Pippo Pollina su "Fra guerra e pace": «Alle logiche commerciali rispondo con la mia musica e le mie storie»
Il cantautore, acclamato all'estero, parla del suo nuovo album e dal 28 aprile suonerà anche in Italia

Eleonora Bagarotti
|1 ora fa

Pippo Pollina e il suo quartetto
Pippo Pollina sta per suonare in Italia, ma poi sarà in tour in Germania e, come sempre, spesso all’estero. Perché Pollina è uno degli artisti più significativi della musica italiana e meno “italiano” rispetto a quel certo conformismo e a quella idea “spettacolare” della musica italiana, ormai tutta televisiva, di cui lui sicuramente non fa parte.
Per questo, e per il valore della sua musica (oltre che per le sue scelte) gli dedichiamo oggi questa pagina. E scambiamo con lui qualche parola, sempre illuminante.
Il suo ultimo album “Fra guerra e pace” è una vivida testimonianza di tutto ciò che stiamo vivendo in questo momento. Ma ascoltandolo, e riascoltandolo, emerge anche il passato. Musicalmente, e non solo a livello dei testi, Pollina lascia infatti fluire anche echi di memoria. Non spinge a riflettere l’ascoltatore, lo accompagna con un racconto che prosegue la sua lunga, anzi lunghissima, serie di lavori significativi, sostanziali, dalle armonie ricche, talvolta più sperimentali. Cito “Ultimo volo. Orazione civile per Ustica” (2007) con la voce narrante di Mario Sgalambro, che mi colpì profondamente.
Nell’ultimo album di inediti, pubblicato da Jazzhaus Records / Storiedinote, il cantautore palermitano ci mette di fronte a storie dure. “La notte dei cristalli” è registrata insieme ai suoi due figli, “Free Palestina” dà voce a una terra ferita. Ma nonostante le tematiche, alla fine tra le note “artigianali” di un album sonoramente ricco e perfetto (non nel senso di “stucchevole”) soffia un anelito di speranza.
Per questo, e per il valore della sua musica (oltre che per le sue scelte) gli dedichiamo oggi questa pagina. E scambiamo con lui qualche parola, sempre illuminante.
Il suo ultimo album “Fra guerra e pace” è una vivida testimonianza di tutto ciò che stiamo vivendo in questo momento. Ma ascoltandolo, e riascoltandolo, emerge anche il passato. Musicalmente, e non solo a livello dei testi, Pollina lascia infatti fluire anche echi di memoria. Non spinge a riflettere l’ascoltatore, lo accompagna con un racconto che prosegue la sua lunga, anzi lunghissima, serie di lavori significativi, sostanziali, dalle armonie ricche, talvolta più sperimentali. Cito “Ultimo volo. Orazione civile per Ustica” (2007) con la voce narrante di Mario Sgalambro, che mi colpì profondamente.
Nell’ultimo album di inediti, pubblicato da Jazzhaus Records / Storiedinote, il cantautore palermitano ci mette di fronte a storie dure. “La notte dei cristalli” è registrata insieme ai suoi due figli, “Free Palestina” dà voce a una terra ferita. Ma nonostante le tematiche, alla fine tra le note “artigianali” di un album sonoramente ricco e perfetto (non nel senso di “stucchevole”) soffia un anelito di speranza.
Pollina, com’è nato “Fra guerra e pace”?
«Il progetto del nuovo album è il 25esimo di un lungo percorso. Io amo i concept-album e quindi, visto ciò che accade nel mondo, scrivere e registrare “Fra guerra e pace” era una mia esigenza personale. Anche perché c’è una sorta di “guerra” ampia, che coinvolge - anche se in modo diversi dalle precedenti guerre mondiali - l’Europa e tutto il mondo».
«Il progetto del nuovo album è il 25esimo di un lungo percorso. Io amo i concept-album e quindi, visto ciò che accade nel mondo, scrivere e registrare “Fra guerra e pace” era una mia esigenza personale. Anche perché c’è una sorta di “guerra” ampia, che coinvolge - anche se in modo diversi dalle precedenti guerre mondiali - l’Europa e tutto il mondo».
Con i brani dell’album lei avvicina il pubblico alle storie e ai protagonisti dietro i titoli dei giornali e tutto, dal linguaggio ai temi, la fanno sentire molto vicino all’Italia. Eppure, si potrebbe dire che lei lavori più spesso all’estero.
«In Italia manca la volontà politica di ridare dignità alla musica, che nel nostro Paese è considerata un accompagnamento, un’evasione. E invece la musica è qualcosa di altissimo. Per questo, da anni me ne sono andato all’estero».
«In Italia manca la volontà politica di ridare dignità alla musica, che nel nostro Paese è considerata un accompagnamento, un’evasione. E invece la musica è qualcosa di altissimo. Per questo, da anni me ne sono andato all’estero».

