Un tiglio speciale lungo viale Risorgimento, il più trafficato della città

Arriva il caldo e ci si interroga sulla “Regola 3-30-300”: a che punto è la rinaturalizzazione delle città?

Dea De Angelis
|1 ora fa
Il doppio filare di ‘tiglio cordata varietà Greenspire’ in viale Risorgimento
Il doppio filare di ‘tiglio cordata varietà Greenspire’ in viale Risorgimento
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Illuminato ogni anno come decorazione natalizia il doppio filare di alberi che da Piazza Milano accompagna i cittadini verso il centro storico della città, mostra in questi giorni (oggi inizia l’estate meteorologica) la delicata fioritura. Come in evidenza in fotografia, piccoli fiori gialli si fanno spazio tra le verdeggianti chiome che ombreggiano le auto in sosta.
Penserete, nulla di nuovo il tiglio è in fiore in tutta la città e ne abbiamo già scritto proprio in questa rubrica settimanale. Ma vogliamo sottolineare un aspetto botanico che forse sfugge ai più, una piccola curiosità su uno dei viali più trafficati di Piacenza. Questi alberi sono una varietà di tiglio – autoctona – diversa dalla specie tipo (il tiglio nostrano) per alcuni aspetti: le foglie più piccole, una crescita più rapida, una chioma più contenuta e un’altezza possibile inferiore alla specie classica. Il tiglio cordata Greenspire è un albero molto apprezzato per l’arboricoltura urbana e i giardini paesaggistici, ed è adatto alla mitigazione ambientale con elevato potenziale di stoccaggio dell’anidride carbonica e capacità di abbattimento delle polveri sottili. Concentriamoci su quest’ultimo aspetto. Come nelle aspettative, è arrivato il caldo e nelle città risuona l’allarme microclima urbano soffocante e con esso la necessità di progetti di rinaturalizzazione.
Alcuni passi avanti vengono messi in pratica e in alcune città le superfici artificiali stanno cedendo spazio a soluzioni come alberature o corridoi ecologici. A Genova per esempio - notizia di questi giorni - il ‘depaving’ è entrato nel Piano Urbanistico: riduzione di consumo di suolo e sostituzione di cemento con aree verdi. Viviamo in un contesto segnato dall’aumento delle temperature urbane e dall’intensificazione delle ondate di calore che colpiscono soprattutto le fasce più deboli: anziani e bambini, consigliamo allora di riconsiderare la ‘Regola 3-30-300’. Di cosa si tratta? Nata nel 2021 da un’idea dell’ecologo forestale e urbanista Cecil Konijnendijk sottintende un minimo di verde necessario: tre grandi alberi visibili dal posto di lavoro o da casa, trenta per cento di copertura arborea nel quartiere e – infine – il vivere a massimo trecento metri da uno spazio verde accessibile al pubblico