Rolling Stones, il grande ritorno. Parliamo con Ronnie Wood del nuovo album "Foreign Tongues": «Lo porteremo in tour nel 2027»

Il racconto della presentazione ai Metropolis Studios e del party di lancio a Londra

Eleonora Bagarotti
Eleonora Bagarotti
|1 ora fa
Mick Jagger, Keith Richards e Ronnie Wood al lancio newyorkese di "Foreign Tongues" © ANSA
Mick Jagger, Keith Richards e Ronnie Wood al lancio newyorkese di "Foreign Tongues" © ANSA
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I Rolling Stones non si mostravano tanto elettrizzati da anni, al punto di spendersi generosamente per lanciare il nuovo album “Foreign Tongues”. Prima a New York, dove Mick Jagger, Keith Richards e Ronnie Wood hanno partecipato a un grande evento pubblico, e poi a Londra, incontrando la stampa di tutto il mondo. E se Jagger, come sempre, è quello che si è praticamente intervistato da solo, cronometro alla mano, mostrando il consueto appeal inconfondibile (domenica compirà 83 anni, ma stende tutti con un solo sguardo), Wood si conferma simpatico, spontaneo, disponibile e felice di essere tornato sotto i riflettori.
La copertina del nuovo album dei Rolling Stones
La copertina del nuovo album dei Rolling Stones

Dopo Londra, lo si è visto l’altra sera in concerto a Lucca, dove ha tenuto l’unico show italiano del suo tour insieme a una band frizzante e sinergica. In supporto dell’antologia Fearless (1965-2025), “Ron” ha attraversato le varie tappe del suo percorso artistico, dal Jeff Beck Group ai Faces fino, appunto, al leggendario sodalizio con i Rolling Stones, mettendo in scaletta anche qualche sorpresa inedita.
Quando lo avvicino, penso a un caro amico di Piacenza, che non è più con noi e che lui conosceva bene: Giorgio Sogni. Non sono una “stonesiana” della prima ora, ma mio padre Nello mi portò a vedere gli Stones a Torino, nel famigerato concerto del 1982, e l’amicizia con Giorgio mi rese una grandissima fan di Keith Richards. E da “Keef” ha inizio la mia conversazione con Ronnie.
Ronnie Wood a Lucca
Ronnie Wood a Lucca
Nella sua autobiografia, Keith scrive: “Chiunque stiate ascoltando adesso, non sarebbe in giro se non fosse per me”. Si sente così anche lei?
«Credo di potermi tranquillamente inserire nel club dei “padri del Rock” e anche il mio album “Fearless”, che raccoglie 60 anni della mia musica, ne è la testimonianza. Fa un certo effetto, ma anche i nostri idoli - Muddy Waters, Chuck Berry... - hanno avuto una lunghissima carriera e hanno rappresentato per noi le basi. Credo che anche Elvis avrebbe potuto avere una lunga carriera, se non fosse morto prematuramente».
Non c’è solo la storia, però, c’è il futuro. Ho ascoltato “Foreign Tongues” e sono sobbalzata già al primo brano, “Rough and Twisted”.
«Un omaggio, appunto, al blues che tanto amiamo e che ci ha influenzati, a Muddy Waters, a Elmore James... Eravamo tutti d’accordo - per primo Andy Watt (il produttore, ndr), che secondo me è un genio - che dovesse essere il primo singolo. Lo abbiamo scherzosamente pubblicato come The Cockroaches perché avevamo voglia di scherzare, ma credo ci abbiano riconosciuti...».
Il sound dei Rolling Stones è inconfondibile e questo, dal 1975, anche grazie a lei. Eppure quest’album include tanti generi diversi e omaggi che non ci si aspetterebbe, come la cover di “You know I’m no good” di Amy Winehouse, a mio avviso un’altra perla del disco.
«Sono molto soddisfatto di “Foreign Tongues”, e lo siamo tutti. Penso che quest’album sia un concentrato del mondo dei Rolling Stones, tra retaggi blues, grandi ballate, brani più rock e musica country. E poi l’omaggio alla povera Amy, che abbiamo mantenuto fedele all’originale. Penso che Mick lo abbia interpretato benissimo. Siamo stati rinchiusi per oltre quattro settimane in studio di registrazione e ci siamo messi lì, a costruire brani dal nulla. Io ho lavorato fianco a fianco con Watt, non mi sono limitato alla registrazione, mi interessava capire come il tutto si trasformasse in risultato finale. Bei momenti, grande sinergia e sintonia, è stato bello».
A proposito del suo lavoro con Watt, ha dichiarato che Keith Richards, a un certo punto, le ha detto “Mettici pure la glassa e le ciliegine, ma la torta sono io”! Mi ha fatto ridere, perché trovo l’ironia di “Keef” irresistibile!
«È così! A volte penso che Keith sia uno dei Monty Python con la chitarra (grande risata, ndr). Siamo molto amici, c’è sempre stata grande sintonia tra noi, in palcoscenico, ma anche in studio di registrazione, lo seguo sempre moltissimo. Durante una sessione di registrazione, mi ha detto “Accidenti, che riff stai suonando, è pazzesco”! “Keith, l’ho preso da te”. “Davvero?” (seconda risata, ndr). Era roba sua!».
Tornando alla sua carriera solista, il tour con la sua band proseguirà e la tappa a Lucca ha confermato la sua passione per le esibizioni live. Quindi, le chiedo: ci sarà un futuro tour dei Rolling Stones, come si augura Mick Jagger?
«Le rispondo sì, assolutamente. A Londra, con Mick ci siamo esibiti al party di lancio dell’album e ci siamo divertiti tantissimo. Stiamo bene, in salute, amiamo il nostro pubblico e le nuove canzoni... perciò non vediamo l’ora che arrivi il 2027».
A chi lo dici, Ron, a chi lo dici...
Ron Wood e Mick Jagger suonano al party londinese
Ron Wood e Mick Jagger suonano al party londinese
A LONDRA MICK JAGGER E RON WOOD INCONTRANO I FAN AI METROPOLIS STUDIOS E SUONANO A SORPRESA AL ST. CLEMENT
L’estate rovente a Londra non è solo quella dei meteorologi, ma anche quella del rock.
Per giorni, Mick Jagger e Ronnie Wood hanno accolto i giornalisti da tutto il mondo in un hotel di Belgravia (accanto alla casa londinese di Jagger), poi hanno incontrato i fan (e c’era anche “Libertà”) ai Metropolis Studios per parlare di “Foreign Tongues”, il nuovo album. All’incontro è seguito un party esclusivo a inviti al St. Clement Hotel, con show di luci finale sul Tamigi, dove è stata proiettata più volte la famigerata lingua di Jagger, simbolo della band coniato nel 1970 dal designer John Pasche.
Lo show di luci sul Tamigi
Lo show di luci sul Tamigi

