"Mohamed salvò gente in Trebbia e nel mare. Noi lo chiamavamo traversée"
Redazione Online
|2 anni fa

Lo chiamavano tutti “Traversée”. In francese, vuol dire attraversamento, viaggio, rotta. Era quello che aveva fatto lui: Mohamed Toure, il 33enne annegato a Barberino, aveva attraversato il Mediterraneo sui barconi dalla Libia e arrivato in Italia, accolto a Borgonovo nel 2016, aveva continuato la traversée della vita, tirandosi su le maniche, sempre, prima al lavoro in un ristorante cinese e poi realizzando il suo sogno di fare il meccanico, ora alla Irrimec di Ponte Trebbia.
Qui i datori di lavoro, considerato il caldo di mercoledì, avevano mandato a casa gli operai a mezzogiorno. Mohamed e gli amici, per cercare un po’ di fresco, sono andati in Trebbia, a Barberino. E Mohamed non è più tornato a casa, a Piacenza, dove viveva con il fratello dopo la morte dei genitori.
“Era un buono. Testardo e determinato, anche esuberante. Ma buono. Aveva così voglia di vivere…», ricorda Elisa Schiavi, una delle educatrici che lavorava in struttura di accoglienza a Borgonovo.
Habib Diomande, l’amico fraterno, aggiunge commosso: “Mohamed sapeva nuotare benissimo. Due anni fa ha salvato due nostri amici in Trebbia. Stavano per annegare. Anche durante la traversata del Mediterraneo, dalla Libia, era riuscito a salvare alcune persone finite in quell’acqua”.
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