Un’opinione su Sanremo?
«Io non lo seguo da anni, ma quando mi capita di seguire questo o quel cantante provo un senso di rifiuto».
«Io non lo seguo da anni, ma quando mi capita di seguire questo o quel cantante provo un senso di rifiuto».
Eppure l’Italia è stata la patria dei cantautori impegnati.
«C’è stata questa virata di cantautori e di canzoni di valore in un momento storico ben preciso. La musica era di rango, dal punto di vista intellettuale. Poi, in un altro momento storico ben preciso, è scesa come tutta la cultura, che è diventata banale».
«C’è stata questa virata di cantautori e di canzoni di valore in un momento storico ben preciso. La musica era di rango, dal punto di vista intellettuale. Poi, in un altro momento storico ben preciso, è scesa come tutta la cultura, che è diventata banale».
Esiste una cura? Da che parte si dovrebbe ricominciare?
«Tutto è collegato: l’arte e la politica sono espressioni della nostra vita oggi. Per me l’arte e la cultura rappresentano una vita, una cima. Ti costringono a grande impegno, ricerca e anche a grandi battaglie - in questo caso, culturali appunto - a volte. Grandi intellettuali del rock lo hanno fatto e oggi sono riconosciuti come i portavoce di una rivoluzione culturale e sociale».
«Tutto è collegato: l’arte e la politica sono espressioni della nostra vita oggi. Per me l’arte e la cultura rappresentano una vita, una cima. Ti costringono a grande impegno, ricerca e anche a grandi battaglie - in questo caso, culturali appunto - a volte. Grandi intellettuali del rock lo hanno fatto e oggi sono riconosciuti come i portavoce di una rivoluzione culturale e sociale».

Un suo riferimento in questo contesto?
«Ce ne sono tanti. Io amo i Pink Floyd perché si può essere rivoluzionari a partire dal proprio stile musicale. Ma rivoluzionari sono stati anche altri interpreti del mondo anglofono. Poi le esigenze commerciali sono diventate prevalenti rispetto alla cultura e all’arte e questa cosa ha livellato tutto verso il basso».
«Ce ne sono tanti. Io amo i Pink Floyd perché si può essere rivoluzionari a partire dal proprio stile musicale. Ma rivoluzionari sono stati anche altri interpreti del mondo anglofono. Poi le esigenze commerciali sono diventate prevalenti rispetto alla cultura e all’arte e questa cosa ha livellato tutto verso il basso».
E i social, dove tutti scrivono o s’improvvisano esperti, hanno avuto e hanno un loro peso. Lei è d’accordo?
«Sì perché sui social, purtroppo, se una sciocchezza la dici mille volte, facendola girare, poi sembra diventare verità. Non dico che ci sia solo “fumo negli occhi”, ma il mezzo si presta benissimo alla superficialità, che è nemica della musica, della cultura e dell’arte».
Il tour europeo "La vita è bella così com'è" di Pippo Pollina & Quartetto Acustico suonerà in alcune città italiane, a partire dal 28 aprila al Teatro di Fiesole. Info: www.pippopollina.com
«Sì perché sui social, purtroppo, se una sciocchezza la dici mille volte, facendola girare, poi sembra diventare verità. Non dico che ci sia solo “fumo negli occhi”, ma il mezzo si presta benissimo alla superficialità, che è nemica della musica, della cultura e dell’arte».
Il tour europeo "La vita è bella così com'è" di Pippo Pollina & Quartetto Acustico suonerà in alcune città italiane, a partire dal 28 aprila al Teatro di Fiesole. Info: www.pippopollina.com

