“Michael” celebra la storia artistica di Jackson, il resto è (per fortuna) altrove
Il biopic di Antoine Fuqua vede un bravissimo Jaafar nei panni del leggendario zio

Eleonora Bagarotti
|2 ore fa

Michael Jackson durante un concerto © ANSA
Tutti pazzi per Michael Jackson. Stiamo, ovviamente, parlando di un personaggio osannato sin dai suoi esordi, a soli 5 anni con i Jackson Five. Ma il recente biopic “Michael” sta contribuendo a un nuovo fenomeno: quello di far conoscere l'artista, e soprattutto le sue canzoni, alle nuove generazioni.
La pellicola è stata proiettata all’Arena Cantore, dove il film del regista Antoine Fuqua sarà proiettato nella rassegna “Cinema sotto le stelle” dei Cinemaniaci anche mercoledì 15 e venerdì 31 luglio (alle 21.30) in versione originale con sottotitoli.
Diciamolo subito: centrare perfettamente la personalità, anche umana oltre che musicale, di un personaggio come Michael Jackson non è semplicissimo. Vanno però fatte subito due premesse: la prima è che il biopic giunge sino agli albori dell’album “Bad” partendo dall’infanzia di Jackson, sondando il difficile rapporto con il padre (un bravissimo Colman Domingo), quello simbiotico con la madre e il successo dei Jackson Five (bellissimo il momento in cui Barry Gordy, boss della Motown, fa l’audizione ai fratelli Jackson restando a bocca aperta quando osserva il bambino che canta e danza...), ma anche l’incontro con il geniale Quincy Jones, le bizzarrie, l’ascesa epica con “Thriller”; la seconda è che l’interpretazione di Jaafar Jackson (figlio di Jermaine, quindi nipote di Michael) è davvero eccezionale. Non era facile...
A mio parere, “Michael” è un biopic che vale la pena di vedere, senza pentimento. E si parla già di un sequel.
La pellicola è stata proiettata all’Arena Cantore, dove il film del regista Antoine Fuqua sarà proiettato nella rassegna “Cinema sotto le stelle” dei Cinemaniaci anche mercoledì 15 e venerdì 31 luglio (alle 21.30) in versione originale con sottotitoli.
Diciamolo subito: centrare perfettamente la personalità, anche umana oltre che musicale, di un personaggio come Michael Jackson non è semplicissimo. Vanno però fatte subito due premesse: la prima è che il biopic giunge sino agli albori dell’album “Bad” partendo dall’infanzia di Jackson, sondando il difficile rapporto con il padre (un bravissimo Colman Domingo), quello simbiotico con la madre e il successo dei Jackson Five (bellissimo il momento in cui Barry Gordy, boss della Motown, fa l’audizione ai fratelli Jackson restando a bocca aperta quando osserva il bambino che canta e danza...), ma anche l’incontro con il geniale Quincy Jones, le bizzarrie, l’ascesa epica con “Thriller”; la seconda è che l’interpretazione di Jaafar Jackson (figlio di Jermaine, quindi nipote di Michael) è davvero eccezionale. Non era facile...
A mio parere, “Michael” è un biopic che vale la pena di vedere, senza pentimento. E si parla già di un sequel.
Nel frattempo, sono giunte critiche da parte di chi ha ricordato le accuse di pedofilia al cantante (poi processato e scagionato nel 2005), che proseguono anche dopo la sua morte (nel 2009) da parte di chi per anni aveva dichiarato che Jackson aveva sempre avuto comportamenti corretti e non abusanti. E se Netflix ha da poco pubblicato il documentario “Il verdetto”, dedicato al suo processo, mentre noi ancora ricordavamo gli accusatori di “Leaving Neverland”, su Amazon Prime c’è “Square One”, un documentario («in cui nessuno dei testimoni è stato pagato», si precisa all’inizio), che smonta le accuse, precedenti e postume, anche in virtù di 10 anni di indagini dell’FBI sul cantante, dalle quali non è emersa alcuna prova della sua colpevolezza.
Per chi volesse approfondire ulteriormente, consiglio il libro di Margo Jefferson, giornalista del New York Times vincitrice di un Pulitzer per la critica, pubblicato in Italia da 66thand2nd nel 2019: “Su Michael Jackson”.
Le considerazioni dell’autrice sono interessanti. La malattia mentale (di cui soffriva Jackson) distorce e sfigura, ma non è necessariamente criminale. Diamo per scontato che, considerata la vita che ha vissuto, Michael Jackson non sia stato in grado di allacciare rapporti se non con bambini, che nei suoi video tengono in mano le candele e cantano insieme a lui di un mondo senza odio; fuggono dalla guerra per trovare protezione nella sua ombra. I bambini rappresentano l’innocenza che gli è stata negata. I bambini ti danno sempre un amore incondizionato. Dipendono da te, hanno bisogno di essere accuditi, e ciò dona alla figura genitoriale sia un potere che una responsabilità. È possibile che Michael Jackson abbia coinvolto dei bambini in attività sessuali? «Se vuoi sapere qualcosa della mia infanzia guarda questo video», ha detto a proposito di “Childhood”. Cosa vede lui? E cosa vediamo noi? Un uomo che vuole essere androgino e al di là delle razze? Un artista geniale che ci ha regalato un’eccitazione e un piacere acutissimi? Una celebrità ingovernabile che desidera che tutto sia come dice lui? E pretende che tutti lo amino incondizionatamente?
Meglio celebrare Michael Jackson come il più grande entertainer della sua epoca. Perché, che amiate la sua musica o meno, questo dato è oggettivo. Ed è proprio la sua identità artistica che celebra il biopic “Michael”. Quella non è ambigua. Soprattutto, è immortale.
Per chi volesse approfondire ulteriormente, consiglio il libro di Margo Jefferson, giornalista del New York Times vincitrice di un Pulitzer per la critica, pubblicato in Italia da 66thand2nd nel 2019: “Su Michael Jackson”.
Le considerazioni dell’autrice sono interessanti. La malattia mentale (di cui soffriva Jackson) distorce e sfigura, ma non è necessariamente criminale. Diamo per scontato che, considerata la vita che ha vissuto, Michael Jackson non sia stato in grado di allacciare rapporti se non con bambini, che nei suoi video tengono in mano le candele e cantano insieme a lui di un mondo senza odio; fuggono dalla guerra per trovare protezione nella sua ombra. I bambini rappresentano l’innocenza che gli è stata negata. I bambini ti danno sempre un amore incondizionato. Dipendono da te, hanno bisogno di essere accuditi, e ciò dona alla figura genitoriale sia un potere che una responsabilità. È possibile che Michael Jackson abbia coinvolto dei bambini in attività sessuali? «Se vuoi sapere qualcosa della mia infanzia guarda questo video», ha detto a proposito di “Childhood”. Cosa vede lui? E cosa vediamo noi? Un uomo che vuole essere androgino e al di là delle razze? Un artista geniale che ci ha regalato un’eccitazione e un piacere acutissimi? Una celebrità ingovernabile che desidera che tutto sia come dice lui? E pretende che tutti lo amino incondizionatamente?
Meglio celebrare Michael Jackson come il più grande entertainer della sua epoca. Perché, che amiate la sua musica o meno, questo dato è oggettivo. Ed è proprio la sua identità artistica che celebra il biopic “Michael”. Quella non è ambigua. Soprattutto, è immortale.
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