Arriva la nuova serie tv "The Paper", ma quanto è difficile essere "The Office" oggi

Dagli stessi creatori della celebre sitcom, ecco un nuovo comedy serial

Fabrizia Malgieri
|5 giorni fa
Il cast di "The Paper"- © Libertà/Fabrizia Malgieri
Il cast di "The Paper"- © Libertà/Fabrizia Malgieri
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Se avete amato “The Office”, allora “The Paper” è la serie televisiva che potrebbe farvi tornare il desiderio di riguardarla. Ideata da Greg Daniels e Michael Koman, le stesse menti creative dietro al fenomeno di “The Office”, la nuova sitcom – attualmente disponibile sulla piattaforma streaming Now – recupera molte delle caratteristiche del suo predecessore, a partire dallo stile mockumentary che nel tempo è diventato uno straordinario marchio di fabbrica. Lasciata alle spalle l’esperienza alla Dunder Mifflin (una società di vendita all’ingrosso di carta e forniture per ufficio), il focus di “The Paper” si sposta questa volta a Toledo, Ohio, all’interno della redazione di uno storico giornale locale, il “Toledo Truth Teller”, che, dopo gli antichi fasti, sta vivendo un momento di declino, esattamente come molte testate cartacee oggi, costrette a vivere all’ombra dell’informazione online e dei canali social.
I due grandi centri gravitazionali attorno a cui ruota il racconto di “The Paper” sono due personaggi tra loro agli antipodi: da un lato il nuovo caporedattore del “Toledo Truth Teller”, l’idealista Ned Sampson (interpretato da Domhnall Gleeson), e dall’altro l’egocentrica managing editor Esmeralda Grand (l’ormai amatissima oltre oceano Sabrina Impacciatore). Proprio come accade in “The Office”, l’intera redazione del “Truth Teller” viene seguita da una troupe cinematografica impegnata nella realizzazione di un documentario sulla vita interna di un ufficio, svelando le relazioni – umane e professionali – tra i vari dipendenti. In particolare, è interessante osservare come si articoli la dinamica tra i due protagonisti: se Sampson crede ancora nel “quarto potere” della carta stampata, con una visione romantica del giornalismo di un tempo, soprattutto quello d’inchiesta, Esmeralda Grand si dimostra meno sognatrice e più pratica. Pur muovendosi secondo logiche più venali che qualitative, quest’ultima si approccia – spesso in modo piuttosto maldestro – alle nuove opportunità offerte dal mondo dei contenuti digitali, in particolare alla “narrazione del sé”, di cui Esmeralda, egoriferita e narcisista, non può più fare a meno. È spassoso, ma al contempo critico, vederla armeggiare con ingenuità tra smartphone e setup di luci: seppur con toni comici e irriverenti, la serie riflette infatti il mondo dei contenuti a cui oggi facciamo sempre più riferimento – clickbait, notizie cotte e mangiate, massima espressione del sé.
I due protagonisti principali in una scena di "The Paper"
I due protagonisti principali in una scena di "The Paper"
La stessa sigla di apertura mostra chiaramente la parabola discendente della carta stampata. Al suo interno si alternano clip di epoche diverse in cui i giornali vengono utilizzati per scopi lontani dalla lettura: avvolgono il pesce (come recita il celebre detto «la carta stampata di oggi sarà la carta con cui si avvolge il pesce domani»), proteggono gli oggetti all’interno degli scatoloni durante i traslochi, o vengono impiegati per coprire le finestre durante lavori di ristrutturazione.
La lettura è semplice e immediata: ciò che un tempo era simbolo di autorevolezza e verità dell’informazione ha progressivamente perso valore, spesso fagocitato da contenuti che arrivano prima alla pancia che alla testa dei lettori. Con un tono malinconico, “The Paper” – già a partire dal suo opening – intende raccontare quanto il giornalismo, oggi, faccia fatica a tenere il passo con altre fonti di informazione. L’approfondimento lascia spazio a notizie di pochi caratteri, spesso accompagnate da titoli catchy pensati per catturare immediatamente l’attenzione del pubblico; il racconto testuale si trasforma sempre più spesso in immagine, più immediata da decodificare e più veloce nel raggiungere il pubblico. In questo senso, è interessante la dicotomia tra Esmeralda e Ned, che – pur senza fornire risposte facili – riflette sulla condizione attuale del nostro modo di informarci, mantenendo sempre la volontà di farci pensare con il sorriso sulle labbra.
Domhnall Gleeson in una scena
Domhnall Gleeson in una scena

Del resto, esattamente come “The Office” – che prendeva in giro, con piglio scherzoso ma al tempo stesso dissacrante, le dinamiche ottuse e complesse della convivenza tra colleghi in uno spazio quotidiano e routinario – anche la prima stagione di “The Paper” compie un percorso critico altrettanto intrigante. Nel mucchio non manca, ovviamente, una pletora di personaggi scritti con grande raffinatezza, capaci di vivacizzare le dinamiche umane della serie, e con i quali è impossibile non fare paragoni con i corrispettivi di “The Office”. Da Mare, che per certi versi ricorda Pam (seppur in una versione più assertiva), passando per il veterano Barry, è evidente come “The Paper” mescoli e riassembli tratti e sottotrame della serie originale. Non è però chiaro se questa scelta sia dettata dalla volontà di suscitare nello spettatore un senso di nostalgia, oppure dal fatto che quel meccanismo – almeno vent’anni fa – ha funzionato alla perfezione, dando vita a un prodotto comico, profondo e complesso, difficilmente replicabile negli anni successivi. Il fantasma di “The Office”, del resto, rimane ancora oggi ingombrante: uno dei rischi inevitabili di questo nuovo serial è proprio quello di non riuscire a superarlo, dimenticarlo o lasciarlo assopire. Spesso, infatti, l’ispirazione rischia di tramutarsi in plagio, non sempre con gli stessi eccellenti risultati. A incidere è forse anche il numero ridotto di episodi – dieci anziché i ventiquattro di “The Office” – che tende a comprimere molte informazioni, talvolta impedendo ai personaggi di trovare un posizionamento chiaro all’interno delle dinamiche narrative. Al momento Peacock, l’emittente televisiva di “The Paper”, ha già confermato una seconda stagione: la speranza è che, andando avanti con le season, questo senso di déjà-vu possa progressivamente sbiadire, permettendo alla serie di trovare una propria identità. “The Paper” si muove su un terreno delicato, sospesa tra omaggio e necessità di emancipazione. Se da un lato il richiamo a “The Office” è evidente e talvolta ingombrante, dall’altro la serie mostra spunti interessanti nel raccontare le fragilità del giornalismo contemporaneo e il conflitto generazionale tra visioni opposte dell’informazione.
Tra ironia, malinconia e critica sociale, la sitcom di Daniels e Koman sembra ancora alla ricerca di un equilibrio definitivo, ma pone basi sufficientemente solide per sperare che, con il tempo, riesca a smarcarsi dal confronto costante con il suo illustre predecessore e a trovare una voce autonoma, capace di parlare del presente con leggerezza e consapevolezza.
L'attrice protagonista Sabrina Impacciatore
L'attrice protagonista Sabrina Impacciatore