Milano Fashion Week: la sfilata Prada Uomo SS27 ha segnato un ritorno al classico

Il titolo, "Clarity", si riferiva al mettere ordine, semplificare, togliere invece di aggiungere

Giulia Marzoli
|16 ore fa
Un momento della sfilata Prada Uomo SS27 alla recente Milano Fashion Week © ANSA
Un momento della sfilata Prada Uomo SS27 alla recente Milano Fashion Week © ANSA
1 MIN DI LETTURA
Alla Milano Fashion Week appena conclusa, la sfilata Prada Uomo SS27 è stata tra le più discusse, non tanto per la spettacolarità, quanto per una certa direzione opposta. In un momento in cui molte collezioni sembrano pensate per attirare subito l’attenzione, Miuccia Prada e Raf Simons hanno scelto qualcosa di più controllato, quasi sobrio. Il titolo, “Clarity”, va proprio in quella direzione: mettere ordine, semplificare, togliere invece di aggiungere. Guardando la sfilata si percepisce questa idea di sottrazione. I capi sono quelli classici del guardaroba maschile (blazer, camicie, giacche leggere, pantaloni sartoriali) ma vengono ripensati in modo più essenziale, soprattutto nelle proporzioni. Le giacche risultano più compatte, i pantaloni più asciutti, e in generale tutto sembra meno costruito rispetto alle ultime stagioni. Alcuni hanno letto anche un possibile ritorno a linee più aderenti, con il ritorno dei cosiddetti pantaloni skinny. Anche i dettagli vengono ridotti al minimo o resi meno visibili, infatti elementi come le cinture, ad esempio, non sono mai protagonisti, ma quasi integrati nel capo stesso o trasformati in soluzioni grafiche.
È un approccio che elimina ciò che non è necessario, senza però cambiare davvero la natura dei singoli pezzi; la sensazione generale è quella di una collezione più calma rispetto a molte altre viste negli ultimi anni. Dopo un periodo in cui il menswear ha spesso lavorato su volumi molto ampi e stratificazioni evidenti qui si torna a una costruzione più controllata. Anche la parte materica segue questa impostazione, dove pelle, cotone e maglieria tecnica sono lavorati in modo preciso, senza eccessi. La palette resta piuttosto limitata: grigi, neri, blu, con qualche accento di colore più acceso inserito in modo puntuale, scelta funzionale a mantenere un certo ritmo visivo. La cosa più evidente, però, è che non è una collezione pensata per colpire immediatamente, non cerca il pezzo “virale” o il dettaglio che si impone a prima vista. È una proposta che funziona più da vicino, quando si osservano meglio le proporzioni e la costruzione dei capi. Questo la rende interessante soprattutto se messa a confronto con il modo in cui oggi consumiamo le immagini di moda, dal momento che sui social tutto deve funzionare subito. In questo contesto, una sfilata che non punta sull’impatto immediato sembra andare leggermente controcorrente. Non vuol dire che manchi totalmente l’impatto, ma che viene spostato su un piano diverso: non più nell’eccesso ma nella precisione delle linee, nelle proporzioni, nella pulizia generale del progetto. Forse è per questo che il titolo “Clarity” funziona, perché prova a ridurre il rumore intorno ai capi. In mezzo a stagioni molto diverse tra loro, è una proposta che si mette in una posizione più laterale, meno dichiarata. E proprio per questo finisce per farsi notare.