Rimane un po' di B.B. nel mondo delle vignette che l'hanno sognata

Brigitte Bardot, icona del cinema e della fantasia, ha ispirato la creatività degli autori di fumetti

Alessandro Sisti
|1 giorno fa
Copertina di Linus. Ottobre 1967, anno 3
Copertina di Linus. Ottobre 1967, anno 3
4 MIN DI LETTURA
Una rubrica come l’Officina del Fumetto, a cadenza settimanale e di norma slegata dall’attualità, si prepara con un discreto anticipo e dunque scrivo questa puntata mentre da poco è stata data notizia della morte di Brigitte Bardot, i cui funerali si sono celebrati ieri a Saint-Tropez, dove risiedeva. In questi dieci giorni alla leggendaria B.B. sono stati dedicati da tutti i media del pianeta articoli, retrospettive e servizi speciali rispetto ai quali questa pagina arriva buona ultima e tuttavia credo non inutile nel ricordare che se madame Brigitte ha lasciato il segno in ogni aspetto di un’epoca – dallo spettacolo alla cultura di massa e alla moda con il seducente scollo “alla Bardot” – l’ha impresso soprattutto nell’immaginazione popolare e, per inevitabile conseguenza, nei fumetti che ne rappresentano una delle principali espressioni. Nei primi anni Sessanta era comune utilizzare l’immagine delle star del momento e rifarsi alle vicende che interpretavano per generare storie che ne sfruttavano la notorietà, tuttavia Brigitte Bardot era fin d’allora qualcosa di più d’un fenomeno cinematografico o della trama del suo ultimo film. Incarnava il simbolo d’un nuovo genere di femminilità determinata e vitale, spigliata e indifferente al giudizio altrui, una protagonista a tutto campo sulla misura della quale il fumettista e scrittore francese Jean-Claude Forest diede forma a Barbarella, personaggio altrettanto innovativo che debuttò nel 1962 sulla rivista V Magazine. Il contesto era quello fantascientifico, che tanto nelle vignette quanto sul grande schermo e nelle serie televisive vedeva il dominio esclusivo d’eroi virilissimi, dai classici come l’americano Flash Gordon al più recente Jeff Hawke di produzione inglese, ai vari intrepidi comandanti d’astronave. Già per questo il mettere al centro della scena una donna appariva rivoluzionario, ma non basta, perché a differenza di qualsiasi eroina precedente, Barbarella faceva perfettamente a meno d’una controparte del sesso forte. A sconfiggere mostri galattici, sbaragliare schiavisti spaziali o perfino a togliere di mezzo tirannie cosmiche provvedeva di persona e nel frattempo non trascurava il lato romantico dell’avventura. Alieni (non necessariamente umanoidi) e perfino robot s’innamoravano di lei, che non disdegnava di sceglierli come occasionali partner amorosi e non di rado si mostrava nuda, senza peraltro voyeurismi gratuiti né situazioni eccessivamente connotate, perché nell’intento dell’autore il suo non era un fumetto sexy, quanto semmai improntato a quella libertà al femminile che s’iniziava a scorgere all’orizzonte. Una figura del genere, troppo disinvolta nel comportarsi come un uomo, non s’era mai vista… almeno nei comics, perché invece l’aspetto di Barbarella, dai tratti somatici alla corporatura sottile poco fumettistica e all’abbondante chioma bionda, era dichiaratamente ripreso da quello dell’attrice, che Forest non ha mai fatto mistero d’aver scelto come propria musa.
A Brigitte Bardot Saint-Tropez ha dedicato una statua, tratta dai disegni di Manara
A Brigitte Bardot Saint-Tropez ha dedicato una statua, tratta dai disegni di Manara
Per la mentalità perbenista del tempo c’era di che gridare allo scandalo – sia in Francia sia in Italia, dove Barbarella venne pubblicata tre anni dopo sulla neonata testata “Linus” – ma era la quasi fisiologica reazione che sempre accoglie l’inatteso a conferma del suo valore d’originalità: nello specifico per la storia della narrativa disegnata, dove Barbarella è considerata a tutt’oggi una pietra miliare. Erano anni in cui il fumetto esplorava spazi inediti trasformando temi e linguaggi e il merito, senza nulla togliere a Jean-Claude Forest, va anche un po’ a Brigitte Bardot, che nel nostro Paese ha ispirato altre protagoniste. Prima fra tutte – anche in ordine cronologico – Isabella Duchessa dei Diavoli. Creata nel 1966 e ambientata sullo sfondo della Francia del ‘600 dagli sceneggiatori ed editori Renzo Barbieri e Giorgio Cavedon, con un palese rimando ai romanzi – allora bestseller mondiali – di Angelica Marchesa degli Angeli, scritti da Anne e Serge Golon, Isabella è un’aristocratica decaduta, precipitata ai gradini più infimi della scala sociale e decisa a vendicarsi di chi ha voluto la rovina della sua famiglia. Cavedon e Barbieri, con la volontà dichiarata in più di un’intervista d’invertire gli stereotipi maschili, ne fanno una spadaccina avventuriera, affidandone la caratterizzazione grafica a Sandro Angiolini, artista fra i più prolifici e incisivi del nostro fumetto, che la raffigura prendendo Brigitte Bardot a modello. La serie resterà in edicola per dieci anni sommando ben 263 titoli (119 dei quali disegnati da Angiolini), con un successo replicato al di là dei confini nazionali e amplificato anziché ostacolato da censure e rimostranze dovute alla chiave marcatamente per adulti, con scene di sesso esplicito che fanno della nostrana Duchessa dei Diavoli la capostipite del fumetto erotico italiano.

