Sole e pelle: tra consapevolezza e falsi miti
Le buone abitudini da mettere in pratica in spiaggia, ma anche in città. Per essere sempre protetti
Francesca Pelucchi
|58 minuti fa

Sole: ecco come proteggere la pelle © ANSA
Quasi un italiano su due associa l’abbronzatura a un’idea di salute e bellezza, ma solo il 28% è realmente consapevole dei danni cutanei provocati dall’esposizione ai raggi UV. Un divario che evidenzia quanto la percezione dei rischi legati al sole resti ancora parziale, nonostante una crescente attenzione verso la cura della pelle. È quanto emerge dall’Osservatorio Heliocare, un’indagine condotta su sei mila persone con l’obiettivo di raccogliere informazioni sulle abitudini al sole e conoscere direttamente i comportamenti per orientare le campagne di sensibilizzazione e prevenzione. I risultati mostrano come, accanto ai falsi miti, siano soprattutto le abitudini quotidiane a influenzare i comportamenti: il 20% degli italiani il più delle volte dimentica di applicare la protezione solare, il 13% la considera scomoda e il 12% ammette di avere un approccio pigro all’argomento.
La fotoprotezione come gesto quotidiano, anche in città
La protezione solare, però, rappresenta oggi uno dei gesti più importanti nella cura della pelle. L’esposizione ai raggi UV, infatti, è tra i principali fattori responsabili dell’invecchiamento cutaneo e dello sviluppo di patologie dermatologiche: proteggersi in modo costante significa intervenire in modo concreto sulla qualità della pelle nel tempo. Uno dei comportamenti più scorretti in questo senso è relegare l’uso della crema solare alla spiaggia o in quota. Ma, come ricordano i dermatologi, i raggi solari, rappresentano circa il 95% degli ultravioletti che raggiungono la terra e mantengono un’intensità quasi costante durante tutto l’anno, con effetti cumulativi anche in giornate non assolate. Le esposizioni ripetute, anche senza che a queste seguano scottature, contribuiscono a stress ossidativo, infiammazione e danni molecolari cutanei che accelerano l’invecchiamento. Un altro errore che spesso viene commesso, soprattutto da chi ha la carnagione più scura, è quello sottovalutare il rischio, dimenticando che anche la pelle abbronzata può sviluppare danni cutanei e tumori della pelle. Altra convinzione errata è che indossando la crema non ci si abbronzi. In realtà, la protezione solare non impedisce alla pelle di prendere colore, ma le permette di pigmentarsi in modo più graduale e uniforme, limitando infiammazione, stress ossidativo e danni cellulari. Un’abbronzatura ottenuta in modo corretto tende anche a durare più a lungo. “Oggi le formulazioni solari sono sempre più evolute e personalizzate”, spiega Carolina Bussoletti, dermatologa e membro del Consiglio Direttivo AIDECO – Associazione Italiana Dermatologia e Cosmetologia. “Non parliamo più soltanto di prodotti che schermano i raggi UV, ma di veri trattamenti cosmetici arricchiti con sostanze antiossidanti, lenitive, idratanti o sebo-regolatrici, pensati per adattarsi alle diverse esigenze della pelle”.
La protezione solare, però, rappresenta oggi uno dei gesti più importanti nella cura della pelle. L’esposizione ai raggi UV, infatti, è tra i principali fattori responsabili dell’invecchiamento cutaneo e dello sviluppo di patologie dermatologiche: proteggersi in modo costante significa intervenire in modo concreto sulla qualità della pelle nel tempo. Uno dei comportamenti più scorretti in questo senso è relegare l’uso della crema solare alla spiaggia o in quota. Ma, come ricordano i dermatologi, i raggi solari, rappresentano circa il 95% degli ultravioletti che raggiungono la terra e mantengono un’intensità quasi costante durante tutto l’anno, con effetti cumulativi anche in giornate non assolate. Le esposizioni ripetute, anche senza che a queste seguano scottature, contribuiscono a stress ossidativo, infiammazione e danni molecolari cutanei che accelerano l’invecchiamento. Un altro errore che spesso viene commesso, soprattutto da chi ha la carnagione più scura, è quello sottovalutare il rischio, dimenticando che anche la pelle abbronzata può sviluppare danni cutanei e tumori della pelle. Altra convinzione errata è che indossando la crema non ci si abbronzi. In realtà, la protezione solare non impedisce alla pelle di prendere colore, ma le permette di pigmentarsi in modo più graduale e uniforme, limitando infiammazione, stress ossidativo e danni cellulari. Un’abbronzatura ottenuta in modo corretto tende anche a durare più a lungo. “Oggi le formulazioni solari sono sempre più evolute e personalizzate”, spiega Carolina Bussoletti, dermatologa e membro del Consiglio Direttivo AIDECO – Associazione Italiana Dermatologia e Cosmetologia. “Non parliamo più soltanto di prodotti che schermano i raggi UV, ma di veri trattamenti cosmetici arricchiti con sostanze antiossidanti, lenitive, idratanti o sebo-regolatrici, pensati per adattarsi alle diverse esigenze della pelle”.
