Giornata mondiale dell’udito, il professor Cuda: «La prevenzione è la prima cura»

Intervista a “Lo Specchio": «L'intelligenza artificiale aiuterà, ma il medico resta insostituibile»

Matteo Prati
|2 ore fa
Giornata mondiale dell’udito, il professor Cuda: «La prevenzione è la prima cura»
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In occasione della Giornata mondiale dell'udito, celebrata proprio ieri per sensibilizzare sull'importanza della prevenzione e della diagnosi precoce, la trasmissione "Lo Specchio" di Telelibertà ha ospitato il professor Domenico Rosario Cuda, direttore dell'Unità operativa di Otorinolaringoiatria dell'Ospedale di Piacenza, docente straordinario all'Università di Parma e presidente della Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale.
In dialogo con la giornalista Nicoletta Bracchi, il medico ha affrontato i temi della salute uditiva, della prevenzione e dell'evoluzione della medicina contemporanea, alternando riflessioni professionali e ricordi personali. «La prevenzione resta lo strumento più efficace che abbiamo - ha spiegato Cuda - perché molte patologie dell'udito sono silenziose e vengono scoperte troppo tardi. La diagnosi precoce cambia radicalmente la qualità della vita delle persone».
Arrivato a Piacenza nel 2003, Cuda ha contribuito a rendere il reparto un punto di riferimento nazionale, in particolare nell'implantologia cocleare e nella cura delle patologie dell'orecchio. «Il lavoro medico è sempre un lavoro di squadra: senza orchestra la musica non viene fuori», ha sottolineato, riconoscendo il valore della propria équipe. «Ho avuto il privilegio di collaborare con professionisti straordinari e so ascoltare i miei collaboratori: il merito è sempre condiviso».
Negli anni l'attività clinica si è affiancata alla ricerca scientifica e alla definizione di linee guida oggi considerate un modello anche a livello europeo. «Quantità e qualità devono procedere insieme - ha aggiunto - puntando sempre all'appropriatezza delle indicazioni terapeutiche».
Particolare attenzione è stata dedicata all'età pediatrica. Secondo i dati sanitari, circa due bambini su mille presentano problemi uditivi alla nascita. «Grazie allo screening neonatale individuiamo precocemente un problema nascosto.
Il deficit uditivo può generare isolamento e depressione: restituire l'udito significa restituire relazione, tempo e colore alla vita». Il professore ha ricordato con emozione alcuni momenti della sua esperienza clinica: «Quando un bambino passa dal silenzio ai primi suoni si colgono espressioni inimitabili, e lo stesso accade negli anziani quando tornano a distinguere voci che credevano perdute».
Non è mancato un appello ai più giovani: «L'uso prolungato delle cuffie ad alto volume rappresenta un rischio reale. I danni inizialmente sono lievi ma possono diventare irreversibili». Nel corso dell'intervista Cuda ha definito anche il proprio percorso umano e professionale: l'infanzia in un piccolo paese della provincia di Catanzaro, gli anni formativi in collegio, la laurea all'Università Cattolica di Roma e la scelta dell'otorinolaringoiatria maturata dopo un intervento subito da ragazzo.
«Conoscere da vicino la fragilità delle famiglie durante la formazione mi ha insegnato a non avere mai un atteggiamento frettoloso verso i pazienti». Tra le esperienze decisive, il primo incarico in Puglia, a Galatina: «Abbiamo dimostrato che anche in realtà periferiche si può fare buona medicina e ricerca». Fondamentali anche gli incontri con i maestri Michele Di Benedetto e Angelo Caroggio, «tra empatia e razionalità». Cuda ha ricordato poi l'esperienza del Covid: «È stato un periodo durissimo, che ci ha insegnato flessibilità e nuovi modi di lavorare. La sanità è cambiata profondamente».
Cuda: «L'intelligenza artificiale aiuterà, ma il medico resta insostituibile»
Uno sguardo rivolto al domani della sanità, senza perdere di vista il valore umano della professione. Il professor Cuda ha tracciato una riflessione che unisce formazione, innovazione e responsabilità sociale, partendo dal ruolo sempre più strategico della Facoltà di Medicina a Piacenza.
«Portare gli studenti nelle corsie significa formare i medici di domani e rendere il territorio più attrattivo. Abbiamo bisogno di una nuova primavera di giovani professionisti», ha sottolineato.
Sul tema dell'intelligenza artificiale, il giudizio resta equilibrato: «Sarà un grande supporto, ma non potrà mai sostituire il medico. La relazione umana rimane centrale nel percorso di cura».
Accanto alla dimensione professionale emerge anche quella personale: viaggi, montagna e fotografia raccontano un equilibrio fatto di osservazione e silenzio. «Le Dolomiti sono una meraviglia, mentre Piacenza mi affascina per la sua discrezione: passeggiare nel centro immerso nella nebbia ha qualcosa di profondamente suggestivo».
In chiusura, un pensiero rivolto alle nuove generazioni: «Il sapere non deve essere egoista: le competenze vanno condivise, solo così la medicina cresce davvero». E davanti alle telecamere di Specchio, il professore torna idealmente alle proprie origini: «Rivedo ancora il ragazzo partito da quel piccolo paese calabrese. È sempre lui, con la stessa curiosità e tanta voglia di fare». Tutte le puntate dello «Specchio» sono disponibili on demand sul sito di Libertà.