Sos pesantezza gambe gonfie. Come combattere il ristagno dei liquidi
Intervista ad Alessandra Apone, farmacista per Naturadika
Francesca Pelucchi
|5 ore fa

Alessandra Apone
Con l’innalzamento delle temperature, il sistema circolatorio e linfatico subisce una pressione fisiologica che si manifesta con pesantezza degli arti e perdita di tono dei tessuti. Anche la pelle appare più disomogenea e si percepisce un senso di gonfiore. Questi sono i segnali visibili di un’infiammazione del microcircolo. Quando i fluidi ristagnano negli spazi interstiziali, i setti fibrosi, le fibre di collagene che collegano la pelle ai muscoli, tendono a irrigidirsi e ad accorciarsi. Questa trazione interna, unita al gonfiore, genera la compressione dei vasi sanguigni, alimentando un circolo vizioso di scarsa ossigenazione e accumulo di tossine.
Il problema delle gambe gonfie viene spesso riferito a un rallentamento del sistema linfatico. Ma di cosa si tratta? Ce lo spiega Alessandra Apone, farmacista per Naturadika. «Il sistema linfatico è una rete parallela a quella sanguigna, ma silenziosa: non ha un cuore che la pompa. Raccoglie i liquidi che ogni giorno fuoriescono dai capillari e ristagnano negli spazi tra le cellule, circa due litri, e li rimette in circolo dopo averli filtrati nei linfonodi. Quando questo flusso rallenta, i liquidi si accumulano nei tessuti. Si tratta di ristagno, che si manifesta con quella sensazione di gambe pesanti, caviglie gonfie e mani gonfie, soprattutto la sera. Il drenaggio è semplicemente l’insieme delle strategie, meccaniche, fisiologiche, fitoterapiche, che aiutano la linfa a rimettersi in moto».
Il problema delle gambe gonfie viene spesso riferito a un rallentamento del sistema linfatico. Ma di cosa si tratta? Ce lo spiega Alessandra Apone, farmacista per Naturadika. «Il sistema linfatico è una rete parallela a quella sanguigna, ma silenziosa: non ha un cuore che la pompa. Raccoglie i liquidi che ogni giorno fuoriescono dai capillari e ristagnano negli spazi tra le cellule, circa due litri, e li rimette in circolo dopo averli filtrati nei linfonodi. Quando questo flusso rallenta, i liquidi si accumulano nei tessuti. Si tratta di ristagno, che si manifesta con quella sensazione di gambe pesanti, caviglie gonfie e mani gonfie, soprattutto la sera. Il drenaggio è semplicemente l’insieme delle strategie, meccaniche, fisiologiche, fitoterapiche, che aiutano la linfa a rimettersi in moto».
Quali sono i prodotti e gli attivi che lavorano sul drenaggio linfatico?
«Quando si parla dei prodotti e degli attivi che lavorano sul drenaggio è utile distinguere tre famiglie. Gli attivi sul microcircolo venoso e linfatico come la centella asiatica, il rusco, l’ippocastano e il mirtillo che tonificano la parete dei vasi e aiutano la linfa a risalire. Ci sono poi gli attivi diuretici e depurativi come la betulla, l’equiseto, il tarassaco, il carciofo, la pilosella e la ciliegia che agiscono a valle, alleggerendo il carico di liquidi attraverso reni e fegato. Infine, ci sono i modulatori osmotici, come il nopal o il fico d’India, catturano acqua e sodio in eccesso a livello intestinale. Una formula ben costruita combina almeno due di questi assi».
«Quando si parla dei prodotti e degli attivi che lavorano sul drenaggio è utile distinguere tre famiglie. Gli attivi sul microcircolo venoso e linfatico come la centella asiatica, il rusco, l’ippocastano e il mirtillo che tonificano la parete dei vasi e aiutano la linfa a risalire. Ci sono poi gli attivi diuretici e depurativi come la betulla, l’equiseto, il tarassaco, il carciofo, la pilosella e la ciliegia che agiscono a valle, alleggerendo il carico di liquidi attraverso reni e fegato. Infine, ci sono i modulatori osmotici, come il nopal o il fico d’India, catturano acqua e sodio in eccesso a livello intestinale. Una formula ben costruita combina almeno due di questi assi».
Non tutti i drenanti agiscono però sul sistema linfatico. Quali sono le principali differenze?
«È una distinzione che faccio sempre. Un drenante sistemico, la maggior parte di quelli in commercio, agisce sui reni e sull’eliminazione urinaria riducendo il volume complessivo dei liquidi nei tessuti e, indirettamente, alleggerendo anche la linfa. Un vero linfotonico, invece, stimola la contrattilità dei vasi linfatici e la microcircolazione. Parliamo quindi di centella, rusco, ippocastano. Sono due livelli diversi e complementari. Il drenante sistemico lavora sul “quanto”, il linfotonico sul “come” scorre la linfa. Idealmente si combinano, perché ridurre i liquidi senza muoverli serve a poco, e viceversa».
«È una distinzione che faccio sempre. Un drenante sistemico, la maggior parte di quelli in commercio, agisce sui reni e sull’eliminazione urinaria riducendo il volume complessivo dei liquidi nei tessuti e, indirettamente, alleggerendo anche la linfa. Un vero linfotonico, invece, stimola la contrattilità dei vasi linfatici e la microcircolazione. Parliamo quindi di centella, rusco, ippocastano. Sono due livelli diversi e complementari. Il drenante sistemico lavora sul “quanto”, il linfotonico sul “come” scorre la linfa. Idealmente si combinano, perché ridurre i liquidi senza muoverli serve a poco, e viceversa».
Quali sono gli effetti del drenaggio linfatico sul corpo, internamente ed esternamente?
«Internamente, un buon drenaggio riduce la pressione interstiziale, migliora l’ossigenazione dei tessuti, alleggerisce il lavoro di reni e fegato e sostiene la risposta immunitaria: ricordiamo, infatti, che i linfonodi sono stazioni immunitarie. I segnali visibili compaiono nell’arco di due o tre settimane. Le gambe sono meno pesanti la sera, le caviglie più definite, il viso più scolpito al risveglio, la pelle appare più uniforme sui glutei e sulle cosce. Spesso anche la digestione migliora, perché un sistema linfatico che ristagna pesa anche sulla mucosa intestinale».
«Internamente, un buon drenaggio riduce la pressione interstiziale, migliora l’ossigenazione dei tessuti, alleggerisce il lavoro di reni e fegato e sostiene la risposta immunitaria: ricordiamo, infatti, che i linfonodi sono stazioni immunitarie. I segnali visibili compaiono nell’arco di due o tre settimane. Le gambe sono meno pesanti la sera, le caviglie più definite, il viso più scolpito al risveglio, la pelle appare più uniforme sui glutei e sulle cosce. Spesso anche la digestione migliora, perché un sistema linfatico che ristagna pesa anche sulla mucosa intestinale».
Cellulite e sistema linfatico: ci sono attinenze?
«Strettissime. La cellulite non è grasso, o non è solo grasso, è un’alterazione del tessuto connettivo dove ristagno linfatico, microcircolo rallentato e infiammazione di basso grado creano quel pattern a “buccia d’arancia”. L’adipocita si gonfia, comprime i capillari linfatici e ostacola ulteriormente il flusso della linfa, creando un vero e proprio circolo vizioso. Per questo le strategie che funzionano sulla cellulite sono sempre quelle che lavorano in parallelo sul drenaggio dei liquidi e sul movimento della linfa. Aggredire solo il grasso, senza sbloccare il sistema linfatico, è il motivo per cui tante diete restrittive lasciano la cellulite intatta».
«Strettissime. La cellulite non è grasso, o non è solo grasso, è un’alterazione del tessuto connettivo dove ristagno linfatico, microcircolo rallentato e infiammazione di basso grado creano quel pattern a “buccia d’arancia”. L’adipocita si gonfia, comprime i capillari linfatici e ostacola ulteriormente il flusso della linfa, creando un vero e proprio circolo vizioso. Per questo le strategie che funzionano sulla cellulite sono sempre quelle che lavorano in parallelo sul drenaggio dei liquidi e sul movimento della linfa. Aggredire solo il grasso, senza sbloccare il sistema linfatico, è il motivo per cui tante diete restrittive lasciano la cellulite intatta».
Quando il sistema linfatico non funziona bene, quali sono gli effetti sul corpo?
«I segnali sono più diffusi di quanto si pensi. Si notano gonfiore persistente alle gambe e alle caviglie, peso e stanchezza muscolare al pomeriggio, occhiaie e viso appesantito al mattino, cellulite che peggiora, digestione lenta, una certa difficoltà a smaltire pasti salati. Anche le difese immunitarie ne risentono, chi ha una linfa pigra tende a raffreddarsi più spesso. Sono tutti segni che il sistema sta chiedendo un alleggerimento».
«I segnali sono più diffusi di quanto si pensi. Si notano gonfiore persistente alle gambe e alle caviglie, peso e stanchezza muscolare al pomeriggio, occhiaie e viso appesantito al mattino, cellulite che peggiora, digestione lenta, una certa difficoltà a smaltire pasti salati. Anche le difese immunitarie ne risentono, chi ha una linfa pigra tende a raffreddarsi più spesso. Sono tutti segni che il sistema sta chiedendo un alleggerimento».
Qual è la miglior strategia per drenare il ristagno di liquidi?
«Muoversi ogni giorno è molto importante. La linfa si sposta solo con la contrazione muscolare, bastano trenta minuti di camminata sostenuta. Dormire con i piedi leggermente sollevati e ridurre il sale nascosto, che si trova negli insaccati, nei formaggi stagionati e negli snack, è molto utile così come idratarsi con costanza. È bene fare poi spazzolatura a secco e docce fredde sulle gambe che aiutano a risvegliare il microcircolo. Inoltre, bisogna agire anche dall’interno con un ciclo drenante stagionale, tipicamente in primavera e prima dell’estate. MagriFit Detox è pensato proprio per questo: una bustina al mattino in 500 ml d’acqua per 20 giorni, dove il nopal modula l’assorbimento dei liquidi, carciofo e tarassaco sostengono fegato e reni, equiseto e ciliegia ne accompagnano l’eliminazione. È il gesto interno che amplifica tutto quello che facciamo fuori. Senza movimento però nessun drenante fa miracoli: la linfa va invitata, non forzata».
«Muoversi ogni giorno è molto importante. La linfa si sposta solo con la contrazione muscolare, bastano trenta minuti di camminata sostenuta. Dormire con i piedi leggermente sollevati e ridurre il sale nascosto, che si trova negli insaccati, nei formaggi stagionati e negli snack, è molto utile così come idratarsi con costanza. È bene fare poi spazzolatura a secco e docce fredde sulle gambe che aiutano a risvegliare il microcircolo. Inoltre, bisogna agire anche dall’interno con un ciclo drenante stagionale, tipicamente in primavera e prima dell’estate. MagriFit Detox è pensato proprio per questo: una bustina al mattino in 500 ml d’acqua per 20 giorni, dove il nopal modula l’assorbimento dei liquidi, carciofo e tarassaco sostengono fegato e reni, equiseto e ciliegia ne accompagnano l’eliminazione. È il gesto interno che amplifica tutto quello che facciamo fuori. Senza movimento però nessun drenante fa miracoli: la linfa va invitata, non forzata».

I DIVERSI APPROCCI MANUALI AL DRENAGGIO LINFATICO
Quando si parla di massaggi per favorire il drenaggio linfatico, si tende spesso a immaginarli come semplici trattamenti estetici, utili per ridurre gonfiore o migliorare l’aspetto delle gambe. In realtà, il tema riguarda il funzionamento di uno dei sistemi più importanti del nostro organismo, il sistema linfatico. La linfa è il fluido che attraversa il nostro corpo con una funzione essenziale. Raccoglie le scorie metaboliche, regola i liquidi nei tessuti e contribuisce in modo determinante alla risposta immunitaria. Quando questo sistema rallenta o si altera, il corpo non riesce più a drenare correttamente. È in quel momento che compaiono segnali spesso sottovalutati, come il senso di pesantezza, il gonfiore persistente, la ritenzione idrica o alcune alterazioni della qualità della pelle, tra cui la cellulite. Le cause di questo rallentamento sono raramente univoche. Più spesso si tratta di una combinazione di fattori, come uno stile di vita sedentario, squilibri ormonali, infiammazione cronica, alimentazione non equilibrata o un accumulo di tessuto adiposo che ostacola il normale ritorno dei fluidi. Per questo motivo, affrontare il drenaggio linfatico in modo efficace significa andare oltre il singolo trattamento e costruire un approccio più ampio, che tenga conto della persona nel suo insieme. «Esistono diverse tecnologie e metodiche che possono intervenire su questo sistema, ciascuna con un ruolo specifico. Le onde d’urto, ad esempio, agiscono attraverso una stimolazione meccanica profonda che riattiva il microcircolo e favorisce il movimento dei liquidi, contribuendo a ridurre il gonfiore e a migliorare la qualità dei tessuti. Accanto a questo, il linfodrenaggio manuale rappresenta una tecnica fondamentale.
Eseguito da operatori esperti, segue il decorso anatomico del sistema linfatico e facilita in modo mirato il deflusso dei liquidi, restituendo leggerezza e armonia al corpo»., dichiara Alice Miegge, Medico Chirurgo, Specialista in Chirurgia Generale, Master di II livello in Medicina Estetica e Laserterapia che opera nella clinica milanese, Image Regenerative Clinic, in via Pietro Mascagni 14. «Altri approcci lavorano su piani differenti, ma complementari. L’ozonoterapia interviene migliorando l’ossigenazione dei tessuti e la qualità del microcircolo, con effetti positivi anche sulla componente infiammatoria e sulla cosiddetta pannicolopatia. La mesoterapia, attraverso microiniezioni di attivi specifici, agisce localmente per migliorare sia il drenaggio sia l’aspetto cutaneo. Tecniche come la coppettazione o trattamenti naturali come il calco verde stimolano ulteriormente la circolazione e il sistema linfatico, mentre la pressoterapia offre un supporto meccanico sequenziale che accompagna il ritorno dei fluidi. Tuttavia, limitarsi al trattamento locale rischia di essere riduttivo. In molti casi, infatti, il vero punto di partenza è una valutazione più ampia, che includa anche l’aspetto metabolico e nutrizionale. Una visita dietologica può individuare eventuali fattori che ostacolano il drenaggio, come infiammazione sistemica o ritenzione legata all’alimentazione. Anche un percorso di dimagrimento, quando necessario, può avere un impatto significativo nel migliorare il ritorno linfatico, liberando i tessuti da una pressione che ne compromette la funzionalità. In questo senso, il drenaggio linfatico non è una soluzione rapida, ma un processo che richiede metodo e personalizzazione. Il numero di sedute varia in base alla condizione di partenza, ma generalmente si lavora su cicli iniziali più ravvicinati, per poi passare a una fase di mantenimento. Ciò che fa davvero la differenza è la capacità di integrare le diverse tecniche all’interno di un percorso costruito su misura», conclude la dottoressa Miegge.