Come applicare la crema solare
Anche la quantità di prodotto da applicare è un aspetto da non sottovalutare. Diversi studi dermatologici dimostrano che la maggior parte delle persone applica meno della metà della dose che sarebbe necessaria per ottenere la protezione indicata sull’etichetta dei cosmetici. Un adulto per proteggere tutto il corpo dovrebbe applicare circa 30 millilitri di prodotto ogni volta, l’equivalente di un bicchierino da liquore. Applicare una minore quantità non diminuisce semplicemente la protezione, la riduce drasticamente. “La protezione solare andrebbe applicata circa 20-30 minuti prima dell’esposizione e riapplicata almeno ogni due ore o anche più frequentemente in caso di intensa sudorazione, sport o attività acquatiche”, precisa la dottoressa Bussoletti. Non bisogna poi dimenticare di proteggere orecchie, piedi, collo, dorso delle mani e labbra. Proprio le labbra, prive di melanina, sono particolarmente vulnerabili e richiedono alte protezioni. Esistono prodotti solari pensati specificatamente per ovviare a questo problema.
Anche la quantità di prodotto da applicare è un aspetto da non sottovalutare. Diversi studi dermatologici dimostrano che la maggior parte delle persone applica meno della metà della dose che sarebbe necessaria per ottenere la protezione indicata sull’etichetta dei cosmetici. Un adulto per proteggere tutto il corpo dovrebbe applicare circa 30 millilitri di prodotto ogni volta, l’equivalente di un bicchierino da liquore. Applicare una minore quantità non diminuisce semplicemente la protezione, la riduce drasticamente. “La protezione solare andrebbe applicata circa 20-30 minuti prima dell’esposizione e riapplicata almeno ogni due ore o anche più frequentemente in caso di intensa sudorazione, sport o attività acquatiche”, precisa la dottoressa Bussoletti. Non bisogna poi dimenticare di proteggere orecchie, piedi, collo, dorso delle mani e labbra. Proprio le labbra, prive di melanina, sono particolarmente vulnerabili e richiedono alte protezioni. Esistono prodotti solari pensati specificatamente per ovviare a questo problema.
L’ombra non basta per esser protetti dai raggi del sole
Stare sotto l’ombrellone non è garanzia di protezione. La sabbia riflette una parte consistente delle radiazioni UV e disperde la luce intorno al corpo. È per questo che è possibile scottarsi pur restando all’ombra. Lo stesso vale per la montagna: in quota l’intensità dei raggi aumenta e neve e ghiaccio possono riflettere fino all’80% delle radiazioni solari. In città bisogna proteggersi dal sole durante i tragitti casa-posto di lavoro, ma anche dai raggi che passano dai vetri. Inoltre, alcune superfici urbane aumentano l’esposizione ai raggi solari. Cemento e asfalto riflettono parte delle radiazioni UV, motivo per cui si può accumulare danno solare anche durante una passeggiata o mentre si pranza all’aperto. Per questo integrare nella propria routine la fotoprotezione in maniera costante è un’abitudine consigliata. Un’attenzione particolare va posta poi nei confronti dei bambini e delle pelli fragili. La pelle infantile, più sottile e delicata, è particolarmente vulnerabile ai danni del sole e le scottature accumulate nei primi anni di vita aumentano il rischio di melanoma in età adulta. Fondamentale quindi scegliere prodotti ad alta protezione, formulati specificamente per le pelli sensibili, e associare sempre misure fisiche come cappelli, occhiali da sole e indumenti protettivi.
