La storia del tennis è la storia di una lenta ribellione attraverso i vestiti
Già negli anni Venti Suzanne Lenglen scandalizzava con gonne più corte e per Serena Williams il guardaroba sportivo era affermazione. Fino a Naomi Osaka al Roland Garros
Giulia Marzoli
|2 ore fa

Naomi Osaka al Roland Garros 2026© ANSA
C’è stato un tempo in cui il tennis era uno degli sport più conservatori anche dal punto di vista estetico. Le sue radici aristocratiche hanno imposto per decenni un rigido codice di comportamento che passava anche dagli abiti, dunque il bianco era quasi obbligatorio, le gonne avevano una lunghezza regolamentata e tutto era caratterizzato da un’eleganza discreta, con poche concessioni all’individualità. Sul campo si giocava una partita, fuori se ne giocava un’altra: quella dell’appartenenza a un mondo che faceva della misura il proprio valore. Eppure la storia del tennis è anche la storia di una lenta ribellione attraverso i vestiti. Già negli anni Venti la campionessa Suzanne Lenglen scandalizzava il pubblico con gonne più corte e silhouette più leggere, contribuendo a liberare il corpo femminile da costrizioni considerate fino a quel momento inevitabili. Da allora ogni generazione ha lasciato un segno: dagli abiti di Chris Evert al glamour di Anna Kournikova, dalle sperimentazioni di Andre Agassi fino alla rivoluzione portata da Serena Williams, che ha trasformato il guardaroba sportivo in uno strumento di affermazione personale.
La moda nel tennis è da tempo diventata un linguaggio. Attraverso un colore, una forma o un tessuto, gli atleti hanno raccontato la propria personalità, il proprio tempo e, in alcuni casi, persino una posizione politica. Quando Serena Williams scese in campo nel 2018 con la celebre catsuit nera al Roland Garros, il dibattito che ne seguì andò ben oltre l’abbigliamento sportivo. Quella tuta divenne il simbolo di una discussione sul corpo femminile, sulle regole e sul diritto delle atlete di definire la propria immagine. Oggi questa evoluzione incontra un fenomeno più ampio: la crescente fusione tra moda e intrattenimento. Lo sport contemporaneo non vive più soltanto durante la gara, ma esiste prima e dopo, sui social network, nelle fotografie, nei video e nei momenti che precedono l’ingresso in campo. Anche il cosiddetto walk-on, un tempo semplice passaggio verso il terreno di gioco, è diventato parte dello spettacolo. È in questo contesto che si inserisce Naomi Osaka al Roland Garros. Per il suo debutto nel torneo, lunedì 26 maggio, la campionessa giapponese ha scelto di presentarsi con un look creato insieme allo stilista svizzero Kevin Germanier e a Nike. Il progetto riflette la cifra creativa del designer, noto per il ricorso all’upcycling e al riutilizzo di materiali esistenti: alcuni elementi dell’outfit sono stati infatti realizzati recuperando capi e tessuti provenienti dal guardaroba sportivo della stessa Osaka. Per l’ingresso in campo la tennista ha indossato un corsetto nero accompagnato da una voluminosa gonna in tulle, mentre l’abito da gioco era ricoperto da dettagli dorati ispirati alle luci notturne della Tour Eiffel. Tutto ciò ha attirato l’attenzione quasi quanto il tennis giocato, e le reazioni non si sono fatte attendere. Per alcuni si tratta di una distrazione, per altri dell’evoluzione naturale di uno sport che dialoga sempre di più con la cultura pop. In realtà il dibattito racconta qualcosa di più interessante: il tennis continua a essere uno dei luoghi in cui la moda riesce a esprimere al meglio la propria funzione sociale, contribuendo a costruire un’identità. Anche perché l’abbigliamento da tennis rappresenta oggi una delle sfide più complesse per i designer: deve apparire impeccabile davanti alle telecamere, garantire comfort assoluto e resistere a movimenti estremamente rapidi. Performance e immagine convivono nello stesso capo, senza che una debba sacrificare l’altra, per questo osservare la moda sui campi da tennis significa osservare qualcosa che va oltre le tendenze. Significa vedere come cambiano il modo di raccontarsi degli atleti, il rapporto tra sport e spettacolo e persino l’idea stessa di eleganza.
La moda nel tennis è da tempo diventata un linguaggio. Attraverso un colore, una forma o un tessuto, gli atleti hanno raccontato la propria personalità, il proprio tempo e, in alcuni casi, persino una posizione politica. Quando Serena Williams scese in campo nel 2018 con la celebre catsuit nera al Roland Garros, il dibattito che ne seguì andò ben oltre l’abbigliamento sportivo. Quella tuta divenne il simbolo di una discussione sul corpo femminile, sulle regole e sul diritto delle atlete di definire la propria immagine. Oggi questa evoluzione incontra un fenomeno più ampio: la crescente fusione tra moda e intrattenimento. Lo sport contemporaneo non vive più soltanto durante la gara, ma esiste prima e dopo, sui social network, nelle fotografie, nei video e nei momenti che precedono l’ingresso in campo. Anche il cosiddetto walk-on, un tempo semplice passaggio verso il terreno di gioco, è diventato parte dello spettacolo. È in questo contesto che si inserisce Naomi Osaka al Roland Garros. Per il suo debutto nel torneo, lunedì 26 maggio, la campionessa giapponese ha scelto di presentarsi con un look creato insieme allo stilista svizzero Kevin Germanier e a Nike. Il progetto riflette la cifra creativa del designer, noto per il ricorso all’upcycling e al riutilizzo di materiali esistenti: alcuni elementi dell’outfit sono stati infatti realizzati recuperando capi e tessuti provenienti dal guardaroba sportivo della stessa Osaka. Per l’ingresso in campo la tennista ha indossato un corsetto nero accompagnato da una voluminosa gonna in tulle, mentre l’abito da gioco era ricoperto da dettagli dorati ispirati alle luci notturne della Tour Eiffel. Tutto ciò ha attirato l’attenzione quasi quanto il tennis giocato, e le reazioni non si sono fatte attendere. Per alcuni si tratta di una distrazione, per altri dell’evoluzione naturale di uno sport che dialoga sempre di più con la cultura pop. In realtà il dibattito racconta qualcosa di più interessante: il tennis continua a essere uno dei luoghi in cui la moda riesce a esprimere al meglio la propria funzione sociale, contribuendo a costruire un’identità. Anche perché l’abbigliamento da tennis rappresenta oggi una delle sfide più complesse per i designer: deve apparire impeccabile davanti alle telecamere, garantire comfort assoluto e resistere a movimenti estremamente rapidi. Performance e immagine convivono nello stesso capo, senza che una debba sacrificare l’altra, per questo osservare la moda sui campi da tennis significa osservare qualcosa che va oltre le tendenze. Significa vedere come cambiano il modo di raccontarsi degli atleti, il rapporto tra sport e spettacolo e persino l’idea stessa di eleganza.

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