Quando la robinia è "a palloncino", senza spine e non fiorisce
Dall'Austria selezionata una specie ornamentale per contesti storico-culturali
Dea De Angelis
|2 ore fa

Doppio filare di robinia di origine austriaca lungo i viali che conducono all’antico maniero della Valluretta.- © Libertà/Dea De Angelis
Non ha spine e non fiorisce. È la robinia di origine austriaca dalla chioma sferica, densa di foglie tanto da essere soprannominata "a palloncino", ideale per delimitare percorsi pedonali o viali di accesso a castelli e ville storiche. Rara in territorio piacentino, l’abbiamo rilevata lungo due meravigliosi viali con doppio filare che conducono all’ingresso di Villa Anguissola di Agazzano, nella splendida cornice delle colline della Valluretta.
Descritti in un’antica mappa di metà Settecento come la strada che va al mercato e la strada che va alla chiesa, oggi i due viali permangono e disegnano l’architettura esterna dell’antico maniero. L’idea di piantarli si inserisce perfettamente nella logica dei giardini storici all’italiana o dei viali di stampo europeo. Come la robinia comune, nota ai più, quella a palloncino è un’acacia ma diversamente dalla specie infestante, è un albero sterile che non sviluppa i fiori e quindi non produce nemmeno i semi. Vi chiederete - forse - come si riproduce. Le giovani piante nascono da innesto su un soggetto di robinia comune. Fu il botanico Jean Robin (da cui ha origine il nome della pianta) a introdurre quest’ultima in Europa - all’Orto Botanico su richiesta del Re di Francia, a Parigi - dal nord America. I primi semi piantati nel nostro continente risalgono al lontano Seicento, poi nei secoli la sua dispersione è stata inarrestabile con progetti attuali molto diffusi di contrasto a questo albero tra le specie aliene. La variante inerme – senza spine – venne selezionata solo due secoli dopo, in Austria, a scopo ornamentale. Si diceva, non produce i classici grappoli di fiori bianchi dribblando così il problema della dispersione infestante. Non fiorisce e non graffia, la robinia a palloncino che raramente supera il secolo di età e dall’altezza non superiore ai sei metri, può essere un’ottima scelta per giardini o parchi pubblici o aree pedonali o particolari contesti architettonici come il giardino della chiesa di paese (in fotografia).
Descritti in un’antica mappa di metà Settecento come la strada che va al mercato e la strada che va alla chiesa, oggi i due viali permangono e disegnano l’architettura esterna dell’antico maniero. L’idea di piantarli si inserisce perfettamente nella logica dei giardini storici all’italiana o dei viali di stampo europeo. Come la robinia comune, nota ai più, quella a palloncino è un’acacia ma diversamente dalla specie infestante, è un albero sterile che non sviluppa i fiori e quindi non produce nemmeno i semi. Vi chiederete - forse - come si riproduce. Le giovani piante nascono da innesto su un soggetto di robinia comune. Fu il botanico Jean Robin (da cui ha origine il nome della pianta) a introdurre quest’ultima in Europa - all’Orto Botanico su richiesta del Re di Francia, a Parigi - dal nord America. I primi semi piantati nel nostro continente risalgono al lontano Seicento, poi nei secoli la sua dispersione è stata inarrestabile con progetti attuali molto diffusi di contrasto a questo albero tra le specie aliene. La variante inerme – senza spine – venne selezionata solo due secoli dopo, in Austria, a scopo ornamentale. Si diceva, non produce i classici grappoli di fiori bianchi dribblando così il problema della dispersione infestante. Non fiorisce e non graffia, la robinia a palloncino che raramente supera il secolo di età e dall’altezza non superiore ai sei metri, può essere un’ottima scelta per giardini o parchi pubblici o aree pedonali o particolari contesti architettonici come il giardino della chiesa di paese (in fotografia).


