Pomodoro da industria, nonostante il caldo buona la qualità

La raccolta si concluderà entro la fine di settembre. Siccità e danni da grandine hanno provocato rese leggermente inferiori rispetto le attese

Redazione Online
|2 ore fa
Un campo di pomodori nel Piacentino
Un campo di pomodori nel Piacentino
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Entra nelle ultime settimane la campagna 2026 del pomodoro da industria in provincia di Piacenza, prima provincia del Nord Italia per estensione coltivata con oltre 10.000 ettari destinati all'"oro rosso". Iniziata in anticipo il 9 luglio, circa due settimane prima della consuetudine, la raccolta si concluderà di fatto entro la fine di settembre, condizioni meteorologiche permettendo.
«La campagna 2026 è partita con un prezzo di riferimento, base 100 di 13,40 euro, al quintale, che la parte agricola aveva giudicato non pienamente soddisfacente al momento della firma dell'accordo quadro, considerando che il dato medio non raggiunge la piena quotazione, il prezzo effettivo è mediamente più basso. A questo si sommano criticità che nessuno si augurava: siccità, caldo intenso e, in alcune zone, danni da vento e grandine», dichiara il presidente di Confagricoltura Piacenza Umberto Gorra.
A fare la differenza, in questa fase della campagna, è stata soprattutto la capacità organizzativa, gestionale e tecnica delle aziende agricole: dalle irrigazioni supplementari necessarie a fronteggiare le temperature elevate, alla gestione attenta delle fasi di maturazione in un'annata segnata da un caldo fuori norma. Gli eventi meteorologici avversi che hanno interessato il territorio hanno colpito a macchia di leopardo alcune aree della provincia con grandine e forti raffiche di vento causando pesanti danni alle coltivazioni.
Proprio questi fattori — siccità, caldo e danni localizzati — spiegano rese attualmente leggermente inferiori alle attese. Nel complesso, gli stabilimenti di trasformazione stanno lavorando regolarmente tutto il prodotto conferito, le quote in ammanco rispetto al contrattato pare siano riconducibili più che altro ad altre zone del distretto del Nord Italia. Si è così ridimensionato il timore, diffuso a inizio stagione, che le importanti superfici messe a coltura in tutto il bacino settentrionale potessero generare criticità nella fase di raccolta.
«Non sarà un'annata capace di dare piena soddisfazione alle nostre imprese: eravamo partiti da un prezzo di riferimento inferiore e una modalità di calcolo diversa rispetto alle richieste della parte agricola, a ciò si sono aggiunte le difficoltà climatiche menzionate e un importante aggravio dei costi, su tutti gasolio e concimi — conclude Gorra —. Ciò detto, la campagna sta procedendo regolarmente. Certo il pomodoro, soprattutto alla luce del quadro generale e delle alternative colturali disponibili, resta una coltura di assoluto interesse e centralità per l'agricoltura piacentina: sostiene l'export delle conserve made in Italy sui mercati internazionali e garantisce, nei mesi della raccolta, un rilevante impiego di manodopera stagionale negli stabilimenti e nelle aziende del territorio, ma per come si sta profilando la campagna, anche se è presto per fare bilanci, la remuneratività sembra pregiudicata, almeno per quanto riguarda la fase di campo in questa stagione».