Ius scholae, il dibattito: “Alunni stranieri solo di nome”
Redazione Online
|1 anno fa

“Nelle nostre scuole risultano stranieri bambini che nei fatti non lo sono”. “Non è un cognome a fare lo straniero”.
Per Simona Favari e Alberto Mariani, dirigenti scolastici del quarto circolo e del campus Raineri Marcora (finora era preside alla media Dante Carducci), il dibattito sullo “ius scholae” – ossia l’acquisizione della cittadinanza italiana da parte del minore straniero, che sia nato in Italia o vi abbia fatto ingresso entro il compimento del dodicesimo anno di età e che risieda legalmente in Italia, qualora abbia frequentato regolarmente, per almeno cinque anni nel territorio nazionale, uno o più cicli scolastici – è ormai superato dalla realtà dei fatti.
“La maggioranza dei bambini che frequentano la nostra scuola è nata in Italia e arriva in classe con una conoscenza adeguata dell’italiano – fa presente la dirigente Favari – tenendo presente questo, riconoscere la cittadinanza sulla base degli anni di scuola frequentati mi sembra ormai un ragionamento superato: abbiamo le seconde generazioni in cui l’integrazione e l’alfabetizzazione avvengono in famiglia prima che a scuola”.
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