Il piccolo fiore negli acquerelli di Milo Manara era il simbolo personale di B.B.
Il piccolo fiore negli acquerelli di Milo Manara era il simbolo personale di B.B.
La popolarità di Bardot riecheggiava anche in produzioni di tutt’altro tipo, come le strisce di Mafalda dell’argentino Quino in cui Nando (“Guille”, ossia Guillermo, nell’originale), fratellino dell’ipercerebrale Mafalda, nonostante la tenera età è perdutamente affascinato dall’irraggiungibile Brigitte, oppure nel Disney made in Italy, dove Zio Paperone equivoca sull’identità di una misteriosa B.B., che non è come lo stramiliardario crede Brigitte Barduck (tutto a Paperopoli è in versione papera, perfino lei), bensì la Banda Bassotti. Fino al 1974, quando l’attrice lascia le scene e si ritira a vita privata, senza che il suo mito s’interrompa e ancora alla fine del XX secolo, nella serie horror-western Djustine di Enrico Teodorani ripubblicata anche negli Stati Uniti, il disegnatore Nik Guerra rappresenta la protagonista Djustine ispirandosi a lei. Nel 2016 è Milo Manara, autore di caratura internazionale, a rendere omaggio alla diva con una raccolta di venticinque acquerelli da lei autografati e battuti all’asta a Parigi, dai quali in seguito sono stati ricavati i bozzetti per la sua statua collocata in place Banqui a Saint-Tropez. Ricordando quelle occasioni, Manara ha affermato «C’è un po’ di Brigitte Bardot in ogni mia donna disegnata». Infine, ma non certo ultima, un’opera a fumetti forse meno nota eppure non meno importante. È l’albo “75 kg di felicità”, realizzato dalla fumettista Roberta Morucci insieme al veterinario Massimo Vacchetta a beneficio del Centro Recupero Ricci “La Ninna” di Novello, in provincia di Cuneo, che si occupa di soccorrere i ricci feriti, ammalati o a rischio per altre cause. Nel 2024 Bardot ne riceve in dono una copia da un’amica, volontaria del Centro, e subito scrive al dottor Vacchetta offrendogli una prefazione per il fumetto e aggiungendo per impreziosirla un piccolo disegno di suo pugno. Una pubblicazione che ora più che mai andrà a ruba fra i collezionisti di cimeli e quelli di fumetti, a tutto vantaggio dei ricci e a testimonianza dell’impegno di madame Brigitte, amante di quei piccoli mammiferi nonché per cinquant’anni animalista di prima linea. La passione per gli animali di Brigitte Bardot, in difesa dei quali lascia una fondazione che porta il suo nome, è cosa nota. Non altrettanto conosciuti sono probabilmente l’interesse e i legami con quelle che nella sua lingua madre (seppure parlasse anche l’italiano, che ricordava d’aver imparato prima del francese) si chiamano BD, un’abbreviazione che sta per bandes dessinées. Cioè le “strisce disegnate”, i fumetti, che sono una delle regioni di quell’immaginario collettivo nel quale B.B. ha conquistato un posto che continuerà a occupare.
"Isabella" di Barbieri e Cavedon
"Isabella" di Barbieri e Cavedon