Premio Strega candidati e non ecco i titoli che avrei votato io

“L’invenzione del colore” di Raimo, “I convitati di pietra” di Mari, “Donnaregina” di Ciabatti e “Lo sbilico” di Pierantozzi

Paola Torretta
|1 ora fa
Una precedente edizione del Premio Strega© ANSA
Una precedente edizione del Premio Strega© ANSA
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Tra pochi giorni si assegnerà il Premio Strega, uno dei premi letterari più prestigiosi. È stato fondato nel 1947 da Maria Bellonci con il sostegno di Guido Alberti, il proprietario della casa produttrice del liquore Strega. Il premio viene assegnato ogni anno a un’opera narrativa italiana e la giuria è composta dagli storici Amici della domenica, integrati oggi con i voti di associazioni di librai, bibliotecari e istituti italiani di cultura all’estero.
Si parte con ottanta nomi per arrivare a dodici semifinalisti e, di solito, a una cinquina finale che però quest’anno sarà composta da sei titoli per un cavillo burocratico. Tra i semifinalisti ho scelto quattro scrittori che, se avessi fatto parte della giuria, avrei votato.
Christian Raimo con “L’invenzione del colore” non è in finale. Il romanzo è fortemente autobiografico e intreccia memoria familiare, storia del Novecento, crisi personale e riflessione politica. Il protagonista è Christian, ha cinquant’anni e insegna in un liceo romano. Vive un momento critico determinato dal lavoro scolastico troppo burocratico e un impegno politico in cui non crede più. Improvvisamente sogna il padre morto, lo sogna come se fosse vivo e sente di non averlo conosciuto a fondo. Da qui la volontà di approfondire e l’inizio di una ricerca tra ex colleghi e amici. Il padre era Raffaele Raimo, chimico e dirigente della Technicolor, azienda leader nell’industria del cinema. Dalle ricerche ne esce un uomo differente dal suo ricordo. Il romanzo racconta di un padre che, innamorato del suo lavoro, rendeva più vivo il colore nelle immagini cinematografiche e di un figlio che, con la memoria e l’immaginazione, rivede il passato gettandosi in un’impresa quasi impossibile: comprendere completamente un’altra persona.

"L'invenzione del colore" di Christian Raimo
"L'invenzione del colore" di Christian Raimo

Il 22 luglio 1975 è la data in cui la terza A festeggia l’esame di maturità. Gli studenti decidono di ritrovarsi ogni anno e contribuire a un fondo comune che nel tempo continuerà a crescere. Le buone intenzioni iniziali si trasformeranno in qualcosa di inquietante perché l’accordo prevede che solo gli ultimi tre sopravvissuti potranno accedere al denaro. Le cene annuali sono il momento in cui si fa il punto della situazione – malattie e decessi - ma anche il luogo dove emergono antichi rancori. Il denaro trasformerà l’amicizia in una competizione contro il tempo e la morte. “I convitati di pietra” è un romanzo di Michele Mari: un po’ giallo e un po’ noir, il libro è un bellissimo racconto sul tempo che scorre toccando momenti ironici, divertenti ma anche riflessioni amare.
"I convitati di pietra" di Michele Mari
"I convitati di pietra" di Michele Mari
“Donnaregina” è una zona storica di Napoli ed è anche il titolo dell’ultimo libro di Teresa Ciabatti. È un romanzo che mescola autofiction, reportage, riflessione psicologia e cronaca criminale. La protagonista è una scrittrice che ha ricevuto l’incarico di intervistare l’ex boss della camorra Giuseppe Misso detto ‘o Nasone. Consapevole di entrare in un territorio sconosciuto, iniziano i colloqui in cui il boss racconta l’infanzia, il carcere, il potere, la violenza e soprattutto la famiglia. Lasciando sullo sfondo i fatti criminali, quello che esce è un personaggio complesso, mostrato in tutta la sua dimensione umana. Ma non è tutto. I colloqui con il boss inducono la scrittrice a porsi delle domande sulla propria vita includendo riflessioni sulla famiglia e il rapporto con la figlia. Il romanzo è storia della scrittrice che racconta il boss: due vite diverse, due modi di essere genitori differenti ma attraversati dalle stesse paure: perdere i figli, non riuscire a proteggerli e vederli diventare diversi da quello che si erano immaginato.
"Donnaregina" di Teresa Ciabatti
"Donnaregina" di Teresa Ciabatti
L’ultimo libro parte con un incipit strepitoso: Mi chiamo Alcide Pierantozzi, sono un paziente lucido, vigile, collaborativo, dall’eloquio fluido. Il protagonista ha 40 anni e vive ancora con sua madre, prende 7 pastiglie al giorno, 5 la mattina e 2 la sera. “Lo sbilico” di Alcide Pierantozzi affronta in modo diretto il tema della malattia mentale intrecciando diagnosi psichiatriche, autismo, depressione, allucinazioni, pensieri suicidari e le relazioni familiari. Fin dalle prime pagine emerge il rapporto del protagonista con la propria mente, una condizione di instabilità permanente evocata dal titolo, un equilibrio precario tra normalità e crollo, desiderio di vivere e impulso autodistruttivo. La scrittura e un linguaggio adeguato diventano un modo di mettere ordine nel caos ma allo stesso tempo anche un modo per esporsi e condividere problematiche del malessere psicologico, operazione che solo la grande letteratura, parlando con parole precise, può fare.
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"Lo sbilico" di Alcine Pierantozzi
"Lo sbilico" di Alcine Pierantozzi
LA PAGELLA DI PT BOOKS
Autore: Christia Raimo
Titolo: L’invenzione del colore
Casa Editrice: la Nave di Teseo
Pagine: 393
Prezzo: 20 euro
Voto: 8
Autore: Michele Mari
Titolo: I convitati di pietra
Casa Editrice: Einaudi
Pagine: 159
Prezzo: 17,50 euro
Voto: 10
Autrice: Teresa Ciabatti
Titolo: Donnaregina
Casa Editrice: Mondadori
Pagine: 218
Prezzo 19 euro
Voto: 8
Autore: Alcide Pierantozzi
Titolo: Lo sbilico
Pagine: 225
Prezzo: 19,50 euro
Voto: 9