"Donne resistenti": le storie delle partigiane piacentine raccolte in un volume
Redazione Online
|1 anno fa

Lottarono, armate per lo più del loro coraggio. Se non ci fossero state le donne non ci sarebbe stato il movimento partigiano. È ciò che emerge con forza nel volume “Donne resistenti“, che si concentra sull’Appennino tra Piacentino e Parmense. Curato da Fausto Ferrari, verrà presentato al Palazzo del Podestà di Castell’Arquato il 9 marzo alle 16. L’autore si definisce “figlio della Liberazione, orgogliosamente antifascista e repubblicano, di sana e robusta Costituzione Italiana”. Il volume è percorso da tante storie (d’altra parte nella Divisione Val d’Arda si contano 223 partigiane); ne abbiamo scelte alcune, utili a fornire uno spaccato dei ruoli che si assunsero.
“I primi informatori partigiani – evidenzia Ferrari – furono le donne. Portavano, insieme ad indumenti, farmaci e viveri, notizie alle famiglie ed informazioni sui movimenti del nemico. Sfamavano, curavano, nascondevano. Quando un’unità partigiana arrivava vicino ad un centro abitato, la staffetta per prima entrava in paese per capire se c’erano forze nemiche”. Lo fece Lidia Gandolfi dei Marazzini di Vernasca. Venne uccisa a 24 anni, sulla strada dei Pallastrelli di Castell’Arquato, dove un cippo la ricorda. La sua era una delle famiglie (tra Marazzini, Pozzolo, Casali, Bore) che dopo l’8 settembre accolsero gli ufficiali fuggiti dal campo di prigionia di Cortemaggiore, come Giovanni Grkavac lo Slavo, futuro capo partigiano. La sua è solo una delle tante storie raccolte nel volume.
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