raccontato. Non solo. Merita di essere valorizzato, custodito e - se vogliamo - incrementato. Certo non per trasformare il bosco di montagna in una foresta, ma per trasformare il deserto di città in tante oasi crediamo di sì. Perché? Perché l’albero è salute, bellezza, ecologia, rifugio e storia.
Alberi fonte d’ispirazione poetica, artistica, pittorica e simbolo di epoche storiche. Anche alberi cui siamo legati dall’infanzia. Il nostro patrimonio arboreo: nelle piazze, nei giardini pubblici, nelle aiuole, lungo i viali urbani, in pianura, in collina o sui monti, funzionale alla qualità dell’ambiente, dell’aria che respiriamo, del caldo o del freddo, della bellezza di uno sguardo di passaggio… merita di essere raccontato. Non solo. Merita di essere valorizzato, custodito e - se vogliamo - incrementato. Certo non per trasformare il bosco di montagna in una foresta, ma per trasformare il deserto di città in tante oasi crediamo di sì. Perché? Perché l’albero è salute, bellezza, ecologia, rifugio e storia.
E allora, se avete curiosità e vi sono sfuggite queste pagine di Libertà, ricercate la storia della magnolia, dei cipressi, dei cedri, della paulonia, dell’ulivo, della quercia ‘Nonna speranza’, degli alberi da frutto, del tasso nei giardini storici all’italiana, del salice, del pino nero, dell’ailanto, del ciliegio, dell’ippocastano. E ancora, della robinia, del melograno, del bagolaro, del tiglio, del magnifico ginkgo biloba, delle palme nelle oasi di città, del castagno in fiore in collina, dei filari di platani in città, del faggio lassù in montagna, del pioppo e la sua industria, del pino domestico, della zucca matta che cambia il paesaggio lungo il fiume Po, del melograno albero scultura, dei cedri nei giardini dei nostri castelli, dell’olmo di Villanova che ha fatto la storia, del nespolo che fiorisce in inverno o degli alberi addobbati per le feste…."Ci vuole un fiore"…per raccontare nuove ‘storie di alberi’! Grazie e felice 2026!