Quando Jagger e Wood iniziano a parlare, ci vogliono parecchi minuti perché i fan si calmino. “Foreign Tongues”, tutti concordano con oggettività, è un gran disco. «Ne siamo felicissimi», ripetono continuamente Mick e Ron. «Lo abbiamo registrato in meno di un mese, proprio qui dentro... là c’era Keith, io ero qui, Ronnie era lì - indicando con il dito le varie zone -. Tutto è nato in poco tempo, ma in realtà diversi brani c’erano già». E infatti, l’album suona un po’ come il seguito del precedente “Hackney Diamonds”. Non ultimo, «c’è “Hit me in the head”, una vecchia registrazione con Charlie» (Watts, il batterista dei Rolling Stones scomparso nel 2021, ndr). E poi, un sacco di amici musicisti che «andavano e venivano, spesso per puro caso», sostiene Jagger a proposito di Robert Smith dei Cure e il nuovo sodale Chad Smith, batterista dei Red Hot Chili Peppers. Ma anche «vecchi amici che hanno deciso con grande piacere di partecipare», come l’ex beatle Paul McCartney, che «suona il basso in “Covered in you”, e Steve Winwood, che già conosceva il produttore Andy Watt e avevo già contattato per “Hackney Diamonds», spiega Wood.
Winwood suona in “Jealous lover”, il secondo singolo:a voler trovare una “pecca”, invece che cantarla in falsetto Mick Jagger, che ha ancora una voce bellissima, doveva tirar giù tutto di un’ottava. Sorvolo anche sull’immagine di copertina dell’album, un collage dell’artista Nathaniel Mary Quinn non particolarmente accattivante. Ma ciò che conta è sempre la musica e il risultato è davvero notevole. Lo dice anche Keith Richards, purtroppo assente (sigh), che appare in video per un breve saluto spacciato per diretta, in realtà registrato. Del resto, chitarre alla mano di lì a poco, “You can’t always get what you want”... 
Mick Jagger e Ron Wood presentano l'album
Mick Jagger e Ron Wood presentano l'album
DIETRO A QUESTO GRANDE RISULTATO IL SOUND ENGINEER PIACENTINO MARCO SONZINI A LOS ANGELES
Il piacentino Marco Sonzini ormai non è solo un professionista di primo piano a livello internazionale, come sound engineer a Los Angeles, ma è anche una figura di grande fiducia in casa Stones.
Il suo prezioso lavoro era già emerso in “Hackney Diamonds”, il precedente album dei Rolling Stones (uscito nel 2023), che ha vinto ai 67esimi Grammy Awards il premio come Miglior Rock Album.
Anche in quel caso, a dare il tocco finale nella Città degli Angeli, all’interno dello staff tecnico e di produzione figurava Sonzini. Con grande soddisfazione di tutti. Del resto, Sonzini è ormai un punto di riferimento per i più grandi artisti, sia stranieri - dagli Stones e Lady Gaga - che italiani - da Tiziano Ferro a Caparezza, solo per citarne alcuni.
A proposito di “Foreign Tongues”, Sonzini esprime soddisfazione anche se preferisce che a parlarne siano gli Stones in conferenza stampa. E, soprattutto, la musica.
Il sound engineer piacentino Marco Sonzini negli studios di Los Angeles, dove ormai vive e lavora da tempo
Il sound engineer piacentino Marco Sonzini negli studios di Los Angeles, dove ormai vive e lavora da tempo