Stare sotto l’ombrellone non è garanzia di protezione. La sabbia riflette una parte consistente delle radiazioni UV e disperde la luce intorno al corpo. È per questo che è possibile scottarsi pur restando all’ombra. Lo stesso vale per la montagna: in quota l’intensità dei raggi aumenta e neve e ghiaccio possono riflettere fino all’80% delle radiazioni solari. In città bisogna proteggersi dal sole durante i tragitti casa-posto di lavoro, ma anche dai raggi che passano dai vetri. Inoltre, alcune superfici urbane aumentano l’esposizione ai raggi solari. Cemento e asfalto riflettono parte delle radiazioni UV, motivo per cui si può accumulare danno solare anche durante una passeggiata o mentre si pranza all’aperto. Per questo integrare nella propria routine la fotoprotezione in maniera costante è un’abitudine consigliata. Un’attenzione particolare va posta poi nei confronti dei bambini e delle pelli fragili. La pelle infantile, più sottile e delicata, è particolarmente vulnerabile ai danni del sole e le scottature accumulate nei primi anni di vita aumentano il rischio di melanoma in età adulta. Fondamentale quindi scegliere prodotti ad alta protezione, formulati specificamente per le pelli sensibili, e associare sempre misure fisiche come cappelli, occhiali da sole e indumenti protettivi.
Anche i solari scadono
Come tutti i cosmetici, anche i solari hanno una scadenza: usare una crema aperta l’anno precedente o lasciata sotto il sole può ridurre la stabilità dei filtri UV e quindi l’efficacia. Sarebbe bene, quindi, acquistare solari nuovi a ogni stagione e non lasciarli al sole, ma proteggerli all’interno di una bustina da conservare il più possibile all’ombra.
Come tutti i cosmetici, anche i solari hanno una scadenza: usare una crema aperta l’anno precedente o lasciata sotto il sole può ridurre la stabilità dei filtri UV e quindi l’efficacia. Sarebbe bene, quindi, acquistare solari nuovi a ogni stagione e non lasciarli al sole, ma proteggerli all’interno di una bustina da conservare il più possibile all’ombra.
Sunxiety
Sempre più spesso si sente parlare di “sunscreen anxiety”: una crescente diffidenza verso i filtri solari alimentata soprattutto dalla disinformazione online. La cosmetologa Claudia Capanna di AIDECO ha definito questa ossessione per la presunta pericolosità dei solari, “disinfodemia”, sottolineando come la confusione informativa porti a paura e sottoutilizzo o rifiuto della protezione solare. Tra le convinzioni sbagliate e più diffuse c’è quella secondo cui le creme impedirebbero la produzione di vitamina D o sarebbero dannose per i bambini, nonostante le evidenze scientifiche vadano nella direzione opposta. Anche la paura che i solari danneggino l’ambiente è facilmente ovviabile visto che oggi la fotoprotezione è sempre più legata anche alla sostenibilità ambientale. L’industria cosmetica ha sviluppato e continua a migliore formulazioni sempre più eco-friendly e filtri innovativi a minore impatto sugli ecosistemi marini, con un’attenzione crescente verso ingredienti biodegradabili e packaging riciclabili.
Sempre più spesso si sente parlare di “sunscreen anxiety”: una crescente diffidenza verso i filtri solari alimentata soprattutto dalla disinformazione online. La cosmetologa Claudia Capanna di AIDECO ha definito questa ossessione per la presunta pericolosità dei solari, “disinfodemia”, sottolineando come la confusione informativa porti a paura e sottoutilizzo o rifiuto della protezione solare. Tra le convinzioni sbagliate e più diffuse c’è quella secondo cui le creme impedirebbero la produzione di vitamina D o sarebbero dannose per i bambini, nonostante le evidenze scientifiche vadano nella direzione opposta. Anche la paura che i solari danneggino l’ambiente è facilmente ovviabile visto che oggi la fotoprotezione è sempre più legata anche alla sostenibilità ambientale. L’industria cosmetica ha sviluppato e continua a migliore formulazioni sempre più eco-friendly e filtri innovativi a minore impatto sugli ecosistemi marini, con un’attenzione crescente verso ingredienti biodegradabili e packaging riciclabili.
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