Origin Story: un gioco di carte che racconta la nascita di un supereroe
Il piacevole mix tra i due generi dà vita a un regolamento piuttosto lineare e accessibile anche a chi è alle prime armi
Carlo Chericoni
|21 ore fa

Origin Story
Nelle storie di supereroi c’è sempre un momento in cui la vita del protagonista cambia drasticamente. A volte è un incidente, altre una perdita, altre ancora una scoperta che spezza la normalità e costringe a diventare qualcun altro. Ed è proprio la volontà di ricostruire quel momento cruciale della narrazione a fare da sfondo a Origin Story, il nuovo gioco della Stonemaier Games pubblicato in Italia da Ghenos Games.
Al centro di questo gioco di carte c’è una meccanica che gli appassionati chiamano trick-taking, cioè un sistema “a prese” che può ricordare classici come Bridge, Briscola o Tressette. Ogni giocatore mette sul tavolo una carta e chi gioca quella dal valore più alto secondo le regole del turno conquista la presa e ottiene anche il diritto di aprire il turno successivo.
A questa struttura si affianca il tableau building, altro termine tecnico che indica la costruzione progressiva della propria area di gioco: round dopo round si aggiungono carte che, in linea con il tema, rappresentano poteri, alleati o svolte narrative, facendo crescere il personaggio e rendendolo via via più efficace.
Il mix tra i due generi dà vita a un regolamento lineare e accessibile anche a chi è alle prime armi con i giochi da tavolo. La partita si articola in cinque round da otto prese ciascuno e, all’inizio di ciascuno, i giocatori ricevono un segnalino Vigore da aggiungere alla propria riserva e pescano tre Carte Storia tra cui sceglierne una da collocare sulla plancia personale.
La fase successiva vede tutti i partecipanti scegliere contemporaneamente come collocare i segnalini Vigore sulle carte Storia, così da attivarne i poteri unici. Alcuni modificano il valore delle carte, altri intervengono durante il turno, altri ancora si attivano alla fine del round; tutti, però, hanno in comune la capacità di piegare le regole a proprio favore. L’ultima scelta, prima di entrare nella fase delle prese, è decidere se vestire i panni del supereroe o del supercattivo. Nel primo caso si ottiene un punto per ogni presa conquistata; nel secondo, invece, se ne guadagnano quattro a patto di non aggiudicarsene nemmeno una in quel round. È una trovata brillante, perché riesce a dare valore anche a una mano apparentemente sfavorevole, magari ricca di carte basse.
Al centro di questo gioco di carte c’è una meccanica che gli appassionati chiamano trick-taking, cioè un sistema “a prese” che può ricordare classici come Bridge, Briscola o Tressette. Ogni giocatore mette sul tavolo una carta e chi gioca quella dal valore più alto secondo le regole del turno conquista la presa e ottiene anche il diritto di aprire il turno successivo.
A questa struttura si affianca il tableau building, altro termine tecnico che indica la costruzione progressiva della propria area di gioco: round dopo round si aggiungono carte che, in linea con il tema, rappresentano poteri, alleati o svolte narrative, facendo crescere il personaggio e rendendolo via via più efficace.
Il mix tra i due generi dà vita a un regolamento lineare e accessibile anche a chi è alle prime armi con i giochi da tavolo. La partita si articola in cinque round da otto prese ciascuno e, all’inizio di ciascuno, i giocatori ricevono un segnalino Vigore da aggiungere alla propria riserva e pescano tre Carte Storia tra cui sceglierne una da collocare sulla plancia personale.
La fase successiva vede tutti i partecipanti scegliere contemporaneamente come collocare i segnalini Vigore sulle carte Storia, così da attivarne i poteri unici. Alcuni modificano il valore delle carte, altri intervengono durante il turno, altri ancora si attivano alla fine del round; tutti, però, hanno in comune la capacità di piegare le regole a proprio favore. L’ultima scelta, prima di entrare nella fase delle prese, è decidere se vestire i panni del supereroe o del supercattivo. Nel primo caso si ottiene un punto per ogni presa conquistata; nel secondo, invece, se ne guadagnano quattro a patto di non aggiudicarsene nemmeno una in quel round. È una trovata brillante, perché riesce a dare valore anche a una mano apparentemente sfavorevole, magari ricca di carte basse.

Il cuore della partita è affidato al tradizionale sistema delle prese. Il primo giocatore cala una carta e decide così il seme da seguire tra Amore, Forza, Intelligenza e Velocità. Gli altri, se possono, devono rispondere con lo stesso seme; se non ne hanno, sono liberi di giocare altro. Di norma vince la carta più alta del seme iniziale, ma c’è una regola che cambia gli equilibri: Amore è sempre briscola e può quindi conquistare la presa anche quando il turno è stato aperto con un altro seme.
A complicare piacevolmente il quadro ci pensano due elementi. Nel terzo round entra un evento casuale che altera le regole del capitolo in corso; nel quinto si rivela il proprio supereroe tra i due che si sono ricevuti a inizio partita, completando la narrazione personale costruita durante la partita. Così, round dopo round, il personaggio prende forma e acquista nuove possibilità d’azione. È in questo equilibrio tra crescita progressiva e gestione della mano che Origin Story si distingue dal classico gioco di carte, perché obbliga a ragionare su due livelli insieme: da una parte i poteri da attivare, dall’altra il modo in cui affrontare la fase delle prese.
Dopo la prima partita appare però chiaro che il tema supereroistico serva soprattutto da cornice narrativa a un impianto ludico in larga parte astratto. È un aspetto che, però, non toglie nulla ai meriti di Origin Story: le regole si imparano in fretta, la partita scorre con naturalezza e anche chi ha poca esperienza prende subito confidenza con il sistema.
In un settore che spesso tende a complicarsi più del necessario, Origin Story riesce in qualcosa di tutt’altro che scontato: restare leggibile, rapido e divertente anche per chi parte da zero. È proprio questa chiarezza uno dei suoi punti di forza più evidenti, perché già dopo il primo round esperti e principianti si ritrovano sullo stesso piano. Più che per la sua ambientazione, dunque, il gioco convince per la qualità con cui rende accessibile una struttura tutt’altro che banale.
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