Aqua, addio alla band che ha reso immortale la bambola più amata

Il gruppo pop-dance danese, celebre per la super orecchiabile “Barbie Girl”, ha annunciato lo scioglimento dopo 30 anni

Fabrizia Malgieri
|16 ore fa
Aqua, addio alla band che ha reso immortale la bambola più amata
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È stato il gruppo che ha consacrato il genere “bubble-gum dance” attorno alla metà degli anni Novanta. Hanno pubblicato appena tre album, eppure hanno sfornato in pochissimi anni vere e proprie hit di successo che risuonano in radio ancora oggi. Gli Aqua – il popolare gruppo scandinavo dietro ad una canzone super orecchiabile come “Barbie Girl” – hanno annunciato la fine della loro trentennale carriera attraverso un lungo post sui social network all’inizio di questa settimana. «Dopo molti anni incredibili, abbiamo deciso di chiudere il capitolo degli Aqua come band dal vivo.
Gli Aqua hanno rappresentato una parte importantissima delle nostre vite e insieme abbiamo avuto la possibilità di vivere esperienze che non avremmo mai osato sognare» si legge, «Abbiamo girato il mondo innumerevoli volte, incontrato tantissime persone meravigliose, cantato insieme a milioni di voi e condiviso ricordi che porteremo con noi per sempre», a cui poi aggiungono: «quando si sta insieme per così tanto tempo, si impara anche quando è il momento di proteggere ciò che si è creato insieme». Formatasi sul finire degli anni Ottanta con il nome di Joyspeed – con il quale ha pubblicato il singolo “Itsy Bitsy Spider” nel 1995 – la band danese ha ufficialmente dato il via alla sua avventura pubblicando prima “Roses are red” nel 1996 e successivamente “Barbie Girl” nel 1997, che è letteralmente esplosa nelle radio di tutto il mondo grazie al suo ritmo squisitamente dance. Il brano è una “novelty song” per cui si intende una canzone leggera che tratta temi di attualità o mode del momento attraverso testi umoristici, satirici e insoliti con l’obiettivo di ottenere un risultato divertente (ma anche aprire ad una riflessione). Proprio perché la canzone degli Aqua tende a parodiare Barbie, la bambola più famosa al mondo, la casa discografica del gruppo (MCA) fu querelata da Mattel – il colosso statunitense del giocattolo dietro la «blonde bimbo girl» – ritenendo che il testo della canzone fosse diffamatorio e offensivo nei confronti del brand. Questo perché il brano degli Aqua utilizza Barbie per ironizzare su canoni di bellezza irrealistici, sulla mercificazione del corpo femminile e sulla cultura consumistica del mondo contemporaneo – tutte cose per cui la bambola Mattel veniva “accusata”, soprattutto nel corso degli anni Novanta. Tuttavia, la causa si risolse a favore della MCA e dei musicisti in quanto per la legge americana “Barbie Girl” fosse da considerare una parodia – e di conseguenza, protetta dalla legge.
A rendere leggendaria la canzone fu senza dubbio il video-clip di “Barbie Girl”, diretto dai registi danesi Peder Pedersen e Peter Stenbæk, in cui i membri della band – vestiti proprio come le bambole Mattel – si muovono in scenari che ricordano le ville e le piscine extra-lusso della nota bambola. Non è un caso che la regista Greta Gerwig, che diresse il film “Barbie” nel 2023 con protagonisti Margot Robbie e Ryan Gosling, abbia tratto profonda ispirazione dal videoclip per la sua pellicola – al punto da utilizzare anche l’omonimo brano in una versione remix curata da Nicki Minaj e Ice Spice intitolato “Barbie World”. Inutile dire i numeri raggiunti da “Barbie Girl” al momento del suo lancio, visto che ha venduto più di 8 milioni di copie in tutto il mondo. Dal successo di “Barbie Girl” il passo verso la scalata delle classifiche internazionali fu breve: gli Aqua sfornarono diversi singoli dal loro album di debutto (“Aquarium”) quali “Doctor Jones”, “Lollipop (Candyman)”, “Good Morning Sunshine” e “Turn Back Time”. Quest’ultima – pur mantenendo inalterato lo stile “bubble-gum dance” – aveva sonorità più orientata alla “ballad”, motivo per cui venne scelto come brano della colonna sonora del film “Sliding Doors” con una Gwyneth Paltrow all’epoca in ascesa nella sua carriera a Hollywood, grazie a pellicole come “Shakespeare in love” (1998), che le valse l’Oscar come Miglior Attrice Protagonista, e “Il talento di Mr. Ripley”.
Il successo della band danese diede presto vita ad altri gruppi “fac-simile” in quegli anni, come ad esempio i Toy-Box o i Vengaboys, senza dimenticare i Cartoons che, tuttavia, si distinguono dagli altri per aver unito il rockabilly alla dance elettronica. Con alle spalle oltre 30 milioni di dischi venduti con il primo progetto, gli Aqua hanno poi pubblicato il secondo album “Aquarius” nel 2000 che, pur mantenendo sonorità molto simili al precedente, punta tutto su atmosfere più mature. Nonostante buoni risultati di vendita, “Aquarius” non ebbe lo stesso slancio del precedente lavoro, forse anche per colpa di singoli non esattamente in linea con “Aquarium”.
La storia degli Aqua si inserisce in un fenomeno più ampio e caratteristico di quegli anni: la tendenza dell’industria discografica a costruire gruppi pop concepiti quasi come prodotti a consumo rapido, pensati per bruciare in fretta e altrettanto in fretta scomparire. Gli anni Novanta furono il decennio d’oro di questa logica “mordi-e-fuggi”, in cui etichette e produttori sfornarono a ritmo serrato formazioni destinate a dominare le classifiche per una stagione, al massimo due, prima di dissolversi nel silenzio.
Come gli Aqua, anche gruppi come i Toy-Box, i Vengaboys o i Cartoons raggiunsero vette commerciali ragguardevoli, salvo poi sparire dagli scaffali dei negozi di dischi con la stessa velocità con cui vi erano apparsi. Il meccanismo era quasi scientifico: un sound immediatamente riconoscibile, testi semplici e ritornelli impossibili da dimenticare, un’immagine curata nei minimi dettagli e, infine, la sostituzione con il “modello successivo” non appena il pubblico mostrava i primi segni di saturazione. In questo senso, gli Aqua rappresentano un’eccezione parziale: pur essendo nati in seno a quella stessa logica, sono riusciti a sopravvivere alla propria hit più celebre, a reinventarsi più volte e a mantenere un legame autentico con il proprio pubblico per oltre trent’anni. Un traguardo che, nel panorama del bubble-gum pop, ha pochissimi precedenti.
L’annuncio della fine degli Aqua come band dal vivo lascia quindi spazio a una malinconia dolce, quella riservata alle cose che hanno saputo durare ben oltre le aspettative. In un’industria che li aveva plasmati per bruciarli in fretta, Rene, Lene, Søren e Claus hanno scelto di scrivere da soli il finale della loro storia – e di farlo con dignità, gratitudine e la consapevolezza di chi sa riconoscere il momento giusto per fermarsi. “Barbie Girl” continuerà a risuonare nelle radio, nelle playlist nostalgiche e nei film come documento sonoro di un’epoca irripetibile. Ma ciò che gli Aqua lasciano in eredità va oltre la singola canzone: è la dimostrazione che anche dentro le maglie strette del pop più commerciale è possibile ritagliarsi uno spazio autentico, capace di resistere al tempo. E forse è stato proprio questo il loro successo più